RecensioneTeatrale: La locandiera di Carlo Goldoni. Teatro Leonardo

Una Mirandolina di rosa shocking bardata, biondoplatinata e pop in una locanda fiorentina plasticata come un set d’illusioni. In scena al Teatro Leonardo lo spettacolo La Locandiera, Carlo Goldoni artefice, in una versione, assai rispettosa filologicamente ma contestualizzaza in una scenografia spaesante il giusto nell’accentuazione delle spasmodicità della contemporaneità, by Corrado D’Elia in veste di autentico mattatore. Peraltro D’Elia è un’assoluta garanzia, sempre. Un curriculum strepitoso, che indossi l’abito di regista, di attore o di autore. Navigante, esploratore ed affabulatore come pochi ve ne sono nel panorama teatrale e culturale italiano.
Comicità ed energia à gogo in questa Locandiera, temi seri, dialoghi frizzanti e tipizzazioni mai datate per una commedia che a distanza di secoli diverte e con il riso e il sorriso che suscita fa pensare. La lente dell’illuminista Goldoni, che, senza tradire ma innovando, s’allontanava dalle secche e dagli stereotipi della Commedia dell’Arte,  ingrandisce i difetti sociali di una nobiltà frusta e pone all’attenzione in modo inusitato la figura femminile. Mirandolina è la donna intelligente ed emancipata ante litteram. Il gioco della seduzione non è volgare, ma ironico, funzionale, affermazione di un principio. In sostanza, La locandiera del Goldoni è un capolavoro.
In un teatro, uno dei più storici di Milano, colmo nei suoi 500 posti alla prima, si è potuto assistere alle evoluzioni e acrobazie del Cavaliere di Ripafratta, misogino incallito che capitolerà all’astuto assedio dell’orgogliosa Mirandolina, che gioca al gatto con il topo, del Marchese di Forlipopoli, spiantato nobile di spada, del Conte d’Albafiorita, di recente aristocratico lignaggio in virtù degli zecchini d’oro, di Ortensia e Dejanira, comiche che si fingono dame, di Fabrizio, cameriere, segretamente innamorato della padrona. Un panorama sociale, nella sua apparente esiguità, quanto mai vasto.
L’incursione di Amoureux solitaires di Lio, nell’intercalare delle scene, è un altro piccolo colpo di genio. Tre atti che filano via con un gran piacere, grazie anche alla superba valentia degli attori.
“Da una parte archetipo e modello indiscusso di femminilità, dall’altra pragmatica e calcolatrice donna d’affari che conduce il suo gioco. Un orologio di precisione, così come lo aveva scritto Goldoni, in versione contemporanea. Il prezioso e atteso incontro tra un grande testo e un regista – Corrado d’Elia – dal personalissimo e incisivo punto di vista, ricrea sulla scena una Locandiera finalmente comica, ricca di energia, d’emozione e ritmo, di atmosfere e scambi esuberanti.”
In breve, godibilissimo.

Alberto Figliolia

LA LOCANDIERA di Carlo Goldoni. Teatro Leonardo, via Andrea Maria Ampére 1, Milano (M2-Piola). Fino al 19 febbraio. Con Marco Brambilla, Tino Danesi, Corrado d’Elia, Daniele Ornatelli, Gianni Quillico, Chiara Salvucci, Andrea Tibaldi. Regia: Corrado d’Elia. Costumi: Stefania Di Martino. Audio e luci: Matteo Gobbi. Foto di scena: Paolo Carlini. Organizzazione: Afra de Santi. Produzione Compagnia Corrado d’Elia.
Orari: martedì-sabato 20,30; domenica 16,30.
Info e prenotazioni: biglietteria@mtmteatro.it, tel. 0286454545.

 

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