Recensione docufilm: Napoleone. Nel nome dell’arte


Chi avrebbe mai pensato che il piccolo corso, che parlava meglio la lingua della sua isola natia o lo stesso italiano meglio del francese, avrebbe fondato un impero, di cui Parigi sarebbe stata l’epicentro, spaventando tutte le grandi potenze europee e i loro dominanti plurisecolari troni? N come Napoleone. Uomo di eccezionali talenti – cultura profondissima, lettore incallito, studi continui e disparati, compresi quelli scientifici, amore smodato per l’arte, capacità di lavoro fuori del comune, una visione del mondo e del futuro più che vasta, vedi il suo codice civile, figlio della rivoluzione e, in fondo, non paia paradossale, propugnatore di uguaglianza sociale – e, nel contempo, uomo di altrettanto grandi contraddizioni – ambizione personale oltre i limiti, passione per il potere, predatore di dipinti e sculture, il disastro della Grande Armée che, spintasi sino a Mosca, tornò smembrata, divorata e decimata dalla fame e dal freddo: 540.000 morti su 600.000 partiti… Un’apocalisse, una generazione azzerata. Eppure quei giovani dell’era napoleonica furono accesi da un sogno (si pensi a Foscolo e a Stendhal): quello della liberazione dal giogo dell’Ancien Régime, ovunque esso si annidasse, quello della libertà e di un nuovo destino per la società e per l’umanità.
Non potremo certo esaurire in queste brevi righe – si stima che siano stati scritti 170.000 libri su Napoleone e ancora ve ne saranno – il racconto di una straordinaria  epopea conclusasi nella solitaria tristezza di Sant’Elena. Duecento anni son trascorsi dalla morte (tumore allo stomaco? Si vocifera anche di un avvelenamento) del generale di Ajaccio. Napoleone. Nel nome dell’arte, il docufilm, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partnership con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia, in uscita nella sale italiane l’8, il 9 e 10 novembre, racconta con splendide immagini l’avventura umana del Bonaparte: ascesa e parabola, le vittorie militari e amorose, i trionfi e l’amarezza della sconfitta, l’abbandono, la caduta, il lascito. E lo fa attraverso la chiave di volta dell’arte, di cui Napoleone era un fervidissimo cultore, disposto a usarla come principio divulgativo universale,  testimone di progresso, edificazione e civiltà, ma anche quale arma di prppaganda ante litteram. Quindi, anche saccheggiando, per trasferirli in Francia nel nascente Louvre, dei loro capolavori d’arte paesi e province vinte o cadute sotto l’influenza delle armi transalpine.
La suadentissima figura del Premio Oscar Jeremy Irons accompagna lo spettatore in questo fascinoso viaggio, insieme con la colonna sonora originale di Remo Anzovino e l’esecuzione della musica originale, un Te Deum di Francesco Pollini, composta per l’inconoronazione (con la Corona ferrea, antico simbolo di regnanti) nel maggio 1805 di Napoleone nel Duomo di Milano, recentemente riscoperta negli archivi del Conservatorio milanese. “Durante “l’angosciosa deriva di Sant’Elena”, prima della morte, Napoleone pensava – leggiamo nelle memorie – che i posteri lo avrebbero ammirato non solo per le battaglie, ma per avere portato al popolo cultura e bellezza, creando la scuola pubblica e l’idea moderna di museo universale.”
La regia di Giovanni Piscaglia e la sceneggiatura di Didi Gnocchi e Matteo Moneta costruiscono un irtinerario esaustivo fra vicende/vicissitudini biografiche ed eventi storici, vieppiù sottolineati, come detto, dalla magnifica congerie di quadri e sculture di cui fu costellata l’esistenza di Napoleone e del mondo in cui si mosse. Ed è così che scorrono le immagini delle opere del Veronese, di Canova, di Piero della Francesca, della statuaria greca e latina, di David e di Ingres, di Raffaello e dell’Egitto, in cui l’esercito di Napoleone giunse nel 1798, con un seguito di 170 e più savants, fra cui Champollion, vale a dire lo scopritore della Stele di Rosetta. Guerra e armi da un lato, cultura e preziosità del sapere dall’altro. “Scrittore mancato, lettore compulsivo, ammiratore dell’arte e della sua forza di comunicazione, Napoleone fu spinto alle sue imprese dalla brama di potere e di gloria, ma anche dal bisogno di conoscenza e dall’ambizione di associare la sua immagine alle grandi civiltà del passato. Durante le campagne militari, promosse ricerche, colossali furti di opere e scavi archeologici […] Mente infaticabile, memoria prodigiosa, appassionato di ogni disciplina, Napoleone trasformò il suo naturale senso di superiorità in istinto paterno: i cittadini dell’Impero erano per lui figli da educare, con i dipinti, le sculture, la musica, il teatro. Nei territori conquistati portò riforme scolastiche, rivoluzioni architettoniche e urbanistiche e un nuovo modo di intendere il classicismo: lo Stile Impero, di cui parte integrante è la figura del sovrano, effigiato in busti di marmo, monete e tabacchiere, oppure solo citato attraverso la celebre N”.
