Recensione: Giuseppe Lupo – Breve storia del mio silenzio


Ascolto su Audible “Breve storia del mio silenzio”, libro candidato al Premio Strega 2020 di Giuseppe Lupo, insegnante di letteratura italiana.
Il protagonista del libro è un bambino di quattro anni che perde le parole nel momento in cui nasce la sorellina.
Le parole per il piccolo protagonista diventano delle nemiche, non vogliono più uscire, si bloccano in gola, ma con il tempo le parole saranno la sua salvezza saranno i tasselli che vanno a comporre la propria identità.
Ho trovato molto interessante il confine che segna il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, confine segnato da due regioni: la Basilicata della fanciullezza con i suoi monti e le sue valli dove le parole faticavano a venir fuori e la Lombardia con Milano, meta universitaria che segna il passaggio a un mondo tutto nuovo, quello delle parole sussurrate, delle parole che compongono i tanti libri letti.
Il romanzo di Giuseppe Lupo è biografico, la sua scrittura è delicata e a tratti incerta come può essere un bambino che muove i primi passi anche con le parole.
Sicuramente è un libro che ci fa vedere come i momenti traumatici che hanno sconvolto la nostra vita, possa divenire il nostro punto di forza, ma nonostante ciò ho avuto molta difficoltà nel portare a termine questo audiolibro.
Forse l’affollarsi delle troppe parole ne hanno appesantito il narrare.

Titolo: Breve storia del mio silenzio
Autore: Giuseppe Lupo
Prezzo copertina: € 9.50
Editore: Marsilio
Collana: Universale economica Feltrinelli
Data di Pubblicazione: febbraio 2021
EAN: 9788829709212
ISBN: 8829709212
Pagine: 208

Citazioni tratte da: Breve storia del mio silenzio

Chi ha troppe parole non può essere solo. Elias Canetti

Ogni frase pareva un ponte sospeso sull’abisso. L’abisso era il silenzio e le parole erano appese al filo che ci penzolavano sopra.
Il miracolo, invece, lo farà la scrittura e le suggestioni.

Ogni esistenza è dentro una catena di pericoli, i pericoli sono all’origine dei racconti e ogni racconto nasce a est come il sole.

Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano. Italo Calvino

Scriviamo ciò che è destinato essere cancellato, scriviamo per dimenticare. Un meccanismo strano: la letteratura è la malattia dell’oblio, non della memoria.

Qualche barca starà già muovendosi nei canali, e la scia sarà ciò che resta del suo transitare silenzioso, una specie di scrittura sopra l’acqua. Pochi attimi ancora, e sparirà. Cancellata dalla faccia della terra come memoria estinta, frutto di una svista, qualcosa sfuggito ai territori che ci teniamo in fondo all’anima, nelle regioni sotterranee del non detto, la parte di noi migliore, la più fedele a quel che siamo e che un giorno proveremo a raccontare. Un giorno però. Quando ci sentiremo pronti non ora, aspettiamo, e nell’attesa che arrivi, transita la vita.

 

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