Recensione Docufilm: Zappa di di Alex Winter


Impossibile riuscire a definire Frank Zappa, se non con l’etichetta di genio. Incatalogabile e non classificabile, tante erano le sue componenti, influenze, idee ed esiti. È, la sua, una discografia in cui registrazioni e inediti sono sterminati grazie a una creatività sempre sorprendente, ricca di soluzioni e suggestioni. Compositore e polistrumentista, artista a tutto tondo e controcorrente, scomodo, urticante, artefice di un proprio “teatro musicale”. Un unicum, insomma. Fra blues, rock, musica contemporanea, jazz, progressive o avanguardia, chi più ne ha più ne metta.
Ben lo descrive il docu-film presto in arrivo – dal 15 al 17 novembre – nelle sale italiane. Caustico, ironico, perfezionista, la personalità di Frank Vincent Zappa era oltremodo complessa. Mai in cerca di hit e tuttavia capace di incrociare la storia della musica di quegli anni fecondi, divenendo un artista cult e di riferimento per svariate generazioni. La morte l’avrebbe stroncato a soli 53 anni. Chissà quant’altro e che cos’altro avrebbe saputo produrre quell’eterno “ragazzo” nativo di Baltimora e finito, con un approccio tutto suo, del tutto inimitabile, in California.
La realizzazione di questo docu-film di ben 129′, distribuito nel nostro Paese dalla Nexo Digital, è stata possibile grazie anche all’accesso completo all’immensità dei materiali e dei filmati dell’archivio privato della famiglia Zappa. Zappa, semplicemente Zappa, “esplora la vita privata nascosta dietro la monumentale carriera musicale di un artista che nel corso del tempo non si è mai sottratto al confronto con le turbolenze della politica.”
Oltre alla musica e ai filmati numerose sono le persone intervistate, che raccontano sfumature e pieghe di un carattere non facile né semplice, di un intelletto sempre all’erta, per esplorare, sperimentare, conoscere e diffondere: dalla moglie Gail ai collaboratori in studio o sul palco, musicisti e amici: Mike Keneally, Ian Underwood, Steve Vai, Pamela Des Barres, Bunk Gardner, David Harrington, Scott Thunes, Ruth Underwood, Ray White, Alice Cooper et alii. Le interviste allo stesso Frank, fra le labbra o le dita l’eterna sigaretta alla Yanez, sono incredibili (talora pure nel segno dell’esilarante) per schiettezza, acutezza/acume, senso polemico e della provocazione atto, in ogni caso, a fomentare l’intelligenza. E la musica, la musica è un prodotto sublime, un dettato senza pari, incatalogabile: muove, muove…
Ha dichiarato il regista Alex Winter: “È sembrato quasi un segno, a me e a Glen Zipper, produttore di questo film, che non fosse ancora stato realizzato un documentario definitivo e completo sulla vita e l’opera di Frank Zappa. Così abbiamo deciso di farlo noi, per raccontare una storia che non è un documentario musicale, né un biopic classico, ma la storia in forma di film di un grande artista e pensatore americano; un documentario che fa convivere la portata del prodigioso e creativo contributo artistico di Zappa con l’ampiezza della sua vita personale e politica. Soprattutto volevo realizzare, attraverso il cinema, qualcosa che potesse somigliare ad un’esperienza profondamente umana riguardo a una persona straordinaria come Frank Zappa […] non è stato soltanto un genio creativo, ma anche un pensatore assai significativo, che ha espresso la follia del suo tempo con straordinaria chiarezza e arguzia. Un autentico anticonformista, che ha vissuto e lavorato in mezzo ad altre persone straordinarie di quel periodo storico. In definitiva, Zappa non è un viaggio rétro nel passato, ma piuttosto l’esplorazione attuale di un uomo il cui punto di vista sul mondo, l’arte e la politica era assai avanti per il suo tempo. Un punto di vista, il suo, che ha avuto una forte influenza anche su quanto succede ai nostri giorni.”.
Ed è bello scoprire, fra gli altri, un filmato in cui John Lennon, Yoko Ono e Frank Zappa sono sullo stesso palco, e suonano insieme, improvvisando per donarci stupore e e meraviglia. Il tempo sembra essersi fermato e l’emozione popola il cuore e scorre nelle vene fino al cervello e oltre.

Alberto Figliolia

 

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