ArteRecensione: METAL PANIC, a cura di Diego Sileo

Ho lasciato al mare il mio rumore
L’icona è cantare il tuo nome
Le montagne sono i denti di Dio
Il mio nome ha la voce di mia madre
Ho armato di amore le rose
È un abbaglio la notte
L’ombra di un sogno
Sexy è ribaltare (scritto al contrario e capovolto)

Otto neon disegnano sulla vetrata del piano inferiore che si apre sul giardino retrostante della Villa frasi che l’artista definisce MARTELLATE. Invero sono concetti brevi ed essenziali, come una martellata è – bum! – colpi tuttavia silenziosi e poetici. La chiarità della luce, del vetro e dell’aria, le dimensioni – tutta la lunghezza del corridoio-parterre in cui giacciono in verticale – le rende potenti nella loro delicatezza e immaginativa. Un fantastico ossimoro. Una “installazione” che immediatamente cattura e si sedimenta nel profondo. “… come pagine di un libro aperto […] dando vita a pieni e vuoti che vengono attraversati dallo sguardo dello spettatore e invitano a riflettere sullo sforzo interpretativo di ogni lettore; sui vuoti che ognuno di noi riempie diversamente tra le parole scritte da altri.”
Marcello Maloberti, in mostra al PAC, stupisce e fa pensare con le sue opere. Subito il visitatore viene accolto nell’incipit della mostra da M, un cartello stradale di ingresso a Milano: rovesciato e pendente dal soffitto è… “una soglia capovolta e, di conseguenza, inaccessibile al pubblico. La M del titolo è un rimando alla “M” di Mussolini, mentre la posizione ribaltata del cartello allude al corpo del dittatore, appeso a testa in giù in Piazzale Loreto il 29 aprile 1945 sul luogo della fucilazione e del vilipendio dei corpi di quindici partigiani, il 10 agosto 1944.”
(Vien da pensare al grande affresco letterario-storico di Antonio Scurati: una splendida, drammatica ed epocale scrittura)
Estetica, poetica, politica convivono nell’operare dell’artista del lodigiano. METAL PANIC, “una partitura per fucile”. Ovverosia trasfigurazione/metamorfosi di un fucile in uno strumento musicale: aperto o chiuso le sue canne vengono suonate con un soffio/respiro vitale. Nel video-loop si assurge a una dimensione inusitatamente mitologica, fra arcaico e metafisico. Semplicemente geniale.
Si squadernano negli ambienti le idee di Maloberti, un itinerario di suggestioni varie e composite. Come in SIRONI… “La pozzanghera plumbea al centro della stanza è formata da ritagli di riproduzioni di opere di Mario Sironi (1885-1961). In continuità con Vir Temporis Acti, una serie avviata nel 2016, una performer ha abitato la sala durante l’inaugurazione della mostra mettendo in atto una continua azione di ritaglio dei frammenti dell’universo sironiano, trasformando il pavimento in un grande quadro privo di ogni dimensione.”
Il pittore delle pianure e delle guglie della periferia, dei tram e dei gasometri, della fissità metropolitana, in una rivisitazione frastagliata e orizzontale, mutevole.
In TILT è protagonista un guardrail: snodandosi “… come un disegno spaziale tra le stanze del Padiglione. Trasformando un dispositivo di sicurezza stradale dello spazio sub-urbano in scultura, Maloberti riflette sul potere che ogni linea ha di separare, dividere, contrapporre”. L’acciaio poggia sui frammenti di marmo che ne costituiscono la base: sradicati dal terreno, a somiglianza di una condizione esistenziale di disagio, perdita e abbandono.
Impressionante, nella Galleria al piano superiore, è PETROLIO: uno sterminato corteo in più file di libri aperti alla stessa pagina, con un coltello in mezzo. Omaggio all’omonimo testo di Pier Paolo Pasolini, lasciato incompiuto alla morte del poeta-regista-scrittore nel 1975, PETROLIO è una installazione, nella sua stasi e ripetitiva serialità, multiforme. I coltelli da cucina sono la quotidianità e, insieme, il gesto violento che scassina ogni buon senso e volontà positiva di cambiamento, per quanto le parole continuino a rappresentare un messaggio sia salvifico sia di denuncia sociale.
E, ancora, LA VERTIGINE DELLA SIGNORA EMILIA: una lunghissima tovaglia a scacchi bianchi e rossi che si distende per tutta la corsa del ballatoio. Accostata alla bandiera tricolore, adombra la normalità (stereotipata), ma si trasforma in una sorta di sipario, quinta teatrale di scombussolamento e non-vista.
E poi ci sono le immagini fotografiche che si muovono fra familiarità e ansia, gli spazi casalinghi come piccole piazze o reconditi angoli dove il senso comune ancora una volta si ribalta, le figure umane in posa come statue (o manichini dechirichiani), meditazione sul tempo che scorre, sulle generazioni che si succedono, sui cicli. Semplicità neorealistica e surrealtà. Domesticità e straniamento, in un gioco di contrasti.
Per il periodo di apertura della mostra, ogni sabato e domenica, è prevista la performance LA SUGGERITRICE, che coinvolgerà i visitatori: “La performer sussurra all’orecchio del pubblico un’unica frase, ripresa da una conferenza di Carmelo Bene (1937-2002) su Platone: Nella tasca destra l’Oriente, nella tasca sinistra l’Occidente. Suggerita quasi come un oracolo, la frase stessa rappresenta un inarrestabile flusso migratorio da un corpo a un altro, richiamando l’attenzione sulla necessità di attraversare i confini culturali che separano i popoli.”
Se Marcello Maloberti voleva raffigurare la realtà in sospensione e in potenza del nostro mondo, un “cantiere” in eterno moto, una costruzione di materia e sentimenti in divenire insieme con l’archeologia dei ricordi e un impegno che non deve mai venir meno, l’esito è totalmente riuscito. Con i residui si possono fabbricare cattedrali.

Alberto Figliolia

METAL PANIC, a cura di Diego Sileo. PAC-Padiglione d’Arte Contemporanea, via Palestro 14, Milano. Fino al 9 febbraio 2025.
Catalogo di Silvana Editoriale in italiano e in inglese, con testi di Diego Sileo, Giulio Dalvit, Luca Cerizza e un’intervista inedita all’artista realizzata da Vittoria Matarrese.
Orari: da martedì a domenica 10-19,30; giovedì 10-22,30; chiuso lunedì. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
Info: pacmilano.it.

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