In Dissolvenze e sussurri, Antonio Spagnuolo scrive come un poeta che non ha più nulla da dimostrare e, proprio per questo, si prende il rischio maggiore: quello di restare fedele alla propria lingua fino alle estreme conseguenze. È un libro compatto, ma anche attraversato da tensioni irrisolte che meritano di essere dette senza indulgenze.
Il punto di forza più evidente della raccolta è la densità lessicale e immaginativa. Spagnuolo lavora per livelli, sovrapponendo pittura, musica, corpo, memoria e storia. Nei testi iniziali la poesia dialoga apertamente con le arti visive, trasformando la parola in gesto pittorico: In ogni dissolvenza c’è la traccia / di quella gioia che sorvola fantasie (Bluesky/word). La lingua è fluida, cromatica, capace di evocare senza spiegare, la poesia non racconta ma mostra, questa scelta produce immagini di forte suggestione, come in Riflessi, dove «il ricordo è preciso e conserva tinte / fermando le misure di un cipiglio», o in Pulviscolo, uno dei testi più riusciti del libro, in cui il tempo, il desiderio e la perdita si dissolvono davvero annulla(ndo) l’invettiva dei pensieri / nell’assedio dei giorni.
Altro elemento di grande valore è la scrittura dell’eros, che in Spagnuolo resta carnale, inquieta, mai pacificata. In poesie come Sogno o Erosioni, il corpo non è metafora edulcorata, ma luogo di collisione tra desiderio e memoria:
Qui sono la tua carne come trina / impreziosita nel delirio dell’ignoto.
C’è una verità emotiva che non cerca consenso, e questo è un merito raro.
Quando però la raccolta si estende, emergono anche i suoi limiti strutturali, il primo è una certa ridondanza tematica e stilistica. La lingua di Spagnuolo è così riconoscibile da rischiare, a tratti, l’autocitazione interna: immagini, registri e soluzioni sintattiche tendono a ripresentarsi, soprattutto nella zona centrale del libro, dove alcune poesie sembrano variazioni minime di uno stesso nucleo emotivo.
Anche la sezione più apertamente civile e storica mostra luci e ombre, testi come Gerusalemme o Libertà e tragedia colpiscono per l’urgenza etica e per alcune immagini di forte impatto: Dove pregavano mani intrecciate / ora s’alzano pugni e fucili. Spagnuolo dimostra di saper evitare la retorica facile e di mantenere un tono dolente, non declamatorio.
Il finale del libro è coerente ma severo, Chiusura non consola, non offre aperture: «avrà capacità di raccontare / il conversare dei vermi». È una poesia che si interroga sul senso stesso dello scrivere oggi, e lo fa con lucidità spietata. Qui Spagnuolo è al suo meglio, non compiaciuto, non nostalgico, ma consapevole di abitare una parola che resiste pur sapendo di essere fragile.
Dissolvenze e sussurri è un libro che non accarezza il lettore, ma lo mette alla prova. Non offre una lettura fluida e “piacevole” nel senso editoriale del termine, bensì una esperienza di attraversamento, fatta di resistenze, rallentamenti e zone d’ombra.
Titolo: Dissolvenze e sussurri
Autore: Antonio Spagnuolo
Prezzo copertina: € 14,00
Editore: La valle del tempo
Collana: Frontiere della poesia contemporanea
Data di Pubblicazione: 10 settembre 2025
EAN: 9791257430238
ISBN: 1257430238
Pagine: 60
Katia Ciarrocchi
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