LA QUOTIDIANITÀ BENEDETTA COME LA INTENDE TINDARO NIOSI
di Tìndara Lanza de’ Rasi, scrittrice, giornalista
Ci sono libri che nascono da un progetto e libri che, al contrario, sembrano trovare la propria forma soltanto dopo aver attraversato a lungo la vita del loro autore. Benedetta quotidianità di Tìndaro Niosi, edito dalla Casa editrice Carthago nel 2026, appartiene alla seconda specie. È un libro, questo, che non sembra costruito a partire da un’idea astratta della letteratura, ma da una necessità: mettere ordine nei frammenti, dare una forma al vissuto, cercare dentro l’esperienza quotidiana una possibilità di senso.
Il titolo contiene già, in questa prospettiva, una contraddizione decisiva. Benedire la quotidianità significa infatti attribuire una qualità luminosa proprio a ciò che, nella vita di Niosi, è stato spesso connotato dalla precarietà, dalla malattia, dalla perdita, dalla morte e dall’incertezza. Non c’è , all’origine di questo memoir, una quotidianità pacificata da celebrare. C’è piuttosto una quotidianità da riconquistare nello splendore che le appartiene di diritto e che non sempre è facile intuire.
Niosi, scrittore e poeta originario di Montagnareale, in provincia di Messina, autore poliedrico e pluri pubblicato da decenni, individua in questa apparente contraddizione il principio generativo dell’opera: «La bellezza che sorge dalla crepa è stato il poter sublimare quello che è in antitesi apparente con la bellezza, trasformando il piombo in oro». Questa frase è la sintesi esplicativa dell’intero libro, la chiave di lettura con codice unico. In Niosi la crepa non viene occultata perché possa apparire la bellezza; è precisamente attraverso la crepa che la bellezza diventa visibile.
Questa è sicuramente la prima caratteristica che distingue Benedetta quotidianità da una semplice autobiografia spirituale. Il dolore non viene utilizzato come argomento per dimostrare una tesi religiosa, né la fede viene strumentalizzata come soluzione narrativa capace di ricomporre artificialmente le fratture dell’esistenza. Al contrario, il libro conserva la tensione fra ciò che ferisce e ciò che salva. La sua materia è fatta di opposti: luce e tenebra, presenza e assenza, vita e morte, finitezza ed eterno.
È proprio questa dialettica a conferire compattezza a una struttura apparentemente frammentaria. L’opera di Niosi raccoglie esperienze, ricordi, riflessioni, figure familiari, inflessioni dialettali siciliane, momenti della vita, ma i frammenti non rimangono isolati. Sono invece tessere musive di una medesima geografia interiore. La varietà dei registri non produce dispersione perché dietro ogni episodio permane una stessa domanda: come è possibile riconoscere un significato ontologico in tutto ciò che ci è attorno, quando la realtà sembra continuamente smentirlo?
Niosi, tra l’altro, ha scritto per anni senza pensare necessariamente a un libro. I suoi testi sono nati dapprima come una forma di esercizio interiore, quasi una conversazione privata con se stesso. Soltanto successivamente, grazie anche al lavoro di curatela di Alexandro Max Cantello, quel materiale fatto anche di post sui suoi profili social, ha trovato una struttura narrativa. Due anni e mezzo di lavoro redazionale hanno trasformato una grande quantità di frammenti in un organismo unitario e fortemente significativo.
Questa gestazione complessa corrisponde alla stessa idea di esistenza che il libro propone ai lettori. La vita, come la scrittura, non nasce necessariamente ordinata. È il lavoro dello sguardo a riconoscere una forma dentro ciò che appare disperso.
E allora anche la memoria familiare assume un’importanza particolare. I racconti dei nonni, raccolti nella campagna, seguendo la ciclicità delle stagioni, non rappresentano soltanto un recupero nostalgico del passato. Sono una modalità. Qualcosa che va oltre anche alla dimensione fisica che, necessariamente, si ferma con la morte, con i parametri vitali appiattiti. Tutto ciò che conta è la relazione che permane e che rende le perone un unico organismo vivente. In quest’epoca definita noosfera, la conoscenza intuitiva, la noetica, ci porterà a cogliere la verità oltre i senti e lo stesso intelletto. Diceva Tehillard de Chardin che dopo il big bang il cosmo si è diretto naturalmente verso l’umanizzazione e successivamente questa stessa umanità ha iniziato a convergere verso un unico punto di destinazione finale, apocalitticamente e biblicamente coincidente con Cristo. L’intero universo e tutti gli esseri umani tendono dunque a quel centro a-storico e ultra umano dove ci si libererà dalla zavorra materiale, consegnando il pensiero evoluto, lo spirito liberato, nel soprannaturale. Esiste una coscienza “collettiva”, una “mente mondiale” che progredisce unitariamente, che converge verso quel tutto che sentiamo sempre mancarci come una petite a di Lancan. Non c’è nulla di più importante di questo cammino comunionale. Ecco perché tutto ciò che ogni giorno viviamo ha questa copertura d’oro, questo pulviscolo di benedizione che lo ammanta e che ci ammanta. Bisogna solo fissare la meta unitaria del cammino comune, per vederla chiaramente.
Tìndara Rasi, scrittrice, giornalista
Titolo: Benedetta quotidianità
Autore: Tindaro Niosi
Prezzo copertina: € 18,00
Editore: Carthago
A cura di: A. M. Cantello
Data di Pubblicazione: 27 luglio 2026
EAN: 9791255131397
ISBN: 125513139X
Pagine: 170
