David Foster Wallace – Oblio 1


A cura di Anifares

“Oblio” di David Foster Wallace è una raccolta di otto racconti. Ora forse scriverò qualcosa di strano (ma ho appena finito di leggere Wallace, siate comprensivi) ma vi succede che quando ascoltate musica o fate qualcos’altro provate la sensazione di elevarvi, cioè che non sentite più il peso del vostro corpo? Ecco, se provate questa senzazione capirete l’effetto che fa Wallace su di me.
Quando leggo Wallace ho come l’impressione di trovarmi in una stanza asettica ed in questa stanza riesco a vedere nella testa dei suoi personaggi. Insomma intorno a me non esiste che il libro di Wallace e poi succede… all’improvviso ho come l’impressione di sedermi in una comoda poltrona nel cervello di qualcun’altro.
Come in “Caro vecchio neon” dove il racconto è in prima persona ed è la storia di uno che arriva al suicidio e dove viene inserito un personaggio con il nome David Wallace, un personaggio che riesce dopo anni ad uscire finalmente dalla sofferenza di vivere, oppure nel racconto “L’anima non è una fucina” dove un insegnante delle scuole elementari inserisce la parola “UCCIDI” negli emendamenti della Costituzione. Ma nei suoi racconti non manca il mondo americano come nel racconto “Mister Squishy” dove il personaggio principale lavora nel mondo del marketing. Wallace riesce a giocare con le parole e non sempre lo stile è pulito e facilmente comprensibile ma colpisce proprio per la sua complessità.
Quando ho finito questo libro ho sentito la stessa sensazione provata dopo aver terminato “Infinite Jest” , definerei questa sensazione “sentire la mediocrità dell’essere umano”  cioè quella paura che qualunque cosa fai o pensi sia qualcosa di inutile davanti al mistero “VITA”.
Ogni personaggio dei suoi racconti mi ha dato l’impressione che raccontasse qualcosa di Wallace, forse ho pensato questo anche per via del suicidio ma ha un certo punto c’è questa frase in “Caro vecchio neon”“La realtà è che morire non è brutto, ma dura per sempre. E per sempre non rientra nel tempo” ora mi chiedo se questi racconti sono stati un modo per esorcizzare se stesso?

Titolo: Oblio
Autore: David F. Wallace
Traduttore: Granato G.
Editore: Einaudi
Prezzo: € 17.00
Collana: Einaudi. Stile libero big
Data di Pubblicazione: Novembre 2004
ISBN: 8806171860
ISBN-13: 9788806171865
Pagine: 393
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

David Foster Wallace (Ithaca, 21 febbraio 1962) era uno scrittore statunitense. Si era laureato all’Amherst College nel 1986 e all’University of Arizona. Ha ricevuto diversi premi tra i quali la MacArthur Fellowship. Ha insegnato alla Illinois State University per gran parte degli anni ’90. Nell’autunno del 2002, ha cominciato ad insegnare al Pomona College come professore di Scrittura Creativa ed Inglese. E’ uno dei rappresentati della corrente letteraria definita come Avantpop. Definito dal New York Times un “Émile Zola post-millennio”, la critica ha spesso paragonato David Foster Wallace ad autori celebrati come Thomas Pynchon, Don DeLillo, Vladimir Nabokov, Jorge Luis Borges. È considerato uno dei rappresentati della corrente letteraria definita come Avantpop. Il New York Times lo ha definito “la mente migliore della sua generazione”.Wallace è stato trovato morto, impiccato, dalla moglie nella sua abitazione di Claremont, in California, alle 21.30 del 12 settembre 2008.

Anifares


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Un commento su “David Foster Wallace – Oblio

  • Giuseppe Piccinno

    Allora… confesso di essere stato attratto da Wallace e mi sono procurato nel tempo i suoi libri nonostante… non riuscissi a leggerne nemmeno una pagina. Sarò stupido, di sicuro. Finchè un giorno mi sono messo d’impegno e mi sono dato l’obiettivo di concludere almeno un racconto di Oblio. E’ stata una rivelazione: il racconto non sono riuscito a leggerlo oltre la terza pagina e ho messo (per ora, mai dire mai) la parola fine su Wallace. Credo anche, da quel giorno (mi si scusi l’indelicatezza e la presunzione), di aver capito il perchè del suicidio del romanziere. Questo era per me un altro mistero. Come fa un uomo nel fior degli anni, in salute, attraente, sposato, senza problemi economici, con la passione per l’arte e il dono della scrittura, ritenuto uno dei maggiori romanzieri d’America, famoso in tutto il mondo e richiesto in tutto il mondo per conferenze e incontri intellettuali, quindi nel pieno del successo (maschile, umano, professionale, economico), come fa un uomo con queste caratteristiche ad uccidersi (sempre ammesso che sia stato davvero un suicidio)? Mi chiedevo questo e non riuscivo a dare una risposta (non che non sia consapevole che ci sono altre sfere oltre quelle su indicate in cui si muove l’esistenza umana e che la soddisfazione di quegli ambiti non sia condizione assolutamente sufficiente per la felicità). Poi, dalla lettura delle prime pagine di Oblio ho dedotto che Wallace si è ucciso perchè… in cuor suo sapeva di essere uno scrittore mediocre e che tutto quel successo di pubblico e di critica era immeritato. Wallace è uno scrittore inutile, nel senso che il 60% (percentuale buttata così, non scientifica) delle parole scritte è inutile e il resto messe lì a caso. Posso anche pensare che molto di questo mio giudizio sia dovuto alla traduzione, che sicuramente non lo ha aiutato, ma non credo che una pessima traduzione possa demolire completamente un autore, quanto meno gli editori non glielo avrebbero permesso. Ora io non sono nulla, non ho le qualità le conoscenze e le competenze per fare il critico letterario, ma questo è quello che penso e dover pensare ciò mi è anche dispiaciuto