Milano, come Roma e Parigi, era al centro del pianeta napoleonico, tant’è vero che in quegli anni fu fondatla la Pinacoteca di Brera, in cui giunse come “donazione” da Città di Castello niente di meno che Lo sposalizio della Vergine di Raffaello e nella Biblioteca Nazionale Braidense è conservato il manoscritto autografo de Il cinque maggio di Manzoni e i volumi della stupefacente Description de l’Egypte. “… il film racconta l’odissea delle opere partite per Parigi e tornate a casa, in silenzio, di notte, nel 1816, grazie all’impegno di Canova”, il quale aveva ritratto sì il generale, ma non è detto lo amasse molto; ciò a causa dei furti d’arte e del fatto che fu proprio Napoleone a chiudere la millenaria storia d’indipendenza di Venezia. Le spese di trasporto furono finanziate dal Duca di Wellington, quindi, ironia della sorte, dagli inglesi, acerrimi nemici del condottiero corso. “Si tratta di alcune delle opere più importanti della tradizione occidentale: l’Apollo del Belvedere, il Laocoonte, il Galata morente e anche il Bruto capitolino, divenuto a Parigi icona di libertà repubblicana e lotta tirannicida e portato in trionfo nei cortei che celebravano la morte di Robespierre.”
La colonna sonora di Napoleone. Nel nome dell’Arte è stata composta e realizzata da Remo Anzovino e uscirà in tutto il mondo il prossimo venerdì 5 novembre 2021 per Sony Classical. “La musica che ho composto e orchestrato per Napoleone. Nel nome dell’Arte è stato un viaggio nell’epica di un uomo moderno e controverso, romantico e spietato, che si è fatto da solo riuscendo a conquistare il mondo e che è morto da solo rimpiangendo una donna che non aveva mai smesso di amare. L’uso del moog e della elettronica fuso con l’orchestra e il pianoforte mi sono stati suggeriti dalla sua assoluta determinazione, il suono del corno inglese accompagnato dagli archi era, nella mia immaginazione, la sua voce a Sant’Elena”, ha dichiarato Anzovino.
La pellicola si giova peraltro degli interventi di numerosi specialisti di diverse nazionalità: storici, archeologi, storici dell’arte o dell’architettura, scrittori, direttori di musei, musicologi, persino uno psicanalista e Charles Bonaparte, ultimo discendente della famiglia Bonaparte.
Se vi possono interessare, alcune curiosità… All’Archivio di Stato a Milano sono conservate tre ciocche dei capelli di Napoleone giunteci direttamante da Sant’Elena. San Miniato: “È il piccolo e affascinante centro toscano dal quale la famiglia Buonaparte proviene. Qui si recò Napoleone da bambino assieme al padre per trovare, negli archivi della città, la prova della radice nobiliare della propria famiglia. Anni dopo, di passaggio con le sue truppe, vi si fermò per salutare un anziano parente”. Isola d’Elba: “Dopo la prima abdicazione, fu offerto a Napoleone il regno di questa piccola ma splendida isola. Napoleone la amministrò per circa un anno e oggi l’intera isola vive delle tracce del suo mito. La Villa dei Mulini raccoglie le tracce più vive: la camera da letto, lo splendido giardino, ma soprattutto la biblioteca, nella quale sono custoditi i libri con lo stemma di Fontainebleau che Napoleone portò via in fretta e furia la notte successiva all’abdicazione. Napoleone trasformò quell’isola rurale in un piccolo stato organizzato, le donò la bandiera con le api napoleoniche, rimise in sesto le miniere, costruì le sue strade interne e mise in efficienza la città e il porto di Portoferraio”.  Foro Romano: “L’opera di sbancamento dell’intera area archeologica si deve proprio al periodo napoleonico. L’amministrazione francese diede un impulso decisivo all’archeologia, immaginando Roma come una sorta di parco archeologico: un ideale che ha reso possibile la bonifica delle aree del Foro (fino a quel momento denominato “Campo Vaccino” per la presenza di pascoli di mucche), del Colosseo, degli archi di Tito e di Settimio Severo, la valorizzazione di molti templi della zona. Alla stessa amministrazione si deve la prima illuminazione della città e dei suoi monumenti”. Egitto: “Napoleone sbarcò ad Alessandria d’Egitto nel luglio del 1798. Fu così presa d’assalto la quattrocentesca cittadella di Qaitbay, uno dei luoghi fortificati più importanti del Mediterraneo e oggi principale edificio storico della città. Nei pressi della spianata di Giza ebbe luogo la battaglia delle Piramidi, con i più celebri monumenti egizi all’orizzonte: fu schiacciante la vittoria contro i Mamelucchi che controllavano il paese e qui Napoleone pronunciò la celebre frase: Soldati, dall’alto di quelle piramidi 40 secoli vi guardano. I savants, studiosi, artisti e scienziati portati in Egitto al seguito della campagna militare, risalirono il Nilo studiando il territorio dal punto di vista naturalistico ed etnografico ma soprattutto le rovine degli antichi edifici egizi. Nella zona di Tebe, i templi più spettacolari, quelli di Luxor e Karnak, furono ritratti in disegni e incisioni a corredo iconografico della Description de l’Égypte, colossale impresa editoriale in 23 volumi che fu una delle maggiori eredità scientifiche di quel viaggio, insieme al ritrovamento della Stele di Rosetta”.
N come Napoleone, forse, o senza forse, il personaggio storico più famoso di sempre.

Alberto Figliolia

 

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.