RecensioneTeatrale: Non ci resta che ridere, I Legnanesi


Non ci resta che piangere, un film e un concetto targati Roberto Benigni e Massimo Troisi. Una pellicola che è felicemente nella memoria collettiva. Non ci resta che ridere by I Legnanesi.
Dopo due anni di assenza a causa della pandemia I Legnanesi tornano  a deliziarci con un loro cavallo di battaglia. Uno spettacolo già visto eppur sempre diverso, tante sono la vigoria, la verve, la travolgente simpatia, la capacità espressiva degli interpreti della storica compagnia lombarda, must e cult di creatività, di sapienza popolare, di abilità attoriale e autoriale.
Si ride dall’inizio alla fine, anche a crepapelle, in un sano divertimento, non vietandosi incursioni nell’attualità, il tutto in un panorama di gag, improvvisazioni, calembours, inventività pura, e in un dialetto e in un pastiche linguistico senza pari, oseremmo dire geniale.
Teatro en travesti di antica data, i Legnanesi non finiscono mai di sorprendere: i mattatori Antonio Provasio, Enrico Dalceri e Lorenzo Cordara nei panni, rispettivamente, di Teresa, Mabilia e Giovanni, ci regalano l’ennesima superba performance in scena sino al 6 febbraio al Teatro Repower di Assago.
Partiti dal Louvre a dalla Gioconda, con una digressione, sui gilet jaunes i nostri si ritrovano a Milano nel 1500 circa alle prese con Leonardo da Vinci, Michelangelo, una Monna Lisa un po’ strana, un modello, leggermente striminzito e stranito, del David, una duchessa dalla erre moscia e il buffissimo Salai (alias Gian Giacomo Caprotti), nella realtà storica allievo del genio de L’Ultima Cena, adombrante un noto personaggio dei nostri tempi (magnifica caratterizzazione). Un quadro del tutto esilarante.
A completare la vicenda un trapianto di cervello nel cranio del povero Giovanni, con effetti altamente destabilizzanti e ipercomici, e un ulteriore viaggio nel tempo, nel classico cortile della famiglia Colombo, nell’anno 1918, quando era un ospedale da campo nel corso del primo conflitto mondiale. Per un arcano e impossibile disegno della Teresa e per situazioni stupefacenti a non finire. Incontenibili le risate che si liberano dalle scene che si susseguono.
Incomparabile è la vis comica dei nostri. Sempre di grande effetto gli intermezzi da rivista, nella circostanza fra cancan e Tour Eiffel, con una interpretazione, fra l’altro, strappalacrime di Mamma, hit evergreen del repertorio italiano.
Due ore indimenticabili: vedere e sentire per credere!

Alberto Figliolia

Non ci resta che ridere, I Legnanesi. Teatro Repower, Assago. Fino al 6 febbraio.

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