Sebastian Fitzek – Mimica

La prima cosa che viene meno, in Mimica di Sebastian Fitzek, non è la memoria della protagonista, è la fiducia in quello che sta accadendo.
Hannah Herbst si risveglia legata in una stanza d’albergo, con un vuoto recente nella mente e un corpo che porta i segni di un intervento chirurgico. Da quel momento in poi, tutto quello che entra nella narrazione porta con sé una possibilità di errore. Non perché manchino i fatti, ma perché ogni fatto può essere stato deformato. È qui che Fitzek imposta il suo gioco, senza nasconderlo troppo, non si tratta di scoprire la verità, ma di capire quanto sia instabile.
La scelta di affidare questa deriva percettiva a una protagonista che, per mestiere, sa riconoscere la menzogna è tutt’altro che decorativa. Hannah legge i volti, intercetta le micro-espressioni, smonta le bugie degli altri, eppure, non riesce più a leggere se stessa. Questa contraddizione è il centro del romanzo, più la storia procede, più diventa evidente che la competenza non protegge dalla perdita di controllo, anzi la rende più dolorosa.
L’intreccio si muove su più livelli, ma resta sempre agganciato a questa frattura, un omicidio familiare, una confessione che non regge, un video che collega Hannah al caso in modo diretto. Gli elementi del thriller ci sono tutti, ma non funzionano come attrazione principale, servono piuttosto a comprimere la percezione, a restringere lo spazio di interpretazione. Ogni informazione arriva già incrinata, e il lettore è costretto a rinegoziare continuamente ciò che pensa di aver capito.
A metà lettura il disegno comincia a farsi riconoscibile, senza rivelarsi in modo eclatante ma abbastanza da orientare lo sguardo del lettore, ed è proprio lì che il romanzo attraversa un passaggio delicato, perché quella prima intuizione potrebbe svuotare la tensione e invece finisce per trasformarla, spostando l’attenzione dal “cosa succede” al “come viene condotto fino in fondo”; è in questo slittamento che emerge il controllo di Sebastian Fitzek, perché anche quando l’effetto sorpresa si attenua, la struttura continua a reggere, il ritmo non si allenta e la pressione narrativa resta costante.
Qualche forzatura si avverte, perché alcuni snodi spingono la plausibilità al limite e la densità degli eventi, a tratti, sembra cercare l’eccesso più che una reale necessità narrativa, ma non è su questo piano che il romanzo si gioca davvero. Mimica trova la sua forza quando lavora sulla percezione e mette in crisi il rapporto, mai del tutto stabile, tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere.
La scrittura è asciutta, mirata, costruita per sostenere il movimento della storia, non cerca di farsi ricordare, ma di tenere il lettore dentro uno stato di allerta continua. E in questo riesce.
Alla fine, non resta tanto la trama, quanto una sensazione più sottile e cioè l’idea che il punto di rottura non sia negli eventi estremi, ma in qualcosa di più quotidiano e difficile da controllare: la nostra capacità di interpretare il reale. Quando quella si incrina, tutto il resto perde consistenza, ed è proprio lì che il romanzo continua a lavorare, anche dopo l’ultima pagina.

Citazioni tratte da: Mimica di Sebastian Fitzek

Secondo Hannah, invece, era possibile iniziare l’esercizio dell’empatia già in tenera età. Del resto, lo studio della mimica facciale altro non era che l’apprendimento dell’interpretazione dei sentimenti dell’interlocutore, senza che venissero espressi a parole.

Uccidere una persona è facile, dichiarò una volta un serial killer. Difficile è convivere con ciò che si è fatto.

«Sa come il cervello umano memorizza i ricordi?».
Sotto forma di singole impressioni sensoriali collegate tra loro in una rete neurale, pensò la donna tra sé e sé. Ecco perché le persone muovevano gli occhi quando si chiedeva loro cosa avessero mangiato a colazione. Rivivevano la situazione al tavolo della cucina, rivedevano la ciotola con i cereali e il bicchiere di succo d’arancia, e in quel modo erano in grado di costruire il ricordo.

«Allora conosce anche i modi per rievocare i ricordi perduti».
«Il metodo del Memory», rispose lei, con voce piatta. Una strategia utile anche per ritrovare le chiavi di casa: basta mettersi nello stesso luogo e nella stessa posizione dell’ultima volta in cui le hai tenute in mano. Nel corridoio, ad esempio, quando le hai estratte dalla tasca, rivolgendo di nuovo lo sguardo agli oggetti che avevi sott’occhio in quel momento.

Titolo: Mimica
Autore: Sebastian Fitzek
Prezzo copertina: € 19,00
Editore: Fazi
Collana: Darkside
Traduttore: Ronchi E.
Data di Pubblicazione: 8 luglio 2025
EAN: 9791259677266
ISBN: 1259677265
Pagine: 348

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

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