Letteratura: La Medea di Euripide, donna dei nostri giorni


 LA MEDEA DI EURIPIDE
DONNA DEI NOSTRI GIORNI 

LA BARBARA
Medea è una donna tradita, una donna che viene da lontano. Viene dal mondo in cui il Sole sorge. Viene dall’Oriente, un’altra cultura. Il mondo che parla il ‘barbar’, cioè balbetta la lingua greca, da cui derivò ‘barbaroi’ e quindi ‘barbari’. Quando parliamo della Medea di Euripide siamo ai vertici dell’arte , un capolavoro assoluto, che tira dentro e non si lascia mai svelare completamente. Gabriele Lavia, che l’ha messo in scena recentemente, ha detto: “Nessun regista può interpretare quest’opera.  La verità è che Medea ha interpretato me.  Non si può fare uno spettacolo andando a ritroso nel V secolo a.C e rimanendo là. Bisogna andarci per poi tornare ai nostri giorni e rendere l’opera viva e attuale”.  Ma io credo che tutto il teatro greco sia di un’attualità assoluta, perché possiede  l’energia della reiterazione, ossia la capacità di proporsi sempre, al di là del tempo.

DONNA DEI NOSTRI GIORNI
Qui  Euripide riesce nella difficile impresa di motivare psicologicamente una donna che  nella Grecia di allora era l’antitesi della ragione, affermandone la dignità, concetto che stava prendendo forma nell’Atene dell’epoca, invasa da “stranieri” . E i Greci, a differenza dei romani, non concedevano a nessuno la cittadinanza, erano fortemente “grecocentrici”.  Tra l’altro, in quel periodo , c’era la guerra del Peloponneso (che sgretolerà le varie città-stato) e le leggi sulla cittadinnaza attica che aveva emanato Pericle nel 451 a.c. erano ancora più restrittive. Invalidavano tutti i matrimoni misti, e non riconoscevano i figli come cittadini greci, anzi venivano messi al bando, esiliati, insieme al genitore straniero . Medea  fu contemporanea già allora, all’epoca in cui  Euripide la rappresentò , nel 431 A.C. Ed è più che mai donna dei nostri giorni  nel nostro tempo, non solo perché è un’ emigrante, ma anche  perché la cronaca registra quasi ogni giorno  casi di madri che uccidono i propri figli. E’ lei il fil rouge che unisce il tempo antico al nostro presente, fino a interrogare la nostra stessa coscienza.  Medea è il termometro della nostra umanità.

GENIO PREZZOLATO
Ma secondo la scrittrice tedesca Christa Wolff,  Euripide è un genio prezzolato, pagato dai corinzi, – i veri assassini dei figli di Medea,-   che ha artatamente discreditato l’antico mito , che si perde nella notte dei tempi (perfino Omero lo proclama “antico”) per il completo “annientamento” della figura femminile nella società del suo tempo. Il nome di Medea è legato alla saga degli Argonauti e alla conquista del Vello d’Oro, impresa che riesce a Giasone grazie all’aiuto della figlia di Eeta, che,  con le sue arti magiche,  uccide il drago, terribile custode del vello d’oro, e poi segue l’amato nel suo viaggio di ritorno in patria . Ma nella  tragedia di Euripide, che ha inizio dal suo approdo a Corinto, con la sua famiglia, il marito Giasone e i due figli,  si distorce completamente la tradizione. Infatti – dice la Wolf – è  impensabile che una guaritrice,  un’ esperta di magia come Medea, vissuta in un’epoca in cui i figli «erano il bene supremo di una tribù»,  avrebbe potuto uccidere  i propri figli. Le  conclusioni di Euripide furono il «parto di una mente patriarcale», intesa a scongiurare il pericolo della donna-profetessa, donna-maga, conoscitrice degli intimi segreti della natura, donna  generatrice della vita, che è il mistero più profondo.  Per quanto emarginate dalla società greca c’erano state donne-sacerdotesse e profetesse molto seguite, e anche poetesse come Saffo di Lesbo e Corinna di Tebe che non avevano niente da invidiare agli uomini.

