Silent Friend (2025) di Ildikó Enyedi

Il cinema ungherese è ben rappresentato da una geniale allieva di Bergman come Ildikó Enyedi che costruisce una pellicola a base di silenzi, confezionando un racconto dal ritmo compassato e un montaggio alternato, per niente lineare. Non è autrice nuova ai premi, settant’anni, tra festival di Cannes e di Berlino, il suo Silent Friend ha incantato la critica al Festival di Venezia. In effetti ci troviamo di fronte a cinema puro, un lavoro che è uno sfoggio di tecnica e di stile, mai fine a se stesso, ma funzionale al racconto. Silent Friend racconta tre storie che si svolgono in epoche diverse, la loro unità è costituita da un’antica pianta di ginkgo biloba che troneggia nel giardino di un campus universitario tedesco. La regista (anche sceneggiatrice) esplora il legame tra uomo e natura attraverso tre personaggi: uno scienziato chiamato a tenere una conferenza confinato nel campus per colpa del Covid, la prima universitaria donna in un ateneo tedesco (nonché fotografa) e una coppia di universitari degli anni Settanta. Ambientazione nell’antica città di Marburg, in Germania, dove è stato girato il film, oltre a Colonia. Ogni personaggio compie una scoperta determinante per capire la vita delle piante e le loro relazioni con l’ambiente esterno. La scoperta dei pattern segreti dell’universo nascosti in ogni pianta grazie alla fotografia, un ragazzo che cresce prendendosi cura di un geranio e scoprendo la sua sensibilità, infine uno scienziato di Hong Kong che fa un esperimento su un antico ginkgo biloba. La fotografia cambia per ogni periodo storico, anticata e in bianco e nero nel 1908,  sfumata in toni psichedelici nel 1972 (il segmento ricorda un film della nouvelle vague), più ordinaria e dai toni accesi nel 2020. Grande cast, basti citare Tony Leung (la parte è stata scritta proprio per averlo nella produzione) e Léa Seydoux. Un film originale, di grande potenza visiva e dal fascino poetico. Premio FIPRESCI e Premio Mastroianni a Luna Wedler. Selezionato come film ungherese candidato agli Oscar. In provincia di Grosseto visto al Cinema Astra di Follonica, inserito nel ciclo Cinema d’Autore. La pellicola è molto lunga (145’) e racconta davvero poco, ma è così ben girata che non stanca, al punto che quando termina si avrebbe voglia di lasciarsi ancora andare al fascino di immagini evocative, seguendo una colonna sonora suggestiva che passa dai toni sinfonici ai boleri spagnoli. Consigliato, soprattutto su grande schermo.

Regia, Soggetto, Sceneggiatura: Ildikó Enyedi. Fotografia: Gergely Pálos. Montaggio: Károly Szalai. Effetti Speciali: Béla Klingl. Musiche: Gábor Keresztes, Kristóf Kelemen. Scenografia: Imola Láng. Costumi: Peri de Braganҫa. Trucco: Aurelie Cerveau. Produttori: Reinhard Brundig, Mónika Méos, Nicolas Elghozi, Morgane Olivier, Meng Xie. Case di Produzione: Pandora Filmproduktion, Galatée Films, Inforg-M&M Film, ZDF/Arte, Arte France Cinéma. Distribuzione (Italia): Movies Inspired. Lingua Originale: Tedesco, Inglese. Paesi di Produzione: Germania, Francia, Ungheria. Anno: 2025. Durata: 145’. Dati Tecnici: B/N e colori; rapporto: 1,85:1. Genere: Drammatico. Interpreti: Tony Leung Chiu-Wai (Tony), Luna Wedler (Grete), Enzo Brumm (Hannes), Sylvester Groth (Anton), Johannes Hegemann (Thomas), Marlene Burow (Gundula), Léa Seydoux (Alice), Martin Wuttke, Rainer Bock.

Gordiano Lupi

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