Milena Contini, poetessa, narratrice e saggista

l’abbraccio muscoloso di un saguaro
volo di unicorni arcobaleno
dentro il peyote mattutino
afferro piano il languido coraggio
di arrendermi alle incerte anomalie del deserto
abbandonata sopra una duna
i granelli di sabbia tra i capelli
nei piedi lungo la schiena tra le cosce
e diventa naturale ammettere
che tu puoi fare quello che vuoi con me
dentro il letto e anche fuori
puoi regalarmi una lumaca a natale
senza pacchetto né biglietto
puoi stare ore seduto lungo un fiume
senza dirmi a cosa pensi
puoi dimenticare chiavi
guanti marsupio il giorno del nostro anniversario
e soprattutto puoi passeggiare
lungo i sentieri più scuri della mia anima
senza bisogno di accendere la luce

Stupisce sempre per la splendida vastità della sua scrittura e per la quantità/qualità degli interventi culturali dispiegati Milena Contini. Docente universitaria, conduttrice della trasmissione 1000 cose da dire per la radio dell’Università di Genova, curatrice della collana Immortali presso la casa editrice DelosDigital, poetessa, narratrice, saggista (settecentista e, con ogni probabilità, una delle massime autorità per quel che concerne il Futurismo). Orizzonti infiniti, i suoi, di ricerca e curiosità.
In caso di pioggia (Rayuela Edizioni, pp. 174, euro 16) è la sua prima organica raccolta di poesie, in cui è raccolta la ricca produzione sparsa dal 2004 fra antologie e riviste, implementando la silloge con vari inediti. Un libro che era atteso dai tanti suoi estimatori, poiché la poesia di Milena non lascia mai indifferenti, fra accensioni, esplorazione della realtà più minuta e profonda; uno sguardo acuto, spiazzante, controcorrente perché non affetto e afflitto da stereotipi o banalità, antiretorico per eccellenza, che sa andare oltre, fra sensi e sentimenti; una vista/visione indagatrice senza preconcetti. In uno stile peraltro altamente personale, levigato nella forma e pieno, scintillante.

Arduo davvero trovare chi, come te, sappia coniugare un vastissimo sapere e un’autorevolezza accademica con una veste creativa e un’immaginativa di formidabile impatto…
Erubesco… (Arrossisco, N.d.A.)

Peraltro la tua capacità di scrittura si dispiega brillantemente nei più vari ambiti: saggistica, poesia e narrativa. O forse privilegi uno fra questi?
Preferisco la poesia, sia da leggere sia da scrivere, perché con un solo verso si può fare il giro dell’universo e attraversare ogni era. Contemporaneamente. Con la prosa questo non accade (perlomeno non accade a me).

La pulsante presenza di Eros
Una delle mie aspirazioni è parlare della vita. Ecco, l’erotismo è il primo atomo della vita. Il desiderio di mescolare il proprio DNA con quella persona e con nessun’altra. Questo è l’eros, altrimenti parliamo di sesso e a me il sesso non interessa (l’allitterazione è involontaria).

E Thanatos è forse un’altra pulsione?
Non faccio mistero della mia attrazione quasi ossessiva verso il dialogo tra vita e morte. Lo testimoniano gli splendidi animali imbalsamati che affollano la mia abitazione. La morte è la vita al contrario.

Potresti definirti una viaggiatrice stanziale?
Non credo. Viaggio più con la mente che con il corpo, certo. Ma tendo a smarrirmi in entrambe le dimensioni… Ecco, magari più che viaggiare, vago.

La scrittura in minuscolo, la quasi totale assenza di punteggiatura e di titoli: scelta stilistica e/o simbolica?
Non so rispondere in modo razionale a questa domanda. Posso solo dirti che la prima volta che ho letto una poesia (credo di Bukowski) tutta in minuscolo mi sono quasi scandalizzata, ma poi non mi è più stato possibile inserire le maiuscole. I titoli, invece, non fanno quasi mai per me. A volte risco a dare un titolo alla giornata che sto vivendo (spesso poco lusinghiero), ma con le poesie è più difficile.

Per scrivere le tue poesie… a mano o con il PC?
Su quello che capita a tiro. Non ho preferenze di supporto, anche se devo ammettere che il PC è più comodo, perché capita che io non riesca ad autodecriptare i miei geroglifici vergati in fretta e furia su un foglio in metropolitana… e pensare che sarei una filologa. Champollion scuoterebbe la testa, deluso.

Tendenzialmente i tuoi testi poetici non sono mai estremamente lunghi. Nella loro brevità, talora apparente frammentarietà, i versi paiono scolpiti, formalmente eleganti (e abbaglianti) e, al tempo stesso, con un potente pathos…
Amo la forma breve. Tendo a sottrarre, a nascondere, a coagulare. C’è un mondo sotto il mio tappeto.

Il contrasto tra ragione e sentimento o della loro ricombinazione…
Magari fosse solo una questione binaria o ternaria. Nella mia testa (e nei miei testi) c’è molta più confusione. Numeri a più zeri, tanto per intenderci. Quanto a Ragione e sentimento, ho detestato quel romanzo dalla prima pagina all’ultima. Non c’entra nulla, ma ci tenevo comunque a specificarlo.

Settecentista e marinettiana, due estremi? Come impattano sulla tua ispirazione poetica, se impattano…
Impattano eccome: il Settecento con la sua carica anticonformista e Marinetti… be’, lui s’insinua sempre. Anche, anzi soprattutto, quando non voglio. Mannaggia!

A proposito di quest’ultima… come nasce? Un impeto? O è anche costruzione? A me, per esempio, pare che le poesie escano dalla gola come un filo o come un secchio da un pozzo profondo. Tu hai un’immagine per raccontare la genesi dei tuoi lavori?
Nascono come funghi sull’Appennino ligure. Alcuni sono commestibili, altri velenosi. Selezionando quelli buoni, potrebbe venire fuori un risotto niente male (almeno spero).

La tua sottile e tanto sapiente arte della dissacrazione… Ti offenderesti se qualcuno osasse parlare della tua poesia come minimalista?
Affatto, anzi lo prenderei come un complimento. Ambisco a dire molto con poco (quando sono di buon umore m’illudo di riuscirci).

Perché In caso di pioggia?
Il titolo è legato alla mia meteodipendenza (controllo le previsioni del tempo in continuazione e non solo quelle del posto in cui mi trovo…). È una sorta di vaticinio tascabile: qualcuno che ti dice cosa accadrà nel futuro, con un margine di errore (spesso e volentieri) irrisorio. Mica male!

Sezione Poesie in castigo-Quelle che un tempo facevano parte della raccolta, ma poi si sono comportate male
Sono poesie che, ai miei occhi, presentano irresistibili imperfezioni. Un po’ come quando in classe si finisce per preferire il più asino. Con buona pace degli asini, animali che adoro.

Posto che etichettare e catalogare non è mai un buon esercizio, se potessi dare degli aggettivi alla tua poesia quali useresti?
Non saprei definirla. Sono troppo coinvolta per giudicarla con lucidità. Posso solo dire che vorrei fosse saporita, mordace e, insieme, orgogliosamente fragile.

Ma ti piacciono la Beat Generation e Bukowski?
La Beat mi piace per quello che ha rappresentato, ma confesso che con alcuni suoi rappresentanti non è stato un colpo di fulmine. Quando lessi On the Road la prima volta ricordo che pensai Tutto qui? Poi ho imparato ad apprezzarlo, ma, appunto, ho imparato, non è stata un’affinità spontanea. Quanto a Bukowski… Che dire? Se dovessi portarmi un libro all’inferno, sarebbe suo. Non importa quale. Lo amo. Lo amo quando è Bukowski e quando fa Bukowski, perché nessuno fa Bukowski bene come il Bukowski originale.

Sei una intellettuale giovane, ma, nel contempo, di lungo corso. Che cosa consiglieresti ai giovanissimi che si accingono all’impervio cammino del poeta?
Potrei esortarli a godersi il viaggio con le sue inevitabili derive e, soprattutto, a rincorrere il prossimo verso senza allacciarsi le scarpe (inciampare può essere molto poetico), ma penso di non essere la persona più adatta a dare consigli. Sono, fondamentalmente, un disastro, quindi, da me possono emergere, con una certa probabilità genetica, suggerimenti disastrosi.

Ti convince l’idea della poesia come messaggio? Oppure…
La poesia è il messaggio per eccellenza. Non so se pubblicherò mai un altro libro di poesie, ma sono certa che lo intitolerei Tentativi di dire qualcosa.
Talvolta mi chiedono cosa sia la poesia. Be’… domanda facile, no? Comunque oggi ho l’incoscienza di provare a balbettare una risposta. Hai presente una metropolitana affollata? Rumore. il nervosismo delle sette di sera. Un gruppo di stranieri alticci. Tifosi del nonsapreipronunciarlo, che intonano un coro da stadio. Odore di umanità stanca e sudata. Un monopattino elettrico di traverso. Zaini come carapaci su schiene depresse. Qualcuno che urla al cellulare. All’ennesima fermata sale una coppia di anziani. Abiti decorosi senza essere eleganti.. Filo di perle per lei. Cravatta leggermente allentata lui. Nessuno si degna di farli sedere. La metrò ferma di colpo, Si sorreggono a vicenda per non cadere. Sono pressati dall’onda della calca. Lui, trovandosi la moglie a un millimetro dalle labbra, la bacia leggermente su una guancia. Con timidezza. Come fosse la prima volta. Lei gli risponde con un sorriso. Il marasma m’impedisce di vedere più in giù delle loro teste, ma ho la certezza che si tengano per mano. Ecco… forse è questa la poesia, trovare il coraggio di amarsi  dentro un vagone puzzolente e strapieno, alle sette di sera.

Milano nel tuo mondo poetico è una quinta o qualcosa di più?
È la prigione tentacolare dove mi hanno trascinata a sei anni, strappandomi alla mia Liguria. Poi quella prigione ha iniziato a piacermi e sono cominciati i guai…

Lo stato della poesia nel presente del Bel Paese
Non posseggo una visione a 360 gradi, ma mi capita sempre più di constatare molta (troppa!) autoreferenzialità e il vizio diffuso di scrivere tanto e leggere poco. Un trincerarsi dentro gruppi e gruppettini, perdendo di vista la linea dell’orizzonte. Mi succede di scovare la poesia più interessante negli angoli dove non ti aspetti di trovarla, celata sotto cumuli di vita.

lo sbadiglio è solo un urlo breve e muto
una risata venuta male
un morso insoddisfatto
una parola abortita in gola
una palestra per le mascelle
il letto per la malattia il sonno o l’amore
porta la tua sofferenza a spasso nel parco
ricordati di dimenticare il guinzaglio
lancia la pallina sempre più lontano
e a un certo punto vai via di corsa
un accalappiaffanni
la porterà in una gabbia
insieme a tutte le altre lacrime
abbandonate dai loro padroni

A dimostrare la propria prolificità e versatilità, la scrittura ispirata, è di recente uscito il romanzo storico dagli innumerevoli fascinosi spunti e suggestioni che Milena ha firmato con Michela Martignoni: La Bella Costa (Solferino, collana Affreschi, pp. 256, euro 18).
Per sorprenderci sempre.

Alberto Figliolia

Share

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.