ATENE CENTRO DEL MONDO
Quella di Euripide fu una precisa scelta , inserita in una più vasta operazione politica che doveva discreditare la donna e tracciare allo stesso tempo non solo la via delle idee della Grecia , ma  dell’intera tradizione occidentale in tutte le sue forme. Il  potere dell’arte , della filosofia , della poesia, della letteratura   doveva appartenere ad Atene, centro del mondo , e doveva essere totalmente maschile. Come accennato, prima di Euripide molti altri  avevano scritto di Medea facendone un’eroina positiva. Era ricordata come illuminata e venerata regina di Corinto e Giasone, al suo fianco,  era solo il principe consorte, senza potere. Ma seguiamo passo passo la tragedia di Euripide, con il racconto della storia affidato alla Nutrice di Medea, che spia la sua padrona nell’intimo dei suoi pensieri. E’ da più giorni che sono abitata, oppressa da un grido. Di notte esce svolazzando in cerca , con i suoi uncini, di qualcosa da amare, qualcosa che è morto per sempre. Oh, come avrei voluto  che  la nave Argo non avesse mai passato quell’arduo canale tra  le azzurre Simplegadi.  Oh, se quei grandi avventurieri greci , gli Argonauti, non avessero mai viaggiato nella nostra alba asiatica verso le spiagge del primo mattino del mondo alla ricerca del  Vello d’oro!..  Mi terrorizza questa cosa oscura, indecifrabile,  che dorme in me, e so che tra poco esploderà; ogni  giorno spio nel cuore di Medea e ne sento il tacito terribile grido di vendetta Dentro di lei ci sono cieli grigi e neri, è piena di abissi e di gelosia! Ci sono le sabbie e le rocce della sua terra e tutte le distanze e le solitudini del mondo in quella sua anima che naufraga nella disperazione”.

CREONTE
Il re di Corinto , Creonte, sospettando una possibile vendetta da parte di Medea, e conoscendone le arti magiche e i trascorsi ( sia lei che Giasone e i loro figli hanno soggiornato a corte) , va nella sua casa e le intima di lasciare la città, lei e i figli, con effetto immediato , pena la prigione e la morte.  Nascondendo con abilità i propri sentimenti, però, Medea ottiene di restare in città  ancora un giorno, che le servirà per attuare il proprio piano. Dopo che il re si è allontanato, ecco Medea che si rivolge alla  donne del coro. “Donne di  Corinto, è vero, io ho pianto davanti a questo cane latrante che dice d’essere re , ho pianto le mie lacrime davanti a …questo pazzo impostore, ho degradato le mie ginocchia davanti a lui, l’ho ingannato e adulato, Ma lui  mi ha dato quello  di cui avevo bisogno: il  tempo, un arco di tempo in cui attuerò il mio piano…Se oggi stesso, al tramonto,   questa città non avrà subito bruschi, cambiamenti, datemi pure una corda per strangolarmi: offrirò ad essa volentieri la mia gola…Io ho tempo per vedere i miei nemici puniti, per sentire il loro ultimo gemito spezzato…Medea, tutta Corinto si rivolterebbe contro di te!, le dicono le donne del Coro.   “Corinto? Che cos’è Corinto? Io sola contro tutti; e sono così stanca di lottare!Ma dormirò bene quando saprò che sarà stata compiuta la mia vendetta!

L’INCONTRO CON GIASONE
Giasone va da  Medea, che gli rinfaccia tutta la sua ipocrisia e la mancanza di  coraggio. L’argonauta  sa opporre solo banali ragioni di convenienza. Tutto quello che ho fatto, è per far star meglio sia te che i nostri figli. Medea , mostrandosi maestra di retorica, dopo aver demolito l’ex marito con la sua arringa, evidenziandone la pusillanimità e l’opportunismo, cambia strategia. Dissimula il suo rancore e finge di essersi ricreduta. E per questo non esita a ricorrere alla più vieta arma femminile, il pianto, che lei disprezza. Gli mostra comprensione , fingendo mansuetudine e sottomissione , gli  fa addirittura credere che è contenta se i figli rimarranno con lui nella nuova casa. Anzi , i ragazzi stessi porteranno ricchi doni alla nuova sposa del loro padre.

