Il cortocircuito del dis-ordine: la pragmatica resistente di Antonino Contiliano
L’onda anomala del tardomodernismo
Nell’orizzonte apocalittico e glocalizzato della contemporaneità, l’opera di Antonino Contiliano, Sparse disarmoniche (Edizioni Prova d’Autore, 2022), emerge come una potente anomalia tardomodernista. Se volessimo adottare lo sguardo critico, radicale e l’uso dissacrante delle pragmatics, noteremmo subito come Contiliano non si limiti a produrre «estetica delle borse e di impresa del capitalismo finanziario», ma utilizzi i materiali verbali come corpi contundenti. La sua è una poesia materialista e bifronte che aggredisce la governance digitale, decostruendone i feticci simbolici. Titoli di feroce impatto polemico come Algo working, Rating Ratzinger o Shock economy si configurano come enunciati performativi, in cui l’atto linguistico non si limita a descrivere una crisi, ma la esaspera per farla saltare in aria. Contiliano attua un sabotaggio sintattico in cui l’io si paratassizza e si disperde nel collettivo. Quando in La casa dei detersivi l’autore scrive:
«io noi je sommes nous suis higgs bosone schiuma quantica le particelle di dio questa evanescente grandezza»
egli compie un vero azzeramento della lirica individualista borghese. C’è, in questo, un raffronto diretto con il materialismo atomico di Lucrezio (esplicitamente evocato in Polis ondina: «Lucrezio Caro i nuovi Kanabenphysik q-bismo») e con la decostruzione filosofica di Jacques Derrida, dove la différance linguistica diventa frattura politica. Il «Noi sono, io siamo» teorizzato da Contiliano evoca il concetto deleuziano di dividuale, un dividualismo collettivo e antagonista che risponde al controllo bio-politico dei big data.
Meccanismi testuali, critica analitica e neuroestetica delle Sparse disarmoniche
Sotto il profilo della critica letteraria analitica, il testo contilianiano richiede uno smontaggio dei suoi speech acts (atti linguistici). L’autore opera attraverso un costante illocutionary force abuse: la sua non è una funzione assertiva, ma una violenta disruption del codice linguistico dominante. L’uso sistematico di calembour trans-linguistici (come «lexicurity / di parte working poor») e la paratassi esasperata disinnescano la cooperative principle di Grice. Il testo rifiuta la massima della chiarezza per generare un cognitive overload (sovraccarico cognitivo) che obbliga il lettore a ri-mappare semanticamente la realtà. Sul versante della neuroesthetics (neuroestetica), le Sparse disarmoniche agiscono come stimolatori di dissonanza cognitiva. La rottura dei pattern ritmici tradizionali e l’innesto di termini a forte impatto viscerale e corporeo («la vagina della tri-vella – Capitale, mercato, Stato» in Il Velle della Livella) attivano i sistemi specchio e le aree cerebrali deputate all’elaborazione del conflitto emozionale. Non c’è consolazione armonica; la sinapsi estetica è urtata da shocks continui. Da un punto di vista della sociologia e dell’antropologia dell’arte, il poiein di Contiliano si colloca come un dispositivo di potlatch (dono distruttivo) contro il valore di scambio della merce-libro. L’arte non è ornamento borghese, ma un rituale antropologico di resistenza comunarda («Parigi la canto Comune e working poor»), un tentativo di sottrarre l’opera d’arte dall’angusta gabbia dell’estetizzazione neoliberista per restituirla alla tribù degli esclusi, dei sans papiers, dei migranti trasformati in «vegeto di annegati viandanti».
Un varco nel caos: sintesi di una parola resistente
Per dirla in parole dirette, sfrondate dai tecnicismi accademici, il libro di Antonino Contiliano è un grande e lucido «no» urlato in faccia al nostro presente robotizzato e governato dagli algoritmi finanziari. Sparse disarmoniche raccoglie frammenti di un mondo in frantumi, tra guerre, crisi climatiche e precariato selvaggio, e rifiuta di addolcire la pillola con versi melodici o rassicuranti. La sua forza sta proprio nella capacità di usare la lingua come una mistura caotica, capace di fare manutenzione della memoria e dell’utopia. In fin dei conti, come recita la splendida clausola terminale della raccolta in Parola di classe:
«il carico è al capolinea / la scelta è di misura / di classe non c’è l’usura / Protagora è la mi-stura».
La poesia di Contiliano non si rassegna al peggio: usa il disordine per trovare un varco nell’uragano e trasformare la parola poetica in uno strumento di lotta, di contraddizione feconda e di instancabile resistenza.
Ivan Pozzoni
Titolo: Sparse disarmoniche
Autore: Antonino Contiliano
Prezzo copertina: € 14,00
Editore: Prova d’Autore
Collana: Lunarionuovo
Data di Pubblicazione: 6 novembre 2022
EAN: 9788862822688
ISBN: 8862822685
Pagine: 148
