Concetta D’Angeli – Rancore

La pandemia, il confinamento e un casolare nella campagna toscana fanno da sfondo a Rancore di Concetta D’Angeli, edito da Il ramo e la foglia. È qui che Matilde, Fiamma, Elisa e Lauretta decidono di trascorrere insieme i mesi più incerti del 2020, ritrovandosi improvvisamente lontane dalle proprie abitudini e costrette a una convivenza che nessuna di loro aveva previsto così lunga.
Sono quattro donne mature, con gran parte della vita già alle spalle e un’idea abbastanza definita delle persone che sono diventate. Il tempo sospeso del lockdown le porta però a tornare su scelte compiute molti anni prima, quando le possibilità erano ancora aperte e non era possibile conoscere fino in fondo ciò che scegliere avrebbe significato lasciare indietro.
Il casolare di Fiamma, scelto come rifugio dalla pandemia, diventa presto il luogo in cui il passato riemerge. Quell’«Eden senza tempo» sospende la vita quotidiana e lascia affiorare ricordi che rimettono in discussione ciò che le protagoniste credevano di sapere di sé e delle altre. Anche la narrazione segue questo movimento, alternando il presente del confinamento alle vicende che lo hanno preceduto.
Per questo non considero Rancore propriamente un romanzo sul Covid, anche se senza il Covid difficilmente potrebbe esistere. Il confinamento interrompe le abitudini, elimina le normali vie di fuga e costringe le protagoniste a una prossimità che rende più difficile mantenere intatta l’immagine che hanno di sé. Quando sul televisore compaiono i camion militari che trasportano le bare fuori da Bergamo, anche l’illusione di essersi temporaneamente sottratte alla Storia viene meno.
Nella Postfazione D’Angeli richiama Gli uccelli di Hitchcock, dove una minaccia inizialmente lontana invade lo spazio quotidiano e ne sconvolge gli equilibri. Il riferimento non riguarda soltanto la pandemia, ma l’impossibilità di controllare fino in fondo ciò che accade alle nostre vite.
È soprattutto Matilde a essere messa in discussione dalla convivenza; per anni si è considerata una donna emancipata e anticonformista, ma il confronto con le altre incrina alcune delle certezze sulle quali ha costruito la propria identità. Anche ciò che aveva vissuto come libertà comincia a mostrarle le proprie contraddizioni, senza che D’Angeli le offra una nuova verità nella quale rifugiarsi. In questo processo pesa anche il ricordo di Daniela, che costringe Matilde a confrontarsi con una consapevolezza arrivata quando non è più possibile chiedere spiegazioni né correggere ciò che è stato.
Fiamma, Elisa e Lauretta mettono Matilde di fronte a esperienze diverse dalla propria. Fiamma conserva il rimpianto di una possibilità alla quale non ebbe il coraggio di affidarsi, mentre Elisa ha costruito parte della propria identità intorno a una storia familiare inventata. «Comunque la verità, io, non me la sono nascosta mai», sostiene, lasciando aperto il dubbio su quanto una versione di noi raccontata a lungo agli altri possa finire per modificare anche quella che raccontiamo a noi stessi. Con Lauretta entra invece nel romanzo il rapporto fra esperienza e scrittura, e con esso l’idea che la verità di una vita non coincida necessariamente con l’esattezza dei fatti.
Anche l’amicizia e la maternità mostrano quanto sia difficile considerare le nostre scelte soltanto individuali: le amiche conservano ricordi capaci di contraddire il modo in cui ciascuna ricostruisce il proprio passato, mentre persino decisioni intime come quelle legate alla maternità risentono dei modelli e delle aspettative della propria generazione.
Resta allora il rancore del titolo, sentimento curiosamente poco dichiarato e proprio per questo diffuso nell’intero romanzo. Non appartiene a un solo personaggio e non possiede un destinatario stabile, perché nasce soprattutto dal confronto con un passato che oggi le protagoniste vedono sotto una luce diversa, quando ormai non possono più cambiarlo.
È soprattutto sul piano delle idee che Rancore mi ha interessata, mentre come romanzo mi ha convinta meno. D’Angeli apre molte questioni e non sempre riesce a trasformarle con la stessa efficacia in materia narrativa. In alcuni passaggi i dialoghi si caricano troppo delle riflessioni che devono sostenere e perdono naturalezza, mentre il continuo ritorno al passato rallenta ulteriormente una narrazione già poco interessata all’azione. Non è la mancanza di ritmo in sé a rappresentare un limite, quanto la sensazione che talvolta siano i personaggi a servire il ragionamento invece che il ragionamento a nascere da loro.
Rancore arriva così alla consapevolezza che non esiste una versione definitiva della nostra vita, perché nessun racconto può contenerla interamente.

Citazioni tratte da: Rancore di Concetta D’Angeli

C’è sempre una testa d’ariete che apre il varco a dimensioni inaspettate. Pag 125

T’è venuta paura della vita, amore mio, non della morte. Pag 127

Per amore sì, lo credo anch’io. Ma per amore di chi? pag 138

… l’identità è una faccenda privata e te la vedi nell’intimo, la maschera invece riguarda il sociale, il rapporto con l’esterno, i ruoli, è il nostro primo modo di manifestarci agli altri. Pag 156

Non ti sei accorta che non vivo nel tempo?. Pag 196

La nostalgia è un sentimento stupido e vigliacco, diceva, e dunque BASTA!. Pag 202

La vita non si vive più, si osserva, se ne ricavano riflessioni, immagini, storie… pag 204

Titolo: Rancore
Autore: Concetta D’Angeli
Prezzo copertina: € 18,00
Editore: Il ramo e la foglia edizioni
Collana: Romanzi
Data di Pubblicazione: 27 marzo 2026
EAN: 9791280223586
ISBN: 1280223588
Pagine: 224

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

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