ArteRecensione: Arte e Natura. Pittura su pietra tra Cinque e Seicento

Una mostra da lustrarsi gli occhi. Una galleria di meraviglie con la particolarità che le opere pittoriche esposte sono tutte su supporti litici di vario genere. Una tecnica sviluppatasi dalla metà del terzo decennio del Cinquecento e portatrice di esiti ed effetti incredibili, come ben dimostra Arte e Natura. Pittura su pietra tra Cinque e Seicento, fino al 6 gennaio 2026 visitabile presso la storica e splendida Accademia Carrara in quel di Bergamo. La tecnica fu scoperta da Sebastiano del Piombo, poco prima dell’orrido sacco di Roma del 1527 per opera di lanzichenecchi, mercenari e imperiali calati dal Nord.
Si dipinse dapprima su pietre scure, simbolo di valore e verità – lavagne liguri o marmi neri dal Veneto o dal Belgio – per poi passare anche a materiali colorati o con venature, con l’esaltazione del supporto, spesso in gran parte lasciato in piena vista. I temi potevano essere quelli sacri, così come concernere la ritrattistica. Molti vi si cimentarono: Daniele da Volterra; Jacopo Bassano, che arricchiva i suoi lavori con pigmenti d’oro; Francesco Bassano il Giovane (Orazione nell’Orto, dove la pietra è notte, coi discepoli dormienti, ma un angelo di luce…); Leonardo Grazia (Lucrezia); Pasquale Ottino (Resurrezione di Lazzaro, olio su lavagna che sembra riflettere anche l’osservatore; il lionese Jacques Stella; Alessandro Turchi detto l’Orbetto (l’allegoria Il genio innato: volontà, intelletto, memoria); e la Deposizione, la Natività; la Crocifissione di Paolo Veronese, uno spettacolare olio su marmo nero; un Paesaggio toscano, creato dalla Manifattura granducale su disegno di Bernardino Poccetti fra il 1608 e il 1612, un commesso di pietre dure (diaspro lineato di Sicilia per le colline e lapislazzuli di Persia per il cielo). Scriveva Leonardo da Vinci: “Se tu riguardassi in alcuni muri imbrattati di varie macchie o in pietre di vari misti, se avrai a inventionare qualche sito, potrai lì vedere similitudine de’ diversi paesi, ornati di montagnie, fiumi, sassi, albori, pianure, grandi valli e colli in diversi modi; ancora vi potrai vedere diverse battaglie e atti pronti di figure, strane arie di volti e abiti e infinite cose, le quali tu potrai ridurre in integra e bona forma.”
E, ancora, l’eccentrica Stregoneria di Salvator Rosa, incendi, caroselli, nature morte. In quest’ultimo caso l’intento era di… “contrapporre la caducità degli organismi viventi con la durata eterna del supporto, come conferma la delicata effimera – un insetto che vive meno di un giorno – posata sulle albicocche in una delle tavolette di Agostino Verrocchi.”
Paesini e diaspri compongono scene complesse e suggestive: la Presa di Gerusalemme di Antonio Tempesta nella quale le fratture della roccia mutano in abitazioni e mura cittadine (quasi un’opera astratta); il Faro di Alessandria di anonimo; Perseo libera Andromeda di Stefano della Bella (allusione a Medusa che con lo sguardo pietrificava). Mirabilissima la Caccia al cinghiale calidonio di Antonio Tempesta, un olio su pietra dendritica con cornice di smalto policromo (1610-1615 circa).
Non poteva mancare, in qualità di supporto, l’alabastro grazie alle sue venature, spesso retroilluminato, né si trascurava l’utilizzo delle pietre preziose. Stupendo il Davide che contempla la testa di Golia del grande Orazio Gentileschi, un olio su lapislazzuli su lavagna: il virtuosismo si fa qui eccezionale, con le pietre a creare il cielo e la pozza d’acqua.
“La pratica della pittura su pietra indaga l’affascinante rapporto tra natura e artificio, tra soggetto e materia: dove finisce l’intervento dell’uomo e dove inizia quello della natura? In che modo il supporto partecipa al significato dell’opera? Una tecnica nuova e ricca di sfide che, rispetto alla pittura su tela, dava l’illusione di una maggiore resistenza ai pericoli e al tempo e si poneva come linguaggio degno di considerazione nel secolare duello tra pittura e scultura.”
Impossibile descrivere tutto, altrettanto impossibile uscire senza essere felicemente scossi da tanto profluvio di bellezza e sublimi capacità artigianali/artistiche. Una mostra da non perdere. Affrettarsi, sono gli ultimi giorni utili alla visita.

Alberto Figliolia

Arte e Natura. Pittura su pietra tra Cinque e Seicento, a cura di Patrizia Cavazzini con la collaborazione di Maria Luisa Pacelli. Accademia Carrara, Piazza Giacomo Carrara 82, Bergamo. Fino al 6 gennaio 2026.
Info: e-mail info@laccarara.it; sito Internet www.lacarrara.it.
Orari: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 9-17,30;
sabato, domenica e festivi 10-18; martedì chiuso; 1 gennaio 14-18. Ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura.

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