Marco Mondini – Roma 1922. Il fascismo e la guerra mai finita

Di particolare interesse
Fra tanti saggi storici sull’avvento del fascismo in Italia questo di Marco Mondini è di particolare interesse, poiché non si limita a ricostruire esaurientemente il fatto, ma lo considera come il risultato di una lunga e mai risolta continuità bellica. In buona sostanza viene dimostrato come il fascismo non nasca per caso nel 1922, ma come continuità di una cultura della violenza sorta e consolidata nel corso della Grande Guerra.
Mondini sostiene che la cosiddetta marcia su Roma sia la conclusione di sette anni di guerra, quelli che vanno dal 1915 al 1918 combattuti contro gli austriaci, e quelli che vanno dal 1919 al 1922 caratterizzati dagli scontri progressivi dei fascisti con le sinistre, al fine di imporre con il terrore la propria presenza.
La violenza, che aveva caratterizzato il periodo bellico, per taluni divenne la regola anche successivamente, con bastonature, spedizioni punitive, non di rado con efferati omicidi.
Il concetto di vittoria mutilata, ripetuto ossessivamente, era il carburante che serviva ad alimentare il fuoco della violenza, e i reduci ne furono i principali destinatari, in cui il fascismo poté attingere a piene mani, un fenomeno in cui l’insoddisfazione e la voglia di riscatto si trasformò in militanza politica, come del resto accadde anche in altri paesi che avevano partecipato al conflitto.
Agli inizi il fascismo si dimostrò un fenomeno dilettantesco, con frequenti improvvisazioni e continue tensioni interne, derivanti da rivalità che non verranno mai meno anche in seguito, a potere raggiunto e consolidato.
Con simili caratteristiche il nuovo movimento aveva ben poche possibilità di successo, ma contemporaneamente si constatarono problematiche esterne che ne agevolarono il successo, quali la complicità di non pochi settori dello Stato, la fragilità delle istituzioni e l’accettazione, quasi che fosse la normalità, della violenza politica.
Fu così possibile un colpo di stato atipico, in cui le forze rivoluzionarie non prevalsero, ma in cui fu la struttura decisionale dello stato a sovvertire il suo stesso ordine.
Nel libro è apprezzabile come Mondini ponga in risalto le due linee emergenti nel partito, con quella di Grandi che privilegia la legalità e quella di Balbo imperniata sulla violenza insurrezionale; nel mezzo, attesista, troviamo Mussolini, che tentenna fra prudenza e opportunismo.
L’esposizione dello storico, per quanto accademica, non è greve, pur restando precisa ed esauriente, un vantaggio non da poco per chi si accinge alla lettura, alla fine della quale ritrarrà la convinzione che la marcia su Roma non fu un fatto nato all’improvviso e senza un substrato, ma fu in pratica l’epilogo ultimo del primo grande conflitto mondiale.

Titolo: Roma 1922. Il fascismo e la guerra mai finita
Autore: Marco Mondini
Prezzo copertina: € 22,00
Editore: Il Mulino
Collana: Biblioteca storica
Data di Pubblicazione: 16 settembre 2022
EAN: 9788815299277
ISBN: 8815299270
Pagine: 288

Marco Mondini insegna storia dei conflitti all’Università di Padova, ed è ricercatore associato all’Istituto Storico Italo Germanico-FBK di Trento e all’UMR SIRICE (CNRS – Sorbona) di Parigi. Fa parte del direttivo dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne e del board editoriale di «1914-1918 online. The International Encyclopedia of the First World War». Tra i suoi volumi più recenti: Il Capo. La Grande Guerra del generale Luigi Cadorna (2017, premio Friuli Storia), I luoghi della Grande Guerra (2015), La guerra italiana. Partire, raccontare, tornare 1914-1918 (2014).

Renzo Montagnoli

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