Recensione: Alessandro Barbero – Alabama


Le origini del razzismo
L’assalto al parlamento americano dei sostenitori di Trump, delusi per la sua mancata rielezione, un vero e proprio arrembaggio di suprematisti, di appartenenti a sette razziste, di individui della violenza più cieca è stato visto da milioni di telespettatori, grazie alle riprese televisive. Una gran parte di questi facinorosi sono del sud degli Stati Uniti, di zone in cui il razzismo non è certo storia recente, anzi ha origini ben lontane, alimentato da chi, come allora, detiene posizioni di privilegio, sostenendo per difenderle la cupa rabbia di gente povera e ignorante, orientata a punire per la loro condizione non i colpevoli, ma i diversi, e fra questi soprattutto i neri, visti come negri, gli schiavi di un tempo a cui mai hanno riconosciuto una parità di diritti con i bianchi.
Questo preambolo potrebbe far pensare che Alabama, l’ultimo romanzo storico di Alessandro Barbero, parli del fatto di cui ho accennato, ma non è così, perché invece è la narrazione di una strage di soldati unionisti neri avvenuta nel corso della guerra di secessione, una storia con cui si mostra il volto di un’America retriva che da allora non è cambiata; è così  che la mente corre a episodi più recenti, come l’assassinio di Martin Luther King, leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani avvenuto a Memphis (Tennessee) il 4 aprile 1968 e l’assalto del 6 gennaio 2021 al Campidoglio degli Stati Uniti per opera appunto dei delusi sostenitori del presidente uscente Donald Trump.
Barbero è molto abile a descrivere un fatto di circa centocinquant’anni fa con l’escamotage di una giovane studentessa di un college che, poco dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, per una sua ricerca è riuscita a trovare un superstite della guerra di secessione da cui spera di avere informazioni su una notizia, di cui non ha certezza, secondo la quale al termine di una battaglia i soldati confederati avrebbero massacrato i soldati dell’Unione di pelle nera che si erano arresi. Si dipana così il racconto del reduce solo al termine del quale avremo certezza che la strage è effettivamente avvenuta e che alla stessa lui ha preso parte. Quel che più conta, però, è la storia che l’uomo ricorda dal suo arruolamento fino a quell’episodio, una storia di pochi ricchi piantatori di cotone e di tanti bianchi che tirano avanti alla meno peggio, non schiavi come i neri, ma succubi dei padroni del vapore che abilmente orientano le loro insoddisfazioni verso i lavoratori di pelle nera. Superstizioni, una religione di facciata, l’ignoranza diffusa (la maggior parte sono analfabeti) sono un terreno fertile perché individui frustrati si sentano forti solo con i più deboli e incolpevoli.
E’ un romanzo di forte tensione quello di Barbero, perché pagina dopo pagina nel lungo monologo di questo anziano reduce emergono a poco a poco segnali, tracce, cause che sfoceranno nel massacro. C’era il rischio di stancare il lettore ma non è così perché la narrazione del vecchio è diretta, si ha l’impressione che sia davanti a chi legge, raccontandoci il tutto. Quindi, è un’opera che avvince dalla prima all’ultima pagina, una lettura da cui si esce consapevoli dei motivi di certi comportamenti, fantasmi di un passato che ogni tanto ritornano.

Titolo: Alabama
Autore: Alessandro Barbero
Prezzo copertina: € 15.00
Editore:Sellerio Editore Palermo
Collana:La memoria
Data di Pubblicazione:aprile 2021
EAN:9788838941948
ISBN:8838941947
Pagine:272

Alessandro Barbero (Torino, 30 aprile 1959), è scrittore e storico italiano. Laureato in Storia Medioevale con Giovanni Tabacco, nel 1981, ha poi perfezionato i suoi studi alla Scuola Normale di Pisa sino al 1984. Ricercatore universitario dal 1984, diventa professore associato all’Università del Piemonte Orientale a Vercelli nel 1998, dove insegna Storia Medievale. Ha pubblicato romanzi e molti saggi di storia non solo medievale. Con il romanzo d’esordio, Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo, ha vinto il Premio Strega nel 1996.
Collabora con La Stampa e Tuttolibri, con la rivista “Medioevo”, e con i programmi televisivi (“Superquark”) e radiofonici (“Alle otto della sera”) della RAI. Tra i suoi impegni si conta anche la direzione della “Storia d’Europa e del Mediterraneo” della Salerno Editrice. Tra i suoi titoli più recenti ricordiamo: Lepanto. La battaglia dei tre imperi (Laterza 2010), Il divano di Istanbul (Sellerio 2011), I prigionieri dei Savoia (Laterza 2012), Le ateniesi (Mondadori 2015), Costantino il vincitore (Salerno 2016), Dante (Laterza 2020) e Alabama (Sellerio 2021).

Renzo MontagnoliSito

 

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