Recensioni Teatrali: Il Duce delinquente di Aldo Cazzullo


Rimbombano nella coscienza i nomi di Gobetti, Gramsci, Matteotti, Amendola, dei fratelli Rosselli e di Don Minzoni. Incarcerati, selvaggiamente pestati, assassinati in Italia o all’estero da squadracce o sicari, da manipoli di fanatici prezzolati.
Anche in tal modo si è affermata e consolidata la dittatura fascista: olio di ricino, manganello, intimidazione fisica, fino alla morte dell’avversario politico se necessaria alle ragioni del potere.
Dovrebbero rimbombare nella coscienza individuale e sociale quei nomi, soprattutto in quelle attutite, se non talora azzerate, da una profonda ignoranza storica, endemico male del nostro Paese, pur nato, nella sua forma repubblicana, da un empito e un’ispirazione antifascista.
I treni nel ventennio arrivavano in orario, certo, ma la libertà di pensiero era chiusa a doppia mandata. E il confino comminato agli intellettuali, le stupide e scenografiche parate o esibizioni di massa, le infami leggi razziali, la divorante e devastante guerra a fianco di quell’ideologico alleato criminale che era il nazismo…
Sul palco del Teatro Carcano si incaricheranno di dimostrare questo e altro Aldo Cazzullo e Moni Ovadia. Titolo dello spettacolo: Il Duce delinquente, senta tanti giri di parole o infingimenti o edulcorazioni. Falsa la credenza del volto bonario del regime. La dittatura non è mai bonaria o benevola.
“… Aveva fatto morire in manicomio il proprio stