RecensioneTeatrale: La rivolta dei brutti


Claustrofobico e ossessivo, inquietante e deviato sovente è il pensiero del proprio fallimento esistenziale, una sorta di impotenza applicata alle relazioni, una impossibilità di comprendere e instaurare, da parte del maschio, rapporti affettivi soprattutto con l’altra metà del cielo. Esiste un termine, Incel, una fusione dall’inglese Involuntary Celibate, vale a dire… “uomini sessualmente frustrati che utilizzano slogan  come “Il femminismo è il problema e lo stupro è la soluzione”. Il problema insanabile degli “incel” è la totale mancanza di fascino, la completa incapacità di seduzione, non sempre legata all’aspetto fisico”.
Da questo presupposto si origina la pièce, dai toni altamente drammatici – non viene escluso fra le sorgenti del problema il disagio che nasce da dinamiche familiari malate – La rivolta dei brutti, in scena sino al 24 ottobre al Teatro Litta (corso Magenta 24, Milano). Non secondaria peraltro nello sviluppo del fenomeno la mononuclearità indotta dall’utilizzo massimizzante e fuorviante dell’online. Per un negativo e solipsistico mantra ripetuto alla nausea, un loop senza rimedio né requie, un buio ripiegamento all’interno di un pozzo di sofferenza, uno stato di putrefazione interiore. Sulla scena i quattro bravissimi protagonisti si muovono fra la realtà – aggressiva, violenta, non mediata neppure da un barlume di pensiero fine ed equilibrato – e, talora (o spesso?), la cornice-schermo di uno smartphone, falso medium-profeta. E la realtà è poi davvero realtà? E l’ingerenza incontrollata del virtuale quanto modifica la corretta percezione degli eventi?
Bene Filippo Renda nel suo testo e nella regia Stefano Cordella hanno saputo rendere questa problematica, coadiuvati dall’ottima prova del quartetto attoriale costituito da Salvatore Aronica, Francesco Errico, Giorgia Favoti e, in duplice veste, Filippo Renda. Chi non ricorda il massacro di Isla Vista, in California, nel 2014, allorché Elliot Rodger, ventitreenne studente universitario, dopo avere ucciso a coltellate tre suoi coinquilini, con pistola e auto ammazzò altre tre persone e molte ne ferì, per togliersi infine la vita? Un manoscritto-testamento di duecento pagine descriveva minuziosamente idee e prodromi (e confusione) per quello che sarebbe mutato in tragico evento.
Se tale strage non è esplicitamente citata nella rappresentazione, tuttavia il meccanismo sta alla base dell’idea della narrazione dramaturgica. “La rivolta dei brutti si svolge in Italia, e racconta la storia di quattro ragazzi della nostra generazione che rivivono il meccanismo violento alla base della strage di Isla Vista senza che esso accada mai in scena; racconta il tentativo di  giustificare un maschilismo feroce attraverso dinamiche vittimiste; racconta le modalità con le quali la rete amplifica ed esaspera le frustrazioni generazionali e crea dei ghetti virtuali che nella coscienza degli utenti diventano luoghi reali. Incel è un neologismo nato dalla contrazione di Involuntary Celibate, “celibe involontario”. Un termine con il quale si definisce una community online di soli uomini, che affermano di non riuscire a trovare un partner sentimentale o sessuale, nonostante lo desiderino, attribuendone la responsabilità alla donna, alla società e al loro non essere attraenti.”
Di seguito riportiamo le note di drammaturgia a cura di Filippo Renda: “Il mio interesse per la cronaca nera non è frutto di un’attrazione pruriginosa per il male e le sue forme: trovo che l’analisi di un evento eccezionale sia un ottimo strumento per rintracciare gli elementi essenziali in esso contenuti che accomunano un’intera società. Mi interessa comprendere e soprattutto nominare quei meccanismi presenti nella vita quotidiana di tutti noi che possono, in condizioni particolari, portare ad avvenimenti di violenza eccezionale, ma che sono già violenza. Motivo per cui in questo testo non racconto direttamente la storia di Elliot Rodger ma una storia più vicina allo spettatore, perché la violenza e la sopraffazione possano essere riconosciute e problematizzate quando in potenza e non solo quando in atto”. Esemplare.
Completiamo con le note di regia: “Quando ho letto il testo mi ha subito colpito come la presenza dei vari schermi e dispositivi tecnologici (computer, cellulari, videogiochi) diventasse un rifugio per i protagonisti, uno spazio in cui la violenza può esplodere senza controllo e innescare azioni estreme e pericolose. Con i miei collaboratori (Stefano Zullo scene e costumi, Fulvio Melli light designer, Gianluca Agostini sound designer) abbiamo cercato di mettere il fuoco su questo delicato confine tra virtuale e reale creando uno spazio non naturalistico che amplificasse il rapporto con lo schermo/specchio delle dispercezioni che stanno sì alla base della dinamica Incel ma sono anche profondamente radicate nel substrato culturale di molti uomini”. Come si può ben constatare, tanta è la carne al fuoco per una proficua meditazione e perché non cali l’attenzione, individuale e pubblica, sul disagio latente, che, trascurato a oltranza, non riconosciuto o non curato, può volgere in disastro e catastrofe, o veicolato in maniera non virtuosa tramite i social.
Last but not least, è stato bello rivedere una sala di teatro piena. Davvero una magnifica sensazione. Tornare a respirare cultura… pubblico e artisti avvinti insieme in un ideale abbraccio.

Alberto Figliolia

La rivolta dei brutti (durata dello spettacolo: 75 minuti), una produzione di Manifatture Teatrali Milanese. Teatro Litta, corso Magenta 24, Milano. Fino al 24 ottobre.
Orari: da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 16.30.
Info e prenotazioni: e-mail biglietteria@mtmteatro.it, tel. 0286454545.
Biglietti e abbonamenti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it. I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

 

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