ArteRecensione: Realismi; Il pastello divisionista; La nuova generazione.


Ultime settimane per visitare alla Galleria d’Arte Moderna di Milano la mostra Divisionismo. 2 collezioni, organizzata in sinergia fra la storica istituzione museale meneghina e la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona. Una stagione creativa molto felice per l’arte italiana, con alcuni sacri mostri quali Giuseppe Pellizza, Gaetano Previati, Giovanni Segantini, Giovanni Sottocornola, Paolo Troubetzkoy, Emilio Longoni, Leonardo Bistolfi. Quindi pittura e scultura. Un panorama completato da artisti che avrebbero incrociato altre esperienze fondamentali, come il Simbolismo o il Futurismo, alias Giacomo Balla e Umberto Boccioni, o protagonisti del fenomeno della Scapigliatura, vedi Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. E, ancora, Angelo Morbelli, Plinio Nomellini, Carlo Fornara. Un’arte intrisa di presente e proiettata nel futuro, avanguardia, sperimentazione di nuove tecniche, ansia sociale. Un’occasione anche per visitare in quella che fu Villa Reale una collezione di immenso valore, scintillante di genio, fra cui, nella permanente, il Piccio, Medardo Rosso, Hayez, e al secondo piano le Collezioni Grassi e Vismara (arte antica, Ottocento francese e italiano, grafica, avanguardie).
Scrive Giovanna Ginex, curatrice dell’esposizione, nell’introduzione al volume Mais d’abord que sont ces ‘divisionnistes’ (Electa): “A cinquant’anni dall’epocale mostra sul divisionismo allestita a Milano nel 1970 e a trent’anni da quella di Trento, cui seguirono e tuttora si susseguono innumerevoli altre iniziative espositive e altrettanti studi monografici sui pittori che nella loro carriera furono alfieri o comprimari dell’uso della tecnica divisa, possiamo permetterci di compiere un passo indietro: riportare alla misura di quel tempo, di quegli anni e di quei luoghi la valenza storica e artistica del divisionismo, e soprattutto restituire la voce diretta dei suoi protagonisti e dei suoi interpreti”.
Ed è bello perdersi nelle trenta opere distribuite fra le cinque sezioni al pianterreno: La Scapigliatura: nuove sperimentazioni tecniche; Paesaggi. La natura e il simbolo; Pittura sociale e Realismi; Il pastello divisionista; La nuova generazione. Dal tardo romantico alla “stesura spezzata del colore, la tonalità accesa delle pennellate, il modellato scabro, ora preferito dagli scultori. Sono queste le premesse di un nuovo corso dell’arte italiana”. La Scapigliatura introduce ai nuovi temi, e la pittura di paesaggio offre possibilità infinite: “La potenza cromatica e la luminosità della cosiddetta tecnica complementare, ossia l’accostamento di colori puri sulla tela. Giovanni Segantini, Emilio Longoni e Carlo Fornara salgono in montagna, assegnando alle vedute d’alta quota un significato più ampio, che trascende la ricerca sulla luce e il colore, e pone come obiettivo l’armonia tra l’uomo e la natura incontaminata. Giuseppe Pellizza raggiunge ne Il ponte uno dei vertici delle sue ricerche sulla rappresentazione dei fenomeni naturali, coniugando tecnica divisionista, maestosità della veduta e la forza del simbolo. Il confronto tra le diverse interpretazioni di un genere pittorico molto frequentato dai divisionisti è completato in sala dal busto di Paolo Troubetzkoy che ritrae Giovanni Segantini, colto al vero nel maggio 1896”. Sovvengono anche i destini tragici di Pellizza da Volpedo, morto suicida, e di Giovanni Segantini, apolide ed engadinese di azione, morto per le conseguenze di una peritonite nella corona delle sue vette, in quel luogo meraviglioso del pianeta che l’Engadina è. Commuove per  la sua finezza psicologica, la semplicità in cui si racchiude tutta la complessità dell’esistere, l’empito naturalistico e la carica simbolica il Paesaggio sul Maloja (Ritorno al paese natio), olio su tela del1895.
Come detto, questo splendido gruppo di artisti poneva anche al proprio centro esplorativo le giuste considerazioni sociali: “Nella pittura dell’ultimo decennio dell’Ottocento, le rappresentazioni del lavoro si intrecciano con un’iconografia che esplora ormai ogni piega dell’emarginazione sociale, in un caleidoscopio di temi, soluzioni formali e accenti emotivi che trovano e troveranno anche in seguito ampio spazio nelle opere dei pittori divisionisti. Nel 1891, il capolavoro di Nomellini, Piazza Caricamento a Genova, segna il nuovo corso divisionista della sua pittura con una rappresentazione di assoluto verismo dei lavoratori del porto. Lo affiancano, a confronto, altri due dipinti corali che descrivono un brano di vita e lavoro del proletariato milanese. Un folgorante en plein air di Emilio Longoni denuncia il lavoro minorile, mentre gli interni di Angelo Morbelli e di Attilio Pusterla fissano in crude istantanee emarginazione e vecchiaia. Giulio Branca, con l’anziano contadino in preghiera della toccante scultura L’Ave Maria, documenta gli alti esiti della scultura verista a Milano”. Rimarcabilissimi sotto questo punto di vista Alle cucine economiche italiane (1896) del Pusterla, L’inverno nel Pio Albergo Trivulzio (1911) di Angelo Morbelli, L’alba dell’operaio (1897) di Giovanni Sottocornola.
È la volta dei pastelli: Maria Maddalena ai piedi della croce di Emilio Longoni e Lagrime di Giuseppe Mentessi. Risuona l’eco della sanguinaria repressione dei moti popolari di Milano del 1898. Era il tempo delle rivendicazioni, con il sogno di una nuova era di giustizia e progresso per i lavoratori e le genti. Si coniugano impegno e ricerca estetica. E giungiamo agli esiti conclusivi, prodromici a un nuovo mondo: “Nel primo decennio del Novecento anche altri artisti da Roma, da Milano, dalla Toscana, applicano il divisionismo alle sperimentazioni di una nuova pittura d’avanguardia. Le opere di Giacomo Balla (La fidanzata a Villa Borghese (1902), intimistico e pur rivoluzionario, data la posa del soggetto raffigurato, nda) Umberto Boccioni (La madre (1907), nel segno della quiete, contro il futuro furore scombinatorio e ricombinatorio del genio nativo di Reggio Calabria, e morto troppo presto, nda) e Plinio Nomellini presenti nella sala precedono o sfiorano la fase futurista, ponendo in grande evidenza sia la comune matrice divisionista, sia le rispettive declinazioni raggiunte dagli artisti nell’uso della tecnica pittorica. Il Profumo di Leonardo Bistolfi conclude il percorso della mostra con uno sguardo al gusto simbolista e al raffinato decorativismo che permeava quegli anni”.
Milano, con il suo intrinseco fermento, laboratorio permanente e uno dei principali motori della società italiana, fu città-chiave per il movimento divisionista: “Qui studiarono molti dei suoi interpreti, qui molti di loro trovarono ispirazione per opere di denuncia sociale, qui esposero per la prima volta alla Triennale di Brera del 1891. Le tele ambientate a Milano – città a quel tempo in piena crescita industriale e caratterizzata da profondi cambiamenti urbanistici, architettonici e sociali – divennero inoltre per i divisionisti spazi in cui indagare il tema e le icone della contemporaneità, del progresso e delle antiche e nuove marginalità”.

Alberto Figliolia

Divisionismo. 2 collezioni. Fino al 6 marzo 2022. Galleria d’Arte Moderna di Milano, via Palestro 16, Milano (MM1 Palestro).
Info: siti Internet www.gam-milano.com e www.ildivisionismo.it, e-mail c.gam@comune.milano.it, tel. +39 02 884 45943, IG @gam_milano e @museodeldivisionismo, FB @galleriadartemodernamilano e @museodeldivisionismo.
Orari: mar-dom 10-17,30 (ultimo accesso un’ora prima della chiusura), lunedì chiuso.
Biglietti: incluso nel biglietto di ingresso al museo. Intero 5 euro, ridotto 3 euro. Ingresso gratuito il primo e il terzo martedì del mese dalle ore 14.00
Il biglietto cumulativo offre l’ingresso libero a tutti i Musei Civici per tre giorni (un ingresso in ogni museo). In vendita online (senza costi di prevendita) e nelle biglietterie a 12 euro. Ingresso gratuito con Abbonamento Musei Lombardia.

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