Recensione Docufilm: “Pompei. Eros e Mito” di Pappi Corsicato


Pompei… un sogno di pietra e marmo per noi, i visitatori; un incubo per coloro che vi lasciarono la vita sotto lapilli e cenere nel 79 dopo Cristo. La gaudente e fiorente città della Campania Felix scomparve sotto il fuoco della lava, consegnando tuttavia per sempre ai più fortunati posteri la sua meravigliosa vista e storia.
Non vi è, con ogni probabilità, un sito archeologico più famoso al mondo: visitato da ben quattro milioni di persone all’anno da ogni parte del globo. Istantanea immortale della vita di quasi duemila anni or sono.
Che cosa fosse Pompei e chi fossero i suoi abitanti, fra quotidianità e ambizioni, lusso ed eros, potere e amore, ce lo racconta in maniera magistrale e poetica, con ricostruzioni e immagini superbe, Pompei. Eros e mito, docu-film di Pappi Corsicato, presentato in anteprima il 17 novembre e in tutte le sale italiane il 29-30 novembre e l’1 dicembre.
Con la bella e delicata voce di Isabella Rossellini, accompagnatrice d’eccezione, si viaggerà negli interni delle case e delle ville pompeiane, ammirandone gli splendidi affreschi e mosaici, riudendo le vicende della mitologia (Leda e Zeus, Ercole), sentendo i casi della storia minuta o grande (Poppea e Nerone), immergendosi nel selvaggio e fascinoso universo ludico-mortale dei gladiatori, assoggettati, questi ultimi, a una vita dura e oltremodo aleatoria, ma anche, per alcuni, colma infine di oro e gloria.
Il docu-film, prodotto da Sky, Ballandi e Nexo Digital, in collaborazione e con il contributo scientifico del Parco Archeologico di Pompei e con la partecipazione del MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ci conduce nei meravigliosi e complessi labirinti di quelle esistenze arse dalla furia delle viscere della Terra. La colonna sonora di Remo Anzovino, autentico mago delle musiche dei film d’arte, ben si presta a questo viaggio fra ricostruzioni filmiche e paesaggi storico-naturali, con le architetture in primo piano e interni che continuano a stupirci. Pompei era la città, per anonomasia, del piacere e del buon vivere… “un luogo unico, una città perduta e ritrovata, animata nel corso dei secoli da passioni violente e dotata di un estro e una vitalità straordinari. I giochi di potere, i legami amorosi, l’ambizione smodata e il genio creativo si percepivano per le strade, si respiravano nei templi e si possono ammirare ancora oggi negli affreschi, nelle rovine, nei reperti sopravvissuti alla drammatica eruzione del 79 d.C.”
E, ancora, riviviamo nella pellicola la storia di Teseo e del Minotauro, di Arianna e Bacco (Villa dei Misteri), riscopriamo l’influenza esercitata da Pompei su celebri artisti quali Pablo Picasso e Wolfgang Amadeus Mozart. “Era il 1748 quando re Carlo III di Borbone promosse i primi scavi ufficiali a Pompei a seguito dei primi ritrovamenti della vicina Ercolano. Fu da quel momento che cominciarono a riemergere con sempre maggior chiarezza i dettagli della catastrofe del 79 d.C., anno in cui il Vesuvio seppellì intere città, tra cui Pompei ed Ercolano, e tutto il territorio circostante. Nel corso degli scavi di Pompei sono stati rinvenuti tesori, statue, affreschi, mosaici, reperti di vita quotidiana, ma anche ville e abitazioni private che ancor oggi ci raccontano la vita di una città vivace, con giardini, fontane e imponenti apparati decorativi. Sarà lungo queste antiche vie e grazie alle opere conservate al MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che avremo modo di conoscere la vita degli abitanti di Pompei prima dell’eruzione. Attenzione particolare sarà dedicata al Gabinetto Segreto del MANN, istituito dai Borbone per custodire i reperti più “scandalosi” ed esplicitamente erotici.”
E come non commuoversi ancora oggi nel vedere le tracce di uomini e donne che vissero, sperarono, amarono e soffrirono, rese indelebili e concrete dai calchi realizzati? “… perché quando il flusso piroclastico ad altissima temperatura che investì Pompei ne provocò la morte istantanea per shock termico, i corpi delle vittime rimasero nella posizione in cui si trovavano lasciando la propria impronta dopo la decomposizione. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, poco più di un centinaio di calchi sono stati realizzati da queste impronte, ispirando poeti e artisti, tra cui lo stesso Roberto Rossellini, che dedicò alla scoperta di alcuni calchi una celebre scena del Viaggio in Italia.”
Fra gli specialisti intervenuti a suggerire ulteriori chiavi di lettura ricordiamo: Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei dal 2014 al 2020; Andrew Wallace-Hadrill, Professore Emerito di Studi Classici, Università di Cambridge; Catharine Edwards, Professore di Studi Classici e Storia Antica-Birkbeck, Università di Londra; Darius Arya, Direttore American Institute for Roman Culture; Ellen O’Gorman, Professore Associato di Studi Classici, Università di Bristol.
Citiamo anche dalle note di regia: “Pompei è un luogo che fa parte dell’immaginario collettivo non solo di noi italiani ma di tutto il mondo. Il cinema e la fotografia lo hanno raccontato così tante volte che il rischio di cadere in cliché è alto. È per questa ragione che ho deciso di rappresentare Pompei come un’entità dotata di vita propria, un essere pulsante che continua, dopo 2.000 anni, a essere una fonte continua di ispirazione e di scoperta. […]   Ho girato alcune scene nella riserva naturale del cratere degli Astroni, un vulcano spento che oggi ospita un fitto bosco e un lago, mentre per le altre ho scelto il bosco vulcanico nella Valle dell’Inferno e naturalmente, la bocca del Vesuvio, altro grande protagonista di questa storia. Per le riprese a Pompei ho fatto un ampio uso di droni per riuscire a mostrare la maestosità architettonica del sito e ho girato tra i vicoli e nelle domus della città per enfatizzare le geometrie del luogo, i vivaci colori degli affreschi e i sontuosi giardini, dedicati all’otium. Pompei è anche il set dove ho effettuato le riprese con la nostra host, Isabella Rossellini, che tiene le fila del racconto aggirandosi tra i resti del tempio di Iside, del Tempio di Giove e delle Terme del Foro, solo per citarne i principali.”
Il Vesuvio è ancora lì, silente; silente come Pompei nella notte, salvo aprirsi ogni giorno a uno stupore antico, bambino.

Alberto Figliolia

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