L’INCONTRO CON EGEO
Nel frattempo Egeo, re di Atene si reca  a casa di Medea. Perché ? Proviene da Delfi, dove si è recato per consultare l’oracolo di Apollo in merito alla possibilità di avere un figlio, un erede al trono. L’idea di non avere un successore nato da lui , lo amareggia e lo affligge molto, lo ossessiona: “Non ho altro pensiero che questo”, Medea capisce immediatamente che può trarre vantaggio dalla situazione e gli dice: “Tu non sai che fortuna hai avuto a trovare me sulla tua strada. Metterò fine all’assenza dei tuoi figli, ti renderò capace di generare. Conosco i rimedi giusti”. Egeo ne è talmente contento  che promette a  Medea tutto quello che gli chiede: ospitalità e  protezione.  Medea sembrerebbe aver risolto tutto. Esiliata da Corinto, se ne può andare a vivere ad Atene, alla corte del re, con i suoi due figli. Ma in realtà , questo breve incontro con Egeo, avrà su di lei un grande rilievo psicologico, che risulterà fondamentale. Infatti costituirà la chiave di volta della tragedia, perché non solo dà alla donna la piena coscienzza di quanto siano importanti i figli per un uomo, specialmente un re , e Giasone ambisce a diventare re. Medea ora sa  quanta infelicità può comportare  non avere figli.  Se fino a quel momento sussisteva qualche incertezza, ora sa che – dopo aver soppresso Glauce, la nuova moglie – dovrà uccidere anche i propri figli affinché la vendetta sia perfetta contro il traditore Giasone.

LA FEMMINISTA WOLF
Ma che pensa Christa  Wolf? Lei insiste nel dire che  la versione di Euripide è  manipolata. Si è recata  in Grecia, ha  avuto la fortuna di recuperare  le versioni alternative del Mito “Medea”, scritte molti secoli prima di Euripide, e la storia è totalmente diversa.  ” Intanto – dice – chiariamo subito che Medea non è una strega, ma una guaritrice (il nome deriva da μήδομαι, che oltre a “tramare” ha il significato di “consigliare”, “occuparsi di”). Medea  è stata tradita dal marito, ed è costretta a vivere ai margini di una città che la guarda con sospetto, perché straniera. Vive in una società violenta e intollerante  che prima la emargina e poi l’annienta negli affetti più sacri , fino a lapidarle i figli.  Infatti, ripeto,  furono i corinzi a lapidare i piccoli figli di Medea, per l’odio che le portavano,  e furono gli stessi corinzi a corrompere  Euripide, con quindici talenti”. Così il genio del tragediografo greco  fece cambiare il corso della storia di Medea .

LA PASSIONE DI UNA DONNA
Possiamo dire che domina nell’opera di Euripide  la straripante, incontrastata personalità di Medea.  Fortemente emotiva e passionale, la donna esibisce un’ampia gamma di stati d’animo, che culmineranno  nelle tragiche orribili azioni  del figlicidio , atti caratterizzati sì da grande ferocia, ma non privi di dubbi e di tentazioni di desistere, talvolta manifestati nell’ambito della stessa scena, in un continuo alternarsi di propositi omicidi e di pentimenti. Le sfaccettature del personaggio sono tante e tali che Medea può essere vista, di volta in volta, come feroce e vendicativa assassina, come vittima di pulsioni interne incontrollabili, o anche come moglie così addolorata per l’abbandono del marito da arrivare a perdere ogni raziocinio. La grandezza del personaggio sta proprio nell’essere così  complesso, in una continua lotta tra la razionalità e le passioni. È la prima volta che nel teatro greco è protagonista la passione di una donna.

LA MORTE DI GLAUCE E DI CREONTE
Un messo giunge ad annunciare a tutta la popolazione di Corinto l’atroce morte di Creonte e della figlia,Glauce.  Il re è morto , Corinto è senza un capo! La città è in preda alla confusione, sbalordita ed alcuni stanno facendo saccheggio, ma i cittadini  vendicheranno , sono a caccia dell’assassino, anzi dell’assassina. E’ stata Medea , che ne gioisce e non esita a dirlo alle donne di Corinto.  “Mie care amiche , gioite , i doni sono stati inviati e hanno compiuto la loro missione. Gli dei mi sono amici e hanno sbattututo i loro grandi occhi sopra la casa di Creonte. E quietamente sorridono. Guardate , il sole è appena tramontato e tutto si è compiuto. Glauce è morta, e così suo padre,  Creonte. Guardate, il sole è tramontato di nuovo , le nuvole sono sparite , tutto è felice e chiaro. Vorrei che la profonda terra si apresse e ci inghiottisse prima che io compia il mio disegno. Preferirei che tutta la vita finesse ora e che i sacri dei nell’alto dei cieli morissero , prima che i miei piccoli tornino a casa tra le mie mani”.
“Sarebbe meglio per te, Medea , – rispondono le donne del coro – se la terra aprisse le sue mandibole e ti risucchiasse nell’oscurità . Nessun animale selvatico si nutre di sangue, nessuna orsa o leonessa ferisce i suoi teneri cuccioli , nemmeno la magra lupa, nemmeno l’aquila dagli occhi gialli e dal becco a falce che fa a pezzi gli agnelli , ha mai danneggiato la sua prole. Questa non è giustizia, ma vendetta. Tu hai sofferto il male e vuoi infliggerlo a tutti, anche agli innocenti.
Io son Medea e agisco seconda la natura di ciò che ho da fare.

