Letteratura: L’isola e il leone di Augusto Benemeglio


L’ISOLA E IL LEONE 
DI AUGUSTO BUONO LIBERO BENEMEGLIO

“L’isola è il leone” è la rivisitazione poetica di una delle pagine più gloriose della storia di Gallipoli ( vds. Giuseppe Leopizzi, in prefazione). E’ un poema epico surreal-simbolista del nostro tempo( vds. Gino Pisanò)  che fa rivivere in una dimensione onirica e poetica le tre straordinarie giornate del maggio 1484 in cui la città di Gallipoli, assediata, si difese strenuamente dagli attacchi della potentissima Repubblica Veneziana. Però il racconto – precisa Giuseppe Albahari ( vds.Gazzetta del Mezzogiorno) è una luminosa pagina di storia patria che prende soltanto le mosse dalla vicenda storica per narrare il folklore, la tradizione, la religiosità del popolo gallipolino.
Nell’Ammiraglio veneziano Giacomo Marcello, che trova la more sotto le mura della città-isola, Pisanò vede un personaggio dal taglio tutto romantico: eroe vittima degli antieroi, egli stesso metafora della vita.
E che dire poi di tutti gli altri personaggi, reali o immaginari, che si ramificano e popolano le varie vicende?, scrive ancora Leopizzi nella sua dotta e appassionata prefazione che costituisce di per sè un vero e proprio saggio tutto da leggere e da gustare.
Nel libro c’è anche quel grido di libertà  ancestrale e il “delirio di trasgressione” dell’uomo di ogni tempo, come ha dichiarato l’autore stesso in una intervista rilasciata a Luca Liguori del GR2 della RAI nel  novembre 1984.  Ma al di là delle sensazioni e delle immagini che provoca e suggerisce, nonché delle interpretazioni dei simboli in esso contenuti, si tratta senz’altro di un bel libro, bello in ogni senso – scrive  il Rettore dell’Università di Lecce,  Prof. Donato Valli – e per la cura tipografica e soprattutto per il gusto dell’invenzione e della scrittura. Si tratta di un libro che fa rivivere tempi felici della nostra letteratura contemporanea, per l’aura poetica che sprigiona e per la notevole coscienza letteraria che vi è sottesa.

NOTA DELL’AUTORE: Torno indietro nel tempo di quasi 40 anni  perché mi accorgo che talora le cose più  belle e significative si scrivono all’inizio della propria “carriera” letteraria, che per me è iniziata in senso pieno proprio quando  arrivai a Gallipoli, dov’ero approdato, per destinazione, nel febbraio del 1977 come  Ufficiale della  locale Capitaneria di Porto e vi rimasi per quasi venticinque anni.

Riproponiamo il 1° capitolo del Racconto.

L’ISOLA E IL LEONE  – Cap. 1

Sotto i bastioni grigi di Gallipoli, sul fianco sinistro della torre di San Luca, mentre tutto il mare ribolliva di boati e nel cielo si alzavano bandiere di fumo, prima che una palla ghiacciata di ferro gli squarciasse la corazza , l’Ammiraglio Giacomo MARCELLO ricordò d’improvviso l’uomo dalla tre aste, il mercante cieco, la donna delle rocce, il frate buffone e la verigine dei Sàmari; rivide il tesoro di Rovesciaboccale che un vettovagliatore scampato alla forca aveva nascosto sotto le dune e tra le rocce di una piccola insenatura dove si rifugiavano i pescatori per trovar riparo dal libeccio sanguinario.
Un istante prima che il colpo di colubrina gli frantumasse il cuore , egli ricordò le profezie della Maga di Corfù e della Madonna Lanciatrice; ricordò anche le parole del General Sindaco di quella città di pietra e di luce, calamitata da costellazioni, di sogni e di misteri.
Ora che quella morte annunciata lo stava ghermendo ineluttabilmente e già Seguntino copriva il suo corpo con un mantello di seta per celarlo alla vista dei soldati arrembanti sotto le mura , l’Ammiraglio Giacomo Marcello chiese disperatamente la grazia al Signore dell’Universo perché gli concedesse ancora qualche attimo di vita per raccogliere quei ricordi, riesplorare un passato inabitabile dove forse era racchiuso il significato della sua morte.
Mentre era intento a costruirsi un dio nell’ombra, s’alzò il vento, Nel vento si mutarono le dune e gli occhi de soldati divennero ciechi. La sabbia si sparse nell’aria piena di fumo, i veneziani riposero le macchine di guerra e tra urla e strepiti s’allontanarono con le loro navi.
Poi venne il silenzio e nel silenzio s’udì la voce di quel Dio che siede sulle alte nube leggere, quel Dio che creò il cuore del mondo e i suoi misteri. Egli aveva sciolto il vento e sparso sabbia d’oro nell’aria.
“Insegui i tuoi ricordi con catene di pensieri, io fermerò il tempo fino all’ultimo anello”, disse all’Ammiraglio morente. E allora tutto si fermò. Il mare e quel teatro di guerra divennero di pietra. Sotto il mantello di seta solo l’Ammiraglio Giacomo Marcello riprese a vivere e a popolare la sua mente.

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