Recensione: Joseph Roth – I cento giorni


Il tramonto di un mito
I cento giorni sono un periodo storico compreso fra il ritorno di Napoleone a Parigi dall’esilio all’isola d’Elba (20 marzo 1815) e la restaurazione della dinastia borbonica con Luigi XVIII (8 luglio 1815); in questo lasso di tempo il 18 giugno si svolse la celebre battaglia di Waterloo che vide la definitiva e irrimediabile sconfitta dell’Imperatore dei Francesi. Lo scopo di Roth, però, come egli stesso dice non è di scrivere una saggio storico e anche l’attribuzione generica di romanzo storico gli andrebbe stretta perché in effetti ha inteso mostrare il crepuscolo di un quasi onnipotente, spogliandolo delle vesti ufficiali affinché restasse solo l’uomo, con i suoi dubbi, le sue incertezze, le sue paure e la stanchezza che aggredisce chi ha ormai imboccato velocemente il tratto di discesa della sua parabola.  E’ un tramonto senza gloria, la fine di un mito di cui piano piano lo stesso Napoleone prende coscienza; é il grande generale che ha sempre cercato la battaglia, ma che ora, che gli viene imposta, lo trova riluttante, con un presagio di sconfitta che lo assillerà fino alle battute finali.
Il tempo inesorabile corre, ma non verso il sole di Austerlitz, verso le piogge, i terreni pantanosi di Waterloo e in questo susseguirsi veloce e implacabile di istanti si intreccia la storia dell’imperatore con quella di una sua lavandaia, Angelina. Lei, come tutte le donne di Francia, lo adora, è follemente infatuata di questo mito che va decomponendosi; c’è chi la dissuade di intestardirsi in un sentimento irragionevole, a maggior ragione ora che l’uomo Bonaparte è l’ombra di se stesso, ma inutilmente, e così entrambi saranno sconfitti. I cento giorni è un’opera dalla straordinaria potenza visiva, tanto da sembrare una pellicola cinematografica, ma questa caratteristica non è fine a se stessa, è semplicemente la cornice di un quadro di irresistibile bellezza, dove i cento giorni di un’epopea, in cui tutti credono illudendosi consapevolmente che i disegni del destino possano cambiare, scandiscono la fine di un’epoca prima ancora dell’esito di Waterloo nell’animo dei due protagonisti, l’astro che si spegne di Napoleone e la donna con le ali di Icaro che inutilmente cerca di raggiungere il suo Sole.
Imperdibile.

Titolo: I cento giorni
Autore: Joseph Roth
Prezzo copertina: € 14.00
Editore: Adelphi
Collana: Biblioteca Adelphi
Traduttore: Pocar E.
Data di Pubblicazione: dicembre 1994
EAN: 9788845911057
ISBN: 8845911055
Pagine: 224

Joseph Roth, giornalista e scrittore austriaco.
Cresce accanto alla madre nella casa del nonno, frequentando le scuole nella città natale. Nel 1916 si trasferisce a Vienna dove si iscrive all’università e dove pubblica i suoi primi racconti e poesie. Inizia, sempre a Vienna, l’attività di giornalista per poi svolgerla a Berlino. Nel 1925 si trasferisce a Parigi e durante questi anni scrive La ribellione (1924), Aprile. Storia di un amore (1925).
Il ritmo di vita intenso e disordinato, da una città a un’altra, e l’abuso di alcol si accentuano dopo che la moglie si ammala e viene ricoverata per una malattia nervosa. Da allora intensifica la sua attività come dimostrano i romanzi Zipper e suo padre (1928) e Giobbe. Romanzo di un uomo semplice(1930); quest’ultimo dà inizio a una serie di opere che gli danno fama anche in Italia soprattutto negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, nel clima di ripresa e di recupero della grande letteratura mitteleuropea, specialmente ebraica. Nel 1932 esce La marcia di Radetzky, considerato il propotipo del romanzo storico-realista, con cui Roth non si limita a rievocare nostalgicamente un passato al tramonto (quello dell’Impero austro-ungarico) ma descrive la saga della sconfitta progressiva dell’uomo nella storia, a causa della decadenza degli antichi valori.
Nel 1933, prima che si diffondesse la notizia della nomina di Hitler a cancelliere, Roth lascia nuovamente Berlino per recarsi a Parigi (prima tappa del suo esilio), a Zurigo, Marsiglia e in altre città europee. Continua la sua produzione di racconti e romanzi fino al 1939, anno della sua morte avvenuta a Parigi a causa di un collasso. Scompare quindi uno scrittore che ha dato corpo alla tragedia del “piccolo uomo”, austriaco o tedesco, piccolo-borghese o ebreo-orientale, tra la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico e l’avvento di Hitler.
Fonte: Dizionario Bompiani degli autori 2006

Renzo MontagnoliSito

 

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