PROIEZIONE DI TUTTE LE PAURE MASCHILI
Ormai siamo alla fine della tragedia. Medea ha preso la sua decisione: ucciderà i figli e subito dopo salirà sul carro dei serpenti alati e fuggirà  da Corinto , ma non  andrà ad Atene, dove il re Egeo le aveva offerto asilo, bensì nell’isola dei Beati, come le aveva predetto un messaggero, quello sarebbe stato il suo ultimo luogo, una Medea Beata!, dopo gli scempi commessi, dopo aver ammazzato i propri figli? Che ne pensa Chrisa Wolf?  Continuo a dire che è una falsità! Pausania scrive che Medea era una eroina di tale grandezza che lo stesso Zeus, ammirato per il suo coraggio , si innamorò di lei. Medea rappresentava  un residuo di quella forma di  matriarcato ancestrale della Dea Bianca, che doveva  essere annientata del tutto.  Non a caso Euripide fa dire a Giasone: «I mortali dovrebbero poter generare i figli in altro modo e non dovrebbe esistere la razza femminile. Così per gli uomini non ci sarebbe più alcun male». Medea è la proiezione di tutte le paure maschili nei confronti della potenza generatrice della donna, e perciò la donna deve essere straniera,   barbara,  folle, isterica , assassina, figlicida.  E infine, come estrema misoginia ,  Euripide mette in bocca a Medea queste parole: «Noi donne siamo per natura incapaci di buone azioni, ma sapientissime artefici di ogni male». Praticamente un delitto perfetto, che forse  ancora perdura ai nostri giorni.

L’AMBIGUITA’ DI MEDEA
Medea non ha una sola dimensione: è umana, ma è depositaria di saperi e poteri che trascendono quelli umani; è una donna, ma è più virile di tanti uomini; è passionale, ma non perde mai la sua lucidità; è una barbara, ma tiene testa a quanti passano per civilizzati, è portatrice di una cultura arcaica ma è emancipata più di qualunque donna greca, è una carnefice ma anche una vittima. Il suo segno è l’ambiguità. Medea incarna il diverso; compendia tutto ciò che è sospetto, inquietante, repulsivo, inaccettabile, e proprio per questo ci interpella sulla nostra capacità di includere nel nostro quotidiano ciò che non ci appare immediatamente omologabile. È una profuga che viene respinta da una nazione dopo l’altra e che uccide i figli forse anche volendo scongiurare loro una vita di vagabondaggio e di umiliazioni.

I NERVI SCOPERTI DELL’EUROPA
Il destino di quest’antica migrante tocca i nervi scoperti dell’Europa di oggi. Quando rivendica i suoi diritti di donna e di madre o quello di rimanere fedele alla sua cultura d’origine noi tutti proviamo simpatia per lei; ma quando si spoglia della sua umanità e uccide i propri figli, non possiamo immedesimarci in lei.  Noi dobbiamo esorcizzare il pensiero disturbante che Medea è, o potrebbe essere, una parte oscura di noi stessi. Ma le cronache di ogni giorno ci dicono che le madri assassine non esistono solo nel mito, ma sono attorno a noi, porta a porta.

IL MISTERO
Molti hanno raccontato la storia Medea,  a partire da Carcino, Esiodo, Pausania, Eumelo, Apollonio, Pindaro, Ovidio, Seneca, Cherubini  Hoffmann e Pasolini, e poi c’è la Medea di Fo e Franca Rame, portabandiera del femminismo. Tutti l’hanno raccontata in modo differente. Nessuna delle migliaia  di riletture letterarie, operistiche, cinematografiche, pittoriche,  ne ha restituito l’immagine completa e definitiva.  Ma il nome di Medea , grazie alla sublimità dell’opera di Euripide , sarà associato per sempre a un gesto inconcepibile – il figlicidio . “Intera cade la pietra ! /Nulla si smentisce in lei, / il suo destino , la sua legge: /il suolo in cui visse. / Non cercare di spiegarti il suo amore e il suo odio./  Non potresti. Lei è… Medea”. 

Roma, 6 dicembre 2018
Augusto Benemeglio

 

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