Se sono i miei pensieri, allora posso essere qualsiasi cosa, da un brodo di pollo a un paio di forbici, un coccodrillo, un cadavere o una pinta di birra. Se sono i miei sentimenti, allora sono amore, odio, irritazione, noia, felicità, orgoglio, umiltà, dolore, piacere, eccetera, eccetera. Se sono il mio corpo, allora sono da un feto a una donna di mezza età che cambia ogni secondo. Tuttavia, come tutti, desidero ardentemente avere un’identità, anche se questo desiderio mi sconcerta sempre. Se esistesse una vera identità individuale, mi piacerebbe trovarla, perché, come la verità, con la scoperta scompare.
Pensatrice controcorrente e anticonformista, scrittrice e drammaturga, soprattutto artista dalle molteplici e disparate suggestioni, surrealista e qualcosa di più. Alchemica, misteriosa, alata, esoterica, enigmatica, scopritrice di mondi alternativi e alieni, come quelli che ci abitano a nostra insaputa, interprete di arcani e rielaboratrice di miti e archetipi, sperimentatrice, inquietante, plurivalente… gli aggettivi e le definizioni possono sprecarsi, e non basterebbero mai, per raccontare Leonora Carrington, cui il Palazzo Reale di Milano ha dedicato un’ampia mostra visitabile sino al prossimo 11 gennaio.
Complessa e affascinante è la sua parabola creativa, come le peregrinazioni e le scelte esistenziali. Inglese cosmopolita, dal nativo Lancashire all’Italia e Francia, Spagna, Stati Uniti, Messico, per acquisire conoscenza e rielaborare in una maniera originalissima, anzi unica.
Figure e situazioni popolano i suoi quadri in sequenze, scenari, livelli, antri e paesaggi inconsueti di creature-mosaico psichico, dove il senso e i sensi si perdono per acquistarne altri reconditi.
Sono nata cinquantatré anni fa come animale umano femmina. Questo, mi dissero, significava che ero una “donna”. Anche se non ho mai capito cosa volessero dire. Innamorati di un uomo e vedrai… Mi sono innamorata (più volte), ma non l’ho visto. Partorisci e vedrai… Ho partorito e non ho saputo chi fossi. Fossi? Chi? Sono ciò che osservo o ciò che mi osserva?
Il florilegio delle sue idee è fantastico come le proprie opere: Ho passato la notte a sistemare con cura le cose che pensavo di portare con me. Entravano tutte in una valigia che, sotto il mio nome, recava una placchetta di ottone incastonata nel cuoio su cui era scritta la parola RIVELAZIONE. Tratti di Apocalisse corrono i suoi lavori nel segno del disvelamento, il riaffiorare dai luoghi oscuri per giungere in alto e in altro.
Edward James: I suoi non sono quadri letterari: sono piuttosto immagini distillate nelle caverne sotterranee della libido, vertiginosamente sublimati. Innanzitutto (o dopo tutto) appartengono al subconscio universale.
La mostra di Palazzo Reale è la prima retrospettiva a lei dedicata: “una delle artiste più influenti e rivoluzionarie del XX secolo, capace di dialogare con le nuove generazioni e di stimolare riflessioni profonde sul ruolo dell’arte e della conoscenza.”
Nel suo caso si può ben parlare di… “Metamorfosi, reinvenzione, ricerca… viaggi non solo geografici, ma anche metaforici, attraverso conoscenze arcane, credenze dimenticate o forme eterodosse del sapere… cosmogonia alternativa… trauma, introspezione, origini familiari, sradicamento, ancestralità, spiritualità, mitologia…”
Lei… “emarginata, immigrata, esiliata, madre, sopravvissuta alla violenza e ai trattamenti psichiatrici della sua epoca…”
Sessanta opere che con la loro caleidoscopica e fiabesca visionarietà fulminano mente e sguardo: dipinti, disegni, ma anche fotografie e materiali d’archivio a ricostruire una vita ricca, avventurosa, talora drammatica, 94 anni di casi e case fisiche e della fantasia.
“Le sue storie sono popolate da animali parlanti, metamorfosi inaspettate e scenari in cui apparentemente l’assurdo convive con il quotidiano, come nell’universo del suo ammirato Lewis Carroll. Carrington usa la logica intuitiva delle storie per bambini per creare universi in cui la trasformazione e la libertà sono possibili, sfidando le norme della realtà e della morale tradizionale. I suoi racconti e i suoi dipinti mostrano creature ibride, ragazze che dialogano con le iene, alberi che inseguono giovani e regine che fanno il bagno nel latte di capra.”
Sei sono le sezioni o nuclei tematici dell’itinerario espositivo: 1) Il Grand Tour di Leonora: la serie Sisters of the Moon (1932-1933), realizzata tra i 15 e i 16 anni; 2) La Mariée du vent: Il Surrealismo, da Saint-Martin d’Ardèche a New York: “In questa sezione spiccano le creazioni realizzate per quell’opera d’arte totale che fu la casa condivisa con Ernst a Saint-Martin d’Ardèche, nel sud della Francia”, e Garden Bedroom (1941), Caballos (1941), La joie de patinage (1941); 3) Spaesamento: bilocazione e immaginazione fiabesca: “Quando Leonora Carrington si stabilì in Messico e mise su casa e famiglia, nella seconda metà degli anni Quaranta, ritornarono i ricordi onirici e spettrali della sua educazione […] Il suo lavoro subì l’esperienza della bilocazione, dell’essere in due luoghi allo stesso tempo: la sua casa nel nuovo mondo, e i suoi ricordi infantili di un’Europa lontana e rimasta viva nell’inconscio; il suo essere una madre e il suo essere, di nuovo, una bambina indifesa. Tutto questo si concretizzò in una serie di opere in cui ha trovato la sua voce definitiva, matura, a partire dal capolavoro Las tentaciones de san Antonio (1945), dove dialoga con la pittura rinascimentale italiana e fiamminga, ma anche altri dove il formato della predella, l’uso della tempera o l’atmosfera della sacra conversazione la riportano alla sua formazione fiorentina, come The Elements (1946); 4) Il viaggio dell’eroina: “Joseph Campbell, autore del celebre studio sulla struttura narrativa intitolato Il viaggio dell’eroe, riteneva che quando si verifica una dissoluzione della struttura sociale dell’inconscio, l’individuo ha bisogno di trovare qualcosa di nuovo, e l’unica strada possibile è quella di intraprendere un viaggio eroico, una nuova ricerca…”; 5) L’Oscurità Luminosa: “Incantesimi, sigilli, diagrammi e altri strumenti di evocazione sono sapientemente celati all’interno delle sue composizioni, spesso mascherati da narrazioni ironiche e oniriche, concepite per disorientare lo spettatore non iniziato, come in Snake by Floripondio (1975). Questa sezione apre una finestra su un universo simbolico complesso, in cui la pittura diventa atto magico e lo sguardo dell’osservatore parte integrante di un processo di scoperta interiore”; 6) La cucina alchemica: “Un interno rosso con una stufa tipica della regione di Puebla diventa lo scenario del dipinto Grandmother Moorhead’s Aromatic Kitchen (1974), dove un gruppo di personaggi misteriosi, tra animali e umani, cucinano tortillas e macinano mais intorno a un tavolo all’interno di un cerchio di incantesimi magici sotto lo sguardo di un’enorme oca e di una strega.”
Fantasmagorica Leonora, quale stimolo sensoriale e intellettuale perdersi nei suoi sapienziali assemblaggi, nelle (ri)costruzioni primordiali, nei canyon della psiche, nelle stratificate geografie della coscienza, nelle ineffabili cattedrali della Natura e dello Spirito!
Mi resi conto di quanto fosse necessario liberarmi di tutti i personaggi che abitano dentro di me. Dovevo liberarmi di tutto ciò che la malattia mi aveva portato, gettare via queste personalità e iniziare cosi la mia liberazione. Credevo che, per effetto del sole, fossi androgina, la Luna, lo Spirito Santo, una zingara, un’acrobata, Leonora Carrington è una donna.
Alberto Figliolia
Leonora Carrington. Mostra promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre, Civita Mostre e Musei. Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano. Fino all’11 gennaio 2026.
Catalogo Electa, con testi di Gabriel Weisz Carrington, professore di Letteratura Comparata presso l’UNAM, Messico, Karla Segura Pantoja, professoressa presso l’Université de Lyon, Susan Aberth, titolare della cattedra Edith C. Blum di Storia dell’Arte e Cultura Visiva, Kristoffer Noheden, scrittore e ricercatore presso il Dipartimento di Studi sui Media dell’Università di Stoccolma, e Carlos Martín e Tere Arcq, co-curatori della mostra.
Info: palazzorealemilano.it.
Orari: da martedì a domenica, ore 10-19,30; giovedì, chiusura ore 22,30; ultimo ingresso un’ora prima della chiusura; lunedì chiuso.

