[…] voglio presentare le cose rappresentate nel loro essere più grande migliore più solenne più tipico e migliore […]. O che tendono a rappresentare il modo di essere più tipico e migliore di un soggetto ovvero rendere il pittorico della natura in paesaggi puri. E con questo non voglio essere un idealista mistico bensì tendo a quell’idealismo che fonda le sue concezioni sul positivismo scientifico e filosofico. Gli antichi glorificavano i loro dei, il Medioevo i suoi santi e noi glorificheremo la gran madre, la Natura nei suoi spettacoli più grandiosi, nelle sue forme più tipiche – nei suoi organismi più vitali. Ma nella bisogna ci insegnano sempre i grandi artisti dell’antichità e del medioevo, Raffaello più di tutti. Sulle loro orme, non tralasciando le ultime conquiste dell’impressionismo e del divisionismo anche la pittura moderna potrà lasciare i suoi capolavori al futuro.
Lettera a Matteo Olivero del 28 ottobre 1894, Volpedo, Studio Museo del pittore Pellizza, Copialettere 1904, ff. 49v, 50, 51
Breve, troppo breve, gloriosa e drammatica la vita di Pellizza da Volpedo, Maestro indiscusso dell’avventura divisionista e delle suggestioni simboliste. Morto suicida a neppure 39 anni, in un abisso di disperazione, dopo la tragica scomparsa dell’amata moglie Teresa (Bidone) e di Pietro, il terzogenito neonato, Pellizza non ci ha lasciato una pletora di opere, ma quelle rimaste lo consegnano alla storia dell’arte e all’immortalità. Soprattutto, ma non solo, il Quarto Stato, pure divenuto, giustamente, un’icona mondiale, plastica meravigliosa rappresentazione delle istanze sociali e della inarrestabile e ineludibile marcia del progresso civile dell’umanità
Pellizza da Volpedo. I capolavori è la mostra, a cura di Aurora Scotti e Paola Zatti, che la GAM-Galleria d’Arte Moderna di Milano dedica, fino al 25 gennaio 2026, al pittore mostrandone l’evoluzione artistica e spirituale, quel connubio felicemente inestricabile fra immersione nei valori intimi della natura e dei luoghi e l’empatia con i soggetti raffigurati nelle sue laboriose preziose tele.
40 opere distribuite in 5 sale a pianterreno per la nostra meraviglia. Come non rimanere soavemente fulminati e pensosi, in un empito di commozione, per la scene di Sul fienile (pare di poter entrare nel quadro, fra luce radente e scorci di paese), di Speranze deluse, Il morticino (o Fiore reciso)?
È nel periodo 1892-1894 che Pellizza sceglie la tecnica e l’esperienza divisionista… “La pennellata cambia forma, picchiettata in punti virgole, linee irregolari, quasi filamentose, i colori sono quelli primari, stesi puri, secondo le leggi della complementarità, per restituire, come lui stesso precisò, la sensazione della materia costitutiva di ogni elemento” (Panni al sole, ne è un efficacissimo esempio, oltre che poesia delle piccole cose e della quotidianità).
Splendida la successione dei ritratti – Pellizza fu un eccezionale interprete e studioso della figura – così come il suo autoritratto a figura piena, la lunga barba, l’espressione meditativa, una nota di incipiente malinconia nello sguardo fisso verso l’esterno (dal suo studio).
Ci abbaglia Il sole, tela del 1904, quasi una dichiarazione programmatica, una “glorificazione” dipinta giorno dopo giorno, alba dopo alba, en plein air, per “definire” uno stato naturale e spirituale, sintomo dell’ineffabile. Ricordiamo che Pellizza era un intellettuale a tutto tondo, un intelligentissimo teorico, una penna sublime come dimostra il suo carteggio. Amico del Segantini, che lo ammirava ritenendolo suo pari, e del Morbelli, Pellizza, nonostante i suoi giorni prevalentemente trascorressero nel territorio di Volpedo, era ben addentro ogni questione e discorso riguardante l’arte e il suo sviluppo in quella età cerniera (fra Ottocento e Futurismo).
“Il sistema della separazione degli elementi costitutivi del colore garantiva effetti luminosi di un’intensità altrimenti non raggiungibile, atmosfere ideali e poetiche, bagni di luce di intonazione quasi mistica. Ii pittore riusciva così a tradurre con tonalità perfette impressioni e concetti inediti, scavando in profondità nella potenzialità di un nuovo modo di fare pittura”… Lo specchio della vita, dalla potente, nel suo subliminale, valenza etica e sociale; la danza delicata e panica dell’Idillio campestre; il semi-dolente/inquietante flash de La Processione – “l’umanità non muore e il suo procedere è eterno” (dixit il critico Barna Occhini).
I paesaggi, compresi quelli romani di Villa Borghese, la neve, gli alberi, tutto è armonia, una “dimensione musicale”, gioco di note variabili e pur perfette, ricondotte dal mistero a una unità, a una fratellanza cosmica. Anche la fatica… come ne Il ponte, monumentale, essenziale, carico di riferimenti – l’acqua che incessantemente fluisce, in cui bagnarsi e dissetarsi a ristoro, la corona dei monti eterni lontano, “dall’allusione alle disparità sociali all’unione tra genitori e figli che si abbeverano al fiume”. Membra stanche ne è il necessario corollario. E poi siamo e ci perdiamo nell’intuizione dell’amore nelle due composizioni de L’amore nella vita.
Artista raffinato, complesso e diretto, misurato ed emozionale, una grandissima anima. Ancora piangiamo la sua precoce morte nell’ormai remoto 1907, ma le sue tele continuano a parlare a mente e cuore.
La presente mostra è peraltro una eccellente occasione per rivedere il Quarto Stato, insieme con i cartoni preparatori.
Varrebbe la pena di completare la visione di questa magnifica esposizione guardando il docufilm Pellizza. Pittore da Volpedo di Francesco Fei (con Fabrizio Bentivoglio, prodotto da Apnea Film con la partecipazione di METS) e con un viaggio nella vicina (da Milano) Volpedo, che potremmo definire borgo incontaminato, nel quale sono evidenti le tracce ispirative e creative di Pellizza e nel quale è il suo studio. Quest’ultimo, lasciato com’era, da brivido lungo la schiena.
Alberto Figliolia
Pellizza da Volpedo. I capolavori. Mostra promossa e prodotta da Comune di Milano, GAM Milano, METS Percorsi d’arte, e in collaborazione con Musei di Pellizza da Volpedo. A cura di Aurora Scotti e Paola Zatti. GAM-Galleria d’Arte Moderna, via Palestro 16, Milano. Fino al 25 gennaio 2026.
Catalogo: Dario Cimorelli editore.
Infoline e Ufficio Gruppi: e-mail pellizza@milanoguida.com, tel. 0287159711 (dal lunedì al venerdì, dalle 9:30 alle 13). GAM: tel. 0288445943, sito Internet www.gam-milano.com.
Orari: martedì-domenica 10-19 (ultimo accesso un’ora prima dell’orario di chiusura), lunedì chiuso, giovedì aperto fino alle 21.
