Intervista a: Raffaele Manduca – Restò solo voce


“Queste voci, questi silenzi, questi orizzonti, questi giorni sono figli della notte e dell’ombra; a lungo hanno combattuto con la solitudine e, quasi radendo il montare dell’onda, hanno fatto muro all’assenza. Ora, però, sono senza passato: non dicono ricordi, alcuna fattezza, nessun volto; appartengono solo a chi vorrà leggerli, specchio a qualsiasi occhio, riflesso di ogni sguardo.”

A cosa si riferiscono i versi?

“In realtà questi versi oltre che della notte e dell’ombra, della solitudine, come dicevo in altra intervista, sono anche frutto della cura e dell’attenzione di cui solo l’amicizia è capace; ma sono figli della notte perché sono stati strumento e spartito del dolore, dell’amore, della speranza in un presente incerto e oscuro, povero di santi e dove l’orizzonte brulicava continuamente di grigio. Per anni sono stati come i sogni, una specie di di brusio appena confuso con le onde della mia vita, ma hanno sempre fatto argine alla chiacchera senza senso di cui il quotidiano è intriso. Sono stati preghiera ma pure urlo, un modo di sentire e patire l’ansimo lancinante dell’umano, che è dentro di me, che è la mia storia. Nel verso ho sentito, incontrato forse per un attimo ho compreso; l’ho fatto ascoltando il silenzio come l’albero che spera la luce ma anche come il mare che sa che, prima o poi, arriverà la tempesta. La poesia è stata così per me assoluto inutile non senso, quasi come la stesso esistere, una parola inadeguata, la coscienza impotente che si ostina sul mistero consapevole però della sua estraneità e della sua indicibilità, vana come la vita, ma come della vita stessa non ho potuto farne a meno.”

Professore di Storia Moderna presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina, ricercatore, autore di numerose pubblicazioni e monografie, ora poeta. Cosa hanno in comune i tuoi diversi profili?

“Hanno in comune la storia, la mia storia, il mio modo di sentire l’umano, quei volti dell’umano non traducibili in soli numeri e formule. Un grande ricercatore come March Bloch diceva che il buon storico somiglia all’orco della fiaba: là dove fiuta carne umana, là sa che è la sua preda. Bene per mestiere io sono alla costante ricerca di sangue umano nel passato e nella storia mentre con questo testo la mia indagine si è indirizzata verso un tentativo di veicolare un senso profondo dell’esistere attraverso uno sforzo di scavo, di autoanalisi che, partendo dalla cognizione del dolore propria alla condizione umana, tenta e spera di arrivare a rintracciare momenti di luce e di speranza che il verso prova ad esprimere soprattutto nella forma più breve dove la ricerca dell’attimo e della suggestione folgorante si avvale anche degli strumenti arditi del linguaggio.”

Titolo: restò solo voce
Autore: Raffaele Manduca
Prezzo copertina: € 15.00
Editore: Nulla Die
Data di Pubblicazione: marzo 2022
EAN: 9788869154522
ISBN: 8869154521

Raffaele Manduca insegna Storia moderna presso il DICAM dell’Università degli Studi di Messina. Tra le sue pubblicazioni La Sicilia, la Chiesa, la storia. Storiografia e vita religiosa in età moderna, 2012; Le chiese lo spazio gli uomini. Clero e istituzioni ecclesiastiche nella Sicilia moderna, 2009. Scrive per il quotidiano la Sicilia di Catania e coordina la pagina Facebook @costruirestorie, dove assieme a studenti e dottorandi si occupa di divulgazione di contenuti storici e letterari sui social media. Restò solo voce è la sua prima silloge poetica, anche se alcune sue liriche sono presenti in pubblicazioni antologiche in occasione di premi letterari cui ha partecipato.

Antonella Santarelli

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