Recensione: Lino Belleggia – Una girandola di coincidenze

Le coincidenze non esistono: indagine tra Roma e i suoi silenzi nel romanzo di Lino Belleggia
Con Una girandola di coincidenze. La seconda indagine del commissario Marco Paoluzzi, Lino Belleggia conferma la sua capacità di intrecciare il giallo procedurale con un’attenzione rara al contesto urbano e umano.
“Una girandola di coincidenze”, vincitore della sezione Romanzi del Premio CrimenCaffè 2024, è stato portato in libreria dai tipi di De Ferrari Editore. Potremmo subito dire che non si tratta di un semplice romanzo di genere: la costruzione narrativa rivela un equilibrio attento tra rigore dell’indagine e restituzione letteraria di Roma, città che diventa coprotagonista silenziosa ma imprescindibile. In appendice al testo, inoltre, si segnala l’inserimento del racconto breve di Stefano Dalpian, “Caccia al lupo”, vincitore alla sezione Racconti del sopraccitato premio.
Il commissario Marco Paoluzzi è il perno attorno a cui ruota la vicenda meticolosamente costruita da Lino Belleggia. Figura solida ma non idealizzata, il protagonista si distingue per un atteggiamento pragmatico, sospettoso verso le coincidenze e attento alle pieghe più sfumate delle storie che incontra. Non è l’eroe infallibile, ma un professionista segnato da esperienze personali che riaffiorano con discrezione, delineando un carattere tridimensionale. Insieme a lui, una moviola di personaggi perfetti narrativamente parlando, si muovono in squadra: Annalisa Baroni e Adriano Bergamelli, giovani e reattivi, capaci di imprimere ritmo alle operazioni; ma anche l’agente Spinelli, personaggio concreto e affidabile; Giovanni D’Angelo, veterano equilibrato e rassicurante. La coralità della squadra costruisce un tessuto realistico, in cui ogni figura ha un ruolo narrativo riconoscibile.
Belleggia affida la narrazione a una terza persona esterna, con focalizzazione prevalentemente interna sul protagonista indiscusso del romanzo, Paoluzzi, scelta che consente al lettore di seguire da vicino i ragionamenti e le percezioni del commissario, senza rinunciare a una visione d’insieme che abbraccia l’indagine nella sua complessità. La voce narrante – che spesso coincide con i sentimenti e il vissuto di Belleggia – è definita e riconoscibile, soprattutto sobria. Priva di intrusioni autoriali e in grado di costruire la suspense dalla prima all’ultima pagina, la scrittura di Belleggia accompagna i fatti con un’aderenza che privilegia la concretezza. Anche lo stile, allora, non può che distinguersi per chiarezza e misura. I dialoghi, numerosi, non si limitano a veicolare informazioni ma definiscono rapporti di potere, gerarchie, momenti di tensione o di alleggerimento. Sono rapidi, spesso segnati da battute brevi, e contribuiscono a creare il senso di realtà operativa tipico delle indagini. Le descrizioni non sono mai ridondanti: pochi dettagli accuratamente scelti bastano a restituire l’atmosfera di una scena o a imprimere un’immagine duratura. Così, un corridoio di metropolitana, un angolo di un parco romano o la penombra di una sagrestia si trasformano in luoghi riconoscibili, concreti e narrativamente efficaci.
Roma emerge come spazio narrativo plurale. Non è soltanto l’ambientazione, ma un organismo che modula toni e ritmi dell’indagine. La centralità della metro di Castro Pretorio, con i suoi spazi chiusi e il suo incessante passaggio di pendolari, produce una sensazione di claustrofobia. Villa Gordiani, parco urbano attraversato da linee di vita quotidiana, viene trasfigurato in scenario disturbante. La periferia con la sua chiesa e gli spazi di comunità, restituisce il contrasto tra sacralità e violenza. La città è colta nei suoi contrasti, dal cuore più frequentato alle zone marginali, e diventa parte integrante della costruzione del mistero.
“Una girandola di coincidenze” gioca costantemente con il tema del caso e delle connessioni. Le coincidenze, mai accettate come tali dal protagonista, assumono una funzione narrativa che mette in discussione l’idea di linearità: gli eventi non sono mai meri accostamenti fortuiti, ma tessere di un mosaico che richiede interpretazione. L’indagine diventa così anche un modo per guardarsi dentro e una riflessione sul metodo: come si costruisce una verità quando gli elementi sembrano non combaciare? Quale ruolo ha l’intuizione accanto alle prove materiali?
Dal punto di vista di genere, Una girandola di coincidenze appartiene al giallo procedurale, con un’attenzione costante agli aspetti tecnici dell’inchiesta: rilievi forensi, testimonianze, analisi delle scene del crimine. Tuttavia, non cede mai al tecnicismo freddo. Inoltre, l’aspetto investigativo è bilanciato da una sensibilità per i personaggi e per i risvolti sociali delle vicende, rendendo la nuova pubblicazione di Belleggia adatta a un pubblico che cerca tanto la tensione dell’enigma quanto la complessità dei contesti.
Belleggia costruisce un’opera che dialoga con le tradizioni del poliziesco ma se ne distacca per precisione ambientale e attenzione ai dettagli. L’intera trama si sostiene su un ritmo ben calibrato: alternanza di scene concitate e momenti più riflessivi, distribuzione sapiente dei colpi di scena, capacità di mantenere alta la tensione senza forzature.
Per concludere, Una girandola di coincidenze non è solo la prosecuzione delle avventure di Paoluzzi, ma la conferma di un autore che sa misurare il genere poliziesco con gli strumenti della letteratura: la città come personaggio, la squadra come comunità narrativa, il protagonista come figura complessa e credibile. È un romanzo che coinvolge e al tempo stesso invita a riflettere sul senso del caso, sulla ricerca della verità e sul ruolo che i dettagli — mai davvero insignificanti — giocano nelle nostre vite.

Manuela Tosse

Titolo: Una girandola di conseguenze
Autore: Lino Belleggia www.linobelleggia.com
Editore: De Ferrari editore
Genere: Investigativo, giallo procedurale
Anno di uscita: 2025

Lino Belleggia, nato e residente a Roma nel Rione Monti, ha costruito il suo percorso tra studi universitari e attività culturali che hanno affinato uno sguardo preciso e analitico. Laureato con lode in Lingue e letterature straniere moderne, ha conseguito un dottorato in Letterature di lingua inglese alla “Sapienza” di Roma, dedicando la sua tesi a Don DeLillo. Ha insegnato Lingua e Letteratura inglese e Letteratura angloamericana presso lo stesso ateneo e ha tradotto autori internazionali come Bill Morgan. Parallelamente, ha firmato testi teatrali rappresentati in teatri romani e milanesi. Dopo l’esordio nel giallo con Nessun proiettile potrà mai cancellare (2022), finalista e premiato in diversi concorsi, e la raccolta di racconti Vuoi che ti riscaldi un po’ di pasta di ieri? (2024), Belleggia torna al poliziesco con Una girandola di coincidenze, romanzo vincitore del Premio Crimen Cafè 2024.

 

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