Citazioni: Joël Dicker, La verità sul caso Harry Quebert


Citazioni tratte da: La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker

Ovunque possiate fuggire, i problemi che vi affliggono si infileranno nei vostri bagagli e vi seguiranno dappertutto.

I libri sono diventati un prodotto intercambiabile: la gente cerca un libro che le piaccia, che la rilassi, che la diverta. E se non sei tu a darglielo, lo farà il tuo vicino, e tu sarai pronto per il dimenticatoio.

Oltre a essere effimera, la gloria non è priva di conseguenze.

Il rimpianto è un concetto che non mi piace: significa il rifiuto di accettare ciò che siamo stati.

“Il secondo capitolo è molto importante, Marcus. Dev’essere incisivo, d’impatto.”
“In che senso, Harry?”
“È come nella boxe. Tu sei destro, e quando attacchi porti sempre avanti per primo il sinistro: con quello stordisci l’avversario, poi arriva la combinazione di destro con cui mandarlo al tappeto. È così che dev’essere il tuo secondo capitolo: un diretto sulla mascella dei lettori.”

“Vorrei insegnarti la scrittura, Marcus, non perché tu possa imparare a scrivere, ma affinché tu possa diventare uno scrittore. Scrivere romanzi non è una cosa da niente: tutti sanno scrivere, ma non tutti sono scrittori.”
“E come si fa a sapere di essere uno scrittore, Harry?”
“Nessuno sa di essere uno scrittore, Marcus. Glielo dicono gli altri.”

Per governare l’America ci vogliono i coglioni. E i coglioni degli elefanti sono più grossi di quelli degli asini: è un fatto naturale, è genetico…

La vita è una lunga caduta… La cosa più importante è saper cadere.

Perché credo che il tuo problema sia proprio questo: tu non hai ancora capito l’importanza del saper cadere. Ed è questo che finirà per rovinarti se non ti riprendi in tempo.

“Un testo non è mai perfetto. Al massimo c’è un momento in cui è meno imperfetto di prima.”

“Tu vuoi farmi parlare d’amore, Marcus, ma l’amore è complicato. L’amore è molto complicato. È la cosa più straordinaria e al tempo stesso la peggiore che possa capitare. Un giorno lo scoprirai. L’amore può fare molto male. Questo non significa che si debba aver paura di cadere, e soprattutto di precipitare nella voragine dell’amore, perché l’amore è anche bellissimo ma, come tutto ciò che è bello, abbaglia e fa male agli occhi. È per questo che spesso, dopo, si finisce per piangere.”

La malattia degli scrittori non è non poter più scrivere: è non voler più scrivere, ma non riuscire a farne a meno.

“Marcus, sai qual è l’unico modo per misurare quanto ami una persona?”
“No”
“Perderla.”

“Che la vita ha poco senso. E che scrivere dà un senso alla vita.”
“Proprio così, Marcus. Ed è l’errore che hai fatto qualche mese fa, quando Barnaski ti ha chiesto il nuovo libro. Ti sei messo a scrivere perché dovevi e non per dare un senso alla tua vita. Fate le cose solo per farle non ha mai senso: quindi era naturale che non riuscissi a scrivere neanche una riga. La scrittura è un dono non perché ti permette di scrivere correttamente, ma perché al consente di dare un senso alla tua vita. Ogni giorno qualcuno nasce e qualcun altro muore. Ogni giorno schiere di lavoratori senza nome vanno e vengono dentro edifici grigi. E poi ci sono gli scrittori. Credo che gli scrittori vivano la vita più intensamente degli altri. Non devi scrivere in nome della nostra amicizia, Marcus. Devi scrivere perché è l’unico modo per trasformare in un’esperienza giusta e gratificante questa minuscola, insignificante cosa che chiamiamo vita.”

“Devi preparare i tuoi testi come si fa con un incontro di boxe, Marcus: nei giorni che precedono il combattimento, devi allenarti solo al settanta per cento del tuo potenziale, per far crescere dentro di te la rabbia che lascerai libera di esplodere solo la sera dell’incontro.”
“Che cosa vuol dire?”
“Mi spiego: quando ti viene un’idea, invece di farne subito uno di quei racconti illeggibili che poi pubblichi sulla prima pagina della rivista che dirigi, devi tenerla dentro di te per darle modo di maturare. Devi impedirle di uscire, devi lasciarla crescere nella tua testa finché non senti che è arrivato il momento per svilupparla pienamente.”

La vita è fatta di scelte e bisogna saperle fare nell’ordine giusto.

“Nessuno è libero, (…) neanche i cacciatori dell’Alaska. E, soprattutto, non in America, dove i buoni americani dipendono dal sistema, gli inuit dipendono dai sussidi statali e dall’alcol, e i pellerossa sono liberi ma parcheggiati in quegli zoo per umani che chiamiamo riserve e dove sono condannati a ripetere la loro patetica e sempiterna danza della pioggia davanti a una platea di turisti. Nessuno è libero, ragazzo mio. Siamo tutti schiavi di qualcun altro. E di noi stessi.”

Impara ad amare i tuoi fallimenti, perché saranno loro a formarti. Saranno i tuoi fallimenti a dare sapore alle tue vittorie.

“La risposta è lì: non importa vincere o perdere, Marcus. Quello che conta è il percorso che fai tra il gong della prima quello finale. Il risultato del match, in fondo, è solo un’i zione per il pubblico. Chi ha il diritto di dire che hai perso. senti di aver vinto? La vita è come una corsa podistica, Marcus: ci sarà sempre qualcuno più veloce o più lento di te. L’unica cosa che conta, alla fine, è l’energia con cui hai coperto il tuo percorso.”

“Harry, com’è possibile trasmettere emozioni che non si sono vissute?”
“È esattamente il lavoro di ogni scrittore. Scrivere significa riuscire a sentire le cose con più forza degli altri e trasmetterle di conseguenza. Scrivere significa permettere ai propri lettori di vedere ciò che a volte non possono vedere. Se fossero solo gli orfani a raccontare storie di orfani, sarebbe un problema. Significherebbe che non potresti parlare di madri, di padri, di cani o di piloti d’aereo, né della rivoluzione russa, perché non sei né una madre né un padre, né un cane, né un pilota d’aereo, e non hai vissuto la rivoluzione russa. Tu non sei altro che Marcus Goldman. E se ogni scrittore dovesse limitarsi a sé stesso, la letteratura sarebbe di una tristezza spaventosa e perderebbe il proprio senso. Noi scrittori abbiamo il diritto di parlare di tutto, Marcus, di tutto ciò che ci tocca. E non c’è nessuno che possa criticarci per questo. Noi siamo scrittori perché facciamo in maniera diversa una cosa che tutti sanno fare: scrivere. In questo sta tutta la sottigliezza.”

Le parole sono importanti. Ma non scrivere per farti leggere: scrivi per farti capire.

“Adora l’amore, Marcus. Fanne la tua conquista più bella, la tua sola ambizione. Dopo gli uomini, ci saranno altri uomini. Dopo i libri, ci saranno altri libri. Dopo la gloria, ci sono altre glorie. Dopo il denaro, c’è ancora il denaro. Ma dopo l’amore, Marcus… Dopo l’amore, c’è solo il sale delle lacrime.”

Spesso la verità non è dove sembra e che non bisogna mai accontentarsi della prima impressione.

Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
Autore: Joël Dicker
Prezzo copertina: € 9.90
Editore: Bompiani
Collana: Tascabili narrativa
Traduttore: Vega V.
Data di Pubblicazione: giugno 2016
EAN: 9788845282676
ISBN: 8845282678
Pagine: 775

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