Recensione: Marco Zanni – L’amore è una cosa stronza


Marco Zanni – L’amore è una cosa stronza
Libereria – Pag. 126 – Euro 10
www.libereria2017.comlibereria2017@libero.it

Abbiamo bisogno di vera poesia e di editori coraggiosi come Libereria, che mettano in campo progetti interessanti, che facciano ricerca e scouting tra le migliori voci nazionali, producendo una collezione di volumi agili e moderni al costo abbordabile di 10 euro. Marco Zanni è un autore che si ispira alla beat generation, nei suoi versi si sentono echi di Ferlinghetti e Kerouac, non meno si nota un’impronta bukowskiana quando parla di sesso e d’amore. I versi di Zanni ci portano a esplorare le strade di New York, Parigi e Milano, con altre suggestioni internazionali, visto che è autore di poesia on the road da buon seguace di certa letteratura, mai banale, rivelatore di profondi significati metaforici. L’amore è una cosa stronza si apre con citazioni che vanno da Pinketts (Il senso della frase, romanzo che non amo, ma fa niente) a Boll (lo straordinario Opinioni di un clown), forse proprio per dire che la letteratura – alta o bassa che sia – non ha confini e adempie. Prefazione di Gianluca Sonnessa, quasi una poesia, intensa come il resto del libro. La vera introduzione, invece, la firma Mariateresa Scionti per raccomandare di essere abbastanza stronzi per leggere le pagine che ci attendono, di sporcarsi le mani, quindi di metterci comodi e preparaci a entrare in un mondo underground. Tunnel of love  è la prima parte del volume – la più nordamericana – segue La caduta dell’America, per finire con L’amore è una cosa stronza, che conclude il viaggio all’interno di un sentimento complesso, fatto di gambe nude e canzoni di strada, profumi Chanel e vetrine di Swarovki, sorrisi e pensieri, camicie bianche sporche di birra, amanti pronti a vivere nuovi giorni e vecchie storie, consapevoli che di sicuro l’amore è una cosa stronza, ma di meglio purtroppo non abbiamo.

A questo punto, visto che la poesia più che spiegarla è bene farla leggere, pubblico due poesie per farvi conoscere un’opera a metà strada tra la narrativa underground e la poesia – racconto, un lavoro compiuto e consapevole che consiglio caldamente.

Gordiano Lupi
www.ilfoglioletterario.it

COCKTAIL

Cataste di riviste automobili tedesche
Il jukebox ha in lista canzoni che non ci ricordiamo più
La città è profonda e buia, fa freddo e qualche faro a led corre sull’asfalto
Il tavolo di legno dell’Irish pub è appiccicoso di Guinness versata per errore
La serranda abbassata ci siamo solo io e te
Giochiamo a carte – la prima mano la do io –
Hai voglia di tornare indietro ma indietro non c’è un posto dove andare
Ci vorranno tanto amore e tanta birra per farci passare la nottata
C’è nebbia fin dentro al locale prendi la mia testa tra le mani e cambi idea
Ti preparo un cocktail puoi vederci il tuo passato appannato sul bicchiere
Raccontami quanto l’amore ci ha deluso e come ancora si intromette
Le tue storie andate male queste candele alla vaniglia che si sciolgono di fretta
Niente esitazioni solo le nostre lingue a spasso per il viale delle Promesse accantonate
Strisce di neve lurida che non si è ancora squagliata fango
Bugie allungate con il ghiaccio promesse in cambio di rum
Tu, permetti una domanda? Ma l’amore, poi, che male fa?
Giochi con il bordo del bicchiere e non rispondi.
Silenzio, che forse fuori piove.

NEW YORK

Bagnoschiuma alla lavanda ho bisogno di lavarmi via la terra, ginocchia e mani sbucciate,
Siamo usciti da una zuffa estiva in fondo al viale degli innamorati strilli e scintille giù per il boulevard
Intrecci di liane troppo alte sulle nostre teste ci graffiavano le dita fuochi erranti frasi d’amore possibilità
Le notti bianche di fine settembre litri di caffè in bicchieri di plastica che si scioglievano
Energie come punti dentro a un flipper di Las Vegas luci accese cose sorprendenti, io e te la lingua e graffi,
One shot one kill dritti al tappeto coltelli a serramanico gambe molli e la settima onda nel cervello
Accasciati in mezzo ai bidoni di immondizia scegli una canzone sola dal jukebox, mi costa un dollaro d’argento,
Uno per il custode della ruota panoramica perché chiuda un occhio mentre ci infiliamo mezzi nudi nella prima cabina aperta
Air Jumping la struttura cigola passa aria fredda dalla grata possiamo salire tutta la notte e cadere a pezzi con la giostra
Una coppia scende in strada hanno lasciato l’Alfa bianca e stanno litigando qui sotto lei che grida Stan di Eminem passa dalle casse della Giulia
Sorridi mentre fissi il succhiotto che mi hai lasciato sulla gola i battiti rallentano e noi ci muoviamo ancora come la coda delle lucertole
Che fissavo sul cortile della chiesa hai freddo e la mia mano sulla schiena non ti basta per scaldarti
Mi chiedi per quanto tempo dureremo ma lo scopriremo solo sulla strada ho un carico di dinamite nascosto all’autoscontro
Io ciarlatano tu cicala saltiamo sulla Cadillac e schizziamo tutta notte per le strade di Manhattan fino a spremere l’ultima scorta di Port Ellen.
Quando sei stanca ci fermiamo sotto casa, il culo sul secondo gradino, la mia mano sulla tua schiena anche se non hai più freddo
I miei jeans stretti sul pacco i tuoi tacchi consumati Love the way you lie in acustico, l’ultimo sudore. New York

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