Mark Frutkin – L’artista e l’assassino

Quando ho iniziato L’artista e l’assassino di Mark Frutkin, pensavo di trovarmi davanti a un thriller storico costruito intorno alla vita inquieta di Caravaggio e al mistero che ancora circonda la sua morte. Il romanzo prende invece una direzione più ampia e ambiziosa, nella quale la tensione narrativa diventa il modo per avvicinarsi all’uomo dietro il pittore e soprattutto a quella zona difficile da comprendere in cui la capacità di creare bellezza può convivere con la violenza.
Siamo nella Roma dei primi anni del Seicento e Caravaggio sta lavorando alla Vocazione di San Matteo. Tra gli uomini che posano per lui Frutkin inserisce Luca Passarelli, personaggio di fantasia, cresciuto nella miseria e diventato assassino a pagamento. Il loro incontro nasce dal contrasto tra chi crea e chi distrugge, ma andando avanti quella distanza diventa meno netta, soprattutto quando emerge la violenza che appartiene anche alla vita di Caravaggio.
Frutkin sceglie di inserire un personaggio immaginario dentro una biografia in gran parte documentata e usa Luca Passarelli per abitare gli spazi che la Storia ha lasciato irrisolti. Della vita di Caravaggio conosciamo le risse, l’uccisione di Ranuccio Tomassoni, la fuga da Roma e gli anni dell’esilio tra Napoli, Malta e la Sicilia; la sua morte, invece, continua a sfuggire a ogni certezza. È proprio in quella zona d’ombra che il romanzo trova la sua libertà, trasformando l’incertezza storica in possibilità narrativa.
L’alternanza delle loro vicende ci permette di osservare Caravaggio attraverso gli occhi dell’uomo incaricato di ucciderlo. Luca non resta un semplice antagonista, ma diventa il riflesso più oscuro del pittore. Caravaggio guarda un volto per trasformarlo in arte, Luca guarda un uomo per decidere quando togliergli la vita. Tra i due nasce un parallelismo inquietante, perché la stessa intensità dello sguardo può dare origine tanto alla creazione quanto alla distruzione.
Il titolo acquista così un significato meno scontato, perché l’uomo destinato a togliere la vita all’artista riceve proprio dall’artista una forma di immortalità.
La stessa ambiguità attraversa il modo in cui viene raccontata la pittura di Caravaggio. La luce, elemento fondamentale della sua opera, non serve a rendere più belli i corpi che illumina, ma a mostrarli nella loro concretezza. Poveri, prostitute, uomini segnati dalla fatica entrano nel sacro senza perdere la propria materia e proprio questa fedeltà alla realtà rende la sua pittura così dirompente. Frutkin sembra trasferire lo stesso principio ai suoi personaggi, sui quali fare luce non significa assolvere, ma vedere meglio anche ciò che vorremmo non vedere.
La figura di Caravaggio porta allora il romanzo verso una riflessione che supera la ricostruzione storica, perché la grandezza dell’opera non rende necessariamente grande l’uomo che l’ha creata. Il talento non purifica chi lo possiede e la bellezza prodotta non cancella la responsabilità di chi l’ha generata. Possiamo ammirare qualcuno capace di vedere nel mondo ciò che gli altri non riescono a vedere e trovarci contemporaneamente davanti a un uomo incapace di governare la propria violenza. Frutkin non risolve questa contraddizione e fa bene a non farlo, perché probabilmente è proprio la nostra necessità di separare il genio dall’uomo a impedirci qualche volta di comprenderli entrambi.
Dove il romanzo mi ha convinta meno è nella quantità di conoscenze che Frutkin sente il bisogno di portare dentro la narrazione. La ricerca storica è accurata e la competenza dell’autore evidente, ma proprio per questo avrei preferito che rimanessero maggiormente nascoste. In alcuni passaggi ho percepito l’informazione prima della storia, come se qualcosa venisse raccontato perché il lettore doveva conoscerlo e non perché nascesse naturalmente da ciò che il personaggio stava vivendo.
Una buona ambientazione storica, almeno per me, funziona pienamente quando dimentico che qualcuno ha dovuto studiarla per raccontarmela.
Anche come thriller, L’artista e l’assassino è lontano da ciò che solitamente cerco nel genere, perché Frutkin costruisce la suspense più sull’attesa che sul ritmo e sui colpi di scena. Non mi ha coinvolta quanto speravo, ma gli riconosco una costruzione intelligente e una prospettiva originale su Caravaggio, soprattutto quando lascia emergere le sue contraddizioni senza cercare di spiegarle.
Chiusa l’ultima pagina, Caravaggio rimane difficile da ricondurre a un’immagine definitiva, e forse va bene così. Il talento può consegnare un uomo alla storia senza renderlo migliore dell’uomo che è stato.

Titolo: L’artista e l’assassino
Autore: Mark Frutkin
Prezzo copertina: € 18,00
Editore: Les Flâneurs Edizioni
Collana: Canada
Data di Pubblicazione: 30 gennaio 2026
EAN: 9791254512470
ISBN: 1254512470
Pagine: 272

Citazioni tratte da: L’artista e l’assassino di Mark Frutkin

La fame è così – prima si riempie lo stomaco, poi ci si preoccupa del peccato e della salvezza. (pag 16)

Non possiamo sempre controllare i pensieri che affollano la nostra mente mentre osserviamo la testa mozzata di un vecchio amico. (pag 18)

Mi volto verso il monaco: «In cosa credeva, quest’uomo, per meritare di soffrire e di essere torturato in questo modo?».
Lui rispose: «L’eretico credeva che l’anima risiedesse in tutto il corpo, nelle ossa, nel sangue, nel cuore. Non è assurdo?».
«Non saprei. Ho sempre avuto difficoltà a trovare la mia anima». (pag 37)

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

 

Share

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.