L’eterno ricambio della materia: Jakob Moleschott dalla circolazione fisiologica all’antropologia politica del tardomoderno

Genesi evolutiva del materialismo dinamico e fondamenti archivistici

La traiettoria intellettuale di Jakob Moleschott (1822-1893) rappresenta una cerniera decisiva tra la disgregazione dell’idealismo classico tedesco e la nascita della fisiologia moderna. Cresciuto all’interno di un rigoroso perimetro umanistico e filologico, lo scienziato olandese individua fin dall’inizio della propria formazione ad Heidelberg il nodo inscindibile tra speculazione filosofica e verifica clinico-sperimentale. Nel frammento autobiografico dedicato alla giovinezza, Moleschott chiarisce la genesi della propria attitudine epistemica: «Io volevo studiare medicina e lo dovevo, peró non potevo abbandonare la filosofia. […] Fu per me evidente che ogni mia ora dedicata alla filosofia doveva approfondire le mie basi della medicina». Questa saldatura trova terreno fertile nella frequentazione di maestri della micro-anatomia e della fisiologia comparata come Tiedemann, Henle e Bischoff. In questo contesto, l’uso sistematico del microscopio acquisisce una portata sovversiva analoga alla critica della religione: Henle ottiene in ambito medico ciò che «in campo filosofico hanno ottenuto personaggi rispondenti ai nomi di Bauer, Strauss, Feuerbach». L’assimilazione dell’antropologia feuerbachiana conduce Moleschott alla formulazione del Trattato dell’alimentazione, per il popolo (1850). In quest’opera, la scomposizione della sostanza nutritiva si tramuta in istanza di liberazione sociale: «Soltanto se prospera l’operaio, può prosperare il lavoro. Ed il padrone che dà scarso nutrimento ai suoi operai perde più forza delle loro braccia di quanto gli costino i mezzi d alimento». Il principio trova la sua consacrazione nell’opus magnum La circolazione della vita (1852), dove Moleschott radicalizza il riduzionismo fisico-chimico. Opponendosi al provvidenzialismo di Liebig, l’autore decreta l’immanenza assoluta della materia autonoma, automatica e creatrice: «La vita non è il risultato di una speciale forza; è piuttosto uno stato della materia, basato sopra eterne proprietà». La percezione, il pensiero e la volontà si rivelano articolazioni potenziate della materia cerebrale. Moleschott sintetizza la celebre equivalenza tra fisiologia cerebrale ed economia politica: «Come lo scambio molecolare si può misurare […] dal numero dei globuli sanguigni […] così nei corpi dello Stato gli scambi si possono valutare pelle celeritá con cui le monete passano dall’una all’altra mano». Questa stretta interconnessione tra natura e società trova il proprio perno nel concetto di Stoffwechsel (il ricambio materiale o metabolismo). Il processo biologico si articola in due ramificazioni interdipendenti: da un lato, la sostanza nutritiva e il cibo subiscono una conversione bio-energetica nell’organismo; dall’altro, la materia cerebrale trasforma questa carica energetica in pensiero e in azione politica e sociale. Entrambi i vettori confluiscono nell’idea di una ‘circolazione statale’, una vera e propria equivalenza epistemica in cui i globuli sanguigni e il flusso monetario obbediscono alle medesime leggi di scambio e dinamismo. In seguito all’esilio accademico promosso dalle autorità del Baden, Moleschott approda a Zurigo, stringendo un sodalizio con Francesco De Sanctis. Il critico italiano ricorda l’atmosfera delle lezioni sull’Ariosto lungo il ponte sul Limmat, definendole «singolari, indimenticabili lezioni». Nel 1861, la chiamata di De Sanctis porta Moleschott sulla cattedra di Torino, avviando la sua naturalizzazione e il successivo ingresso al Senato del Regno nel 1876. La figura di Moleschott si sovrappone a quella di un intellettuale organico, capace di promuovere l’Igiene pubblica e la riforma della Facoltà filosofica. Nelle opere del XXI secolo, l’eredità moleschottiana viene letta come una cartina di tornasole della contemporaneità. Giorgio Cosmacini ne Il medico materialista (Laterza, 2005, VIII) sottolinea l’attualità del suo insegnamento, inteso come «ammaestramento alla consapevolezza dell’insorgenza naturale dell’uomo secondo un processo in cui la spontaneità biologica coincide con la necessità biofisica e biochimica». Sull’altro versante, Massimo Bucciantini in Esperimento e storia (Einaudi, 2018, 112) osserva che «il materialismo di Moleschott si trasforma in una prassi politica della scienza, in cui il laboratorio diviene il luogo primario di smantellamento dei dogmi sociali». Laura Sebastiani ne La materia pensante (Carocci, 2021, 45) rileva che «il riduzionismo moleschottiano non elimina la soggettività, ma la trasla allinterno dellinterazione energetica con lambiente circostante». Roberto Esposito in Pensiero vivente (Einaudi, 2010, 89) evidenzia come «il paradigma biopolitico italiano trovi in Moleschott lanello di congiunzione tra la fisiologia germanica e la costruzione dello Stato unitario». Infine, Telmo Pievani ne Limperfezione (Raffaello Cortina, 2019, 201) riconosce in Moleschott una figura chiave per comprendere «la transizione tra lanti-finalismo di matrice romantica e la piena assimilazione della rivoluzione darwiniana nellEuropa meridionale». I diversi ambiti speculativi toccati da Moleschott poggiano su precise basi lessicali germaniche che ne hanno determinato la ricezione contemporanea. Nel campo della fisiologia generale, il lemma fondativo Stoffwechsel definisce il metabolismo come motore dinamico sia dell’organismo che della vita sociale, anticipando i moderni modelli di Embodied Cognition e il superamento del dualismo tra anima e corpo. Sul piano epistemologico, la nozione di Kreislauf des Lebens (la circolazione della vita) sancisce l’immanenza della materia autonoma, priva di cause finali o provvidenziali, fondando i presupposti per le attuali teorie biopolitiche ed ecologico-materialiste. Infine, nell’ambito della neuro-fisiologia, la relazione tra Gehirn und Gedanke (cervello e pensiero) stabilisce un’identità funzionale tra processi neuro-chimici cerebrali e attività della volontà, ponendo le basi per il riduzionismo non eliminativista delle neuroscienze cognitive contemporanee.

Analisi critica dei meccanismi testuali, neuroscienze e politologia dellarte nella storiografia recente (2000-2026)

L’esame della fortuna critica di Moleschott negli studi compresi tra il 2000 e il 2026 rivela il superamento della tradizionale lettura che lo liquidava come esponente di un positivismo ingenuo. Attraverso l’impiego della critica letteraria analitica e dell’analisi pragmatica, la scrittura moleschottiana viene decodificata come un complesso dispositivo retorico fondato sull’uso performativo dell’argumentum a fortiori e sulla saturazione tropica. I suoi testi manifestano una costante oscillazione tra l’expositio scientifica e il registro della predicatio ideologica. I termini chiave in lingua originale – come Stoffwechsel (ricambio materiale), Kreislauf des Lebens (circolazione della vita) e Gehirn (cervello)- assumono la funzione di operatori concettuali destinati a produrre una eversione semantica nei confronti della terminologia idealistica. Dal punto di vista della sociologia e dell’antropologia dell’arte, la prosa di Moleschott agisce come una forma di produzione culturale ad alta carica politica. La descrizione del corpo biologico si trasforma in una rappresentazione dello spazio sociale. Le metafore circolatorie, in cui il flusso sanguigno equivale alla circolazione monetaria, trasfigurano la fisiologia in una teoria dell’accumulazione e del valore. Questo dispositivo concettuale demistifica le gerarchie sociali tradizionali, interpretando le disuguaglianze economiche come alterazioni patologiche del metabolismo collettivo. L’intero sistema epistemico di Moleschott si configura dunque come una struttura neuro-politica unitaria: la pragmatica testuale (che intreccia la dimostrazione clinica e la predicazione ideologica mediante concetti guida come Stoffwechsel e Kreislauf) si salda con un’antropologia sociale che interpreta il corpo biologico come spazio politico e collettivo. Da questo innesto scaturisce un paradigma neuro-estetico in cui il pensiero è concepito come una proprietà emergente e il dualismo cartesiano viene radicalmente rifiutato. Sul piano delle neuroscienze e della politologia dell’arte contemporanee, l’intuizione di Moleschott secondo cui l’attività intellettuale e la decisione volontaria costituiscono proprietà emergenti della complessa organizzazione cerebrale risuona con i recenti modelli del embodied cognitivism. Rifiutando il dualismo cartesiano, la prospettiva moleschottiana anticipa la decostruzione del concetto di autonomia del soggetto. Il pensiero non si configura come un’istanza trascendentale, ma come il risultato dinamico di processi di conversione energetica. Tale impostazione trasforma l’estetica e la teoria dell’arte in un’analisi delle reazioni neuro-sensoriali, collocando la produzione culturale all’interno del circuito delle necessità materiali dell’organismo. Analizzando i meccanismi testuali e le relative categorie di indagine, emerge con chiarezza la loro ricaduta socio-politica. Sotto il profilo della pragmatica e della critica analitica, l’uso antifinalistico dei termini Stoffwechsel e Kreislauf garantisce una sistematica sovversione della semantica idealistica e teologica. Nel campo della sociologia e dell’antropologia dell’arte, la trasposizione metaforica del flusso sanguigno in circolazione monetaria traduce la fisiologia organica in una vera e propria teoria dell’uguaglianza sociale. Infine, per quanto concerne il nesso tra neuroscienze e politologia, la riduzione della volontà (Wille) a un processo intimamente neuro-cerebrale opera uno smantellamento definitivo del dualismo cartesiano, ponendo le basi per una radicale ridefinizione del concetto di cittadinanza.

Conclusioni

La figura di Jakob Moleschott emerge come quella di uno scienziato capacissimo di collegare la medicina pratica con la passione per il cambiamento sociale. Il suo pensiero si basa su un’idea semplice e potente: tutto ciò che esiste è fatto di materia in continuo movimento, e non servono forze mistiche o spiegazioni religiose per comprendere la vita, il cervello o la società. Attraverso lo studio dell’alimentazione e del metabolismo, Moleschott dimostra che il benessere fisico dei lavoratori è la condizione indispensabile per lo sviluppo della cultura e della politica. Il suo trasferimento in Italia e il suo lavoro universitario e parlamentare mostrano come la ricerca scientifica possa trasformarsi in una concretezza civile. La scienza non è un insieme di regole chiuse nelle aule accademiche, ma uno strumento pratico per migliorare la salute pubblica, riformare le scuole e costruire una società più giusta. La storia del suo lavoro dimostra che le idee scientifiche hanno la forza di cambiare la società quando riescono a unire la precisione dell’esperimento con l’attenzione verso i bisogni concreti delle persone.

© Ivan Pozzoni

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