I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer valgono da soli il viaggio a Milano. Si tratta di una installazione permanente, cosiddetta site-specific, ospitata in un vastissimo ambiente di Pirelli HangarBicocca. Sette torri, la cui altezza varia dai 14 ai 18 metri, ciascuna delle quali fra i 5 e i 7 piani, pesando ognuna varie decine di tonnellate. Calcestruzzo armato, piombo et alia per un’opera globale di immane simbolismo e mistica, con un’ispirazione diretta dalla Cabala ebraica e da una profonda meditazione sugli esiti della storia. I Sette Palazzi Celesti sono slancio e rovina, commovente afflato e implacabile decadimento, pietra e cielo, visione, distruzione e riparazione. Un lavoro complesso e affascinante come pochi altri.
I loro nomi: Sefiroth, Melancholia-Stelle cadenti, Ararat, Linee di campo magnetico, JH & WH Tikkun (torri gemelle), Quadri cadenti. E siamo pure in un ambito poetico, oltre che architettonico e filosofico.
Per completare la gita sarebbe buona cosa visitare pure la nuova mostra dell’artista 81enne di Donaueschingen, vale a dire Le Alchimiste, in corso (fino al 27 settembre) nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano (curatela della storica dell’arte Gabriella Belli). Più di quaranta teleri la compongono. Le dimensioni, singolarmente e nell’insieme, sono impressionanti… la loro sfilata ruba l’occhio. Gran profusione di oro e tecnica mista per un’altra profonda meditazione sulla storia: quella rimossa delle scienziate, intellettuali, pensatrici che hanno corso i secoli sfidando pregiudizi e cercando d’indagare i misteri del mondo, tentando di aprire porte con nuove chiavi.
Uno spettacolo di bellezza e suggestione infinita, quando sei lì ti senti avvolto dalla successione delle opere, ti circondano letteralmente, una fisarmonica di armonia, parte dell’enigma da svelare, e sei quasi proiettato nei pensieri di quelle eminentissime figure. Gioca un ruolo anche l’anima del luogo. Come si sa, la Sala delle Cariatidi reca gli indelebili segni dei bombardamenti del 1943, ma le bombe e il fuoco non poterono abbatterne la bellezza ideale. Rimane un ambiente meraviglioso, le cui cicatrici aiutano vieppiù a immergersi nella migliore speculazione filosofica, quella che si origina dal discorso da sempre portato avanti da Anselm Kiefer, in virtù anche della magia delle sue ardite e felicissime contaminazioni.
E partiamo da Caterina Sforza, artefice di un manoscritto con centinaia di ricette per medicamenti e formule di alchimia. “Accanto a lei, Kiefer convoca una costellazione di figure femminili, note e dimenticate: da Isabella Cortese e Maria la Giudea a Marie Meurdrac, Rebecca Vaughan e Mary Anne Atwood. E, ancora, Isabella d’Aragona, Anne Conway (seppe influenzare Gottfried Leibniz), Barbara von Cilli, Leona Constantia, Dorothea Juliana Wallich, Sophie Brahe (astronoma, sorella del celeberrimo Tycho), Lady Margaret Clifford of Cumberland, Susanna von Klettenberg, Sabine Stuart de Chevalier, Perenelle Flamel, Blanche von Navarra, Madame d’Orbelin, Martine Bertereau (ingegnera mineraria), Anne Marie Ziegler, Anna Vasa von Schweden, Camilla Erculiani (farmacista), Alethea Talbot Howard, Elisabeth Grey. Vicende (e vicissitudini) esistenziali mai banali, se non eccezionali, nomi noti e altri, in maggior misura, ignoti ai più recuperati dall’oblio del tempo e della Storia. Inglesi, tedesche e austriache, italiane e francesi… da Londra a Venezia e Milano, da Weimar a Eskilstuna, da Padova alla Danimarca e a Sheffield… un prezioso inestimabile viaggio di conoscenza. “Attraverso la sua pittura materica e simbolica, l’artista restituisce volti e corpi cancellati dalla storia, riconoscendo alle alchimiste un ruolo cruciale nella nascita del pensiero scientifico moderno. Fin dagli esordi, nei primi anni Settanta, Kiefer indaga i poteri creativi e redentivi delle donne, qui tradotti in un pantheon al femminile che intreccia mito, memoria e rigenerazione.”
Una galleria di erboriste, medichesse, farmaciste, astrologhe, botaniche e altro ancora, dal medioevo al Seicento, in una non reprimibile, nonostante tempi, prevaricazioni e rischi (in primis l’accusa di stregoneria e il pericolo del rogo), vocazione e aspirazione al sapere e alla scienza, fra metodo e intuizioni. Non solo e non tanto la ricerca del potere della trasmutazione e della leggendaria pietra filosofale, quanto, invece, la ricerca pura e il desiderio di essere utili alla comunità, curando e guarendo, offrendo l’idea di nuove vie.
Anselm Kiefer ha ricomposto e restituito identità: “Ogni tela è una resurrezione: in alto, il nome dell’alchimista emerge in oro dalla materia pittorica, come un atto di riconoscimento e di giustizia simbolica […] Kiefer, alchimista tra le alchimiste, sottopone la sua pittura a vari stadi di trasformazione, utilizzando il fuoco, la fiamma ossidrica, gli acidi. Incide, taglia, cuce, cancella e ricomincia da capo: azioni che corrodono e purificano le superfici delle tele…”
L’artista, che si avvale anche del collage tela su tela, usa l’olio e l’acrilico, e gommalacca, emulsioni, acciaio, paglia, sedimenti di elettrolisi, piombo, cotone, argilla, silicone, zolfo, ossidi, cenere, petali di fiori, piante officinali e tanto oro (anche argento) in foglie. Il risultato estetico è esaltante. Per la mente e per i sensi. Si potrebbe anche usare, nel suo senso più ampio, l’aggettivo di sensuale. Con un sentimento di malinconia feconda, che sa divenire luce piena per qualsiasi intelletto in cerca. “Per Kiefer il pensiero alchemico, così come la pittura, è un cammino di passione, morte e rigenerazione: la materia, come lo spirito, deve attraversare l’oscurità per rinascere nella luce. In questa prospettiva, Le Alchimiste è un viaggio iniziatico che conduce simbolicamente lo spettatore dalle ombre e dalle superstizioni del medioevo all’alba della scienza moderna.”
Lo spettatore è invitato a entrare in quelle tele, in quei mondi di intelligenza, fantasia e volontà. Un’esposizione epocale, di luminosa immensità. Un itinerario nel meraviglioso, che ti apre mari da navigare e dona ali per volare sopra le tenebre..
Alberto Figliolia
Le Alchimiste di Anselm Kiefer, a cura di Gabriella Belli. Mostra promossa da Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il supporto di Gagosian e Galleria Lia Rumma. Sala delle Cariatidi, Palazzo Reale di Milano, piazza Duomo (Linea M1). Fino al 27 settembre.
Catalogo della mostra edito da Marsilio Arte.
Orari: da martedì a domenica, ore 10-19:30;
giovedì, chiusura alle 22:30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
L’accesso alla mostra avviene esclusivamente dallo Scalone dell’Arengario in Piazza Duomo.
Info: Call Center Vivaticket, tel. +39 0291446111, lun-ven 9-18, sab 9-13; sito Internet www.palazzorealemilano.it
I biglietti di ingresso alla mostra sono acquistabili esclusivamente online, sia per singoli visitatori sia per gruppi. Se nel corso della giornata resteranno biglietti disponibili, sarà possibile acquistarli presso il punto vendita della mostra all’interno del Museo del Novecento di Milano, fino a esaurimento dei posti.
I biglietti gratuiti e gli accrediti stampa possono invece essere ritirati direttamente presso la biglietteria del Museo del Novecento, previa verifica dei requisiti di idoneità. Per le persone con disabilità, l’accesso è dall’ascensore sito nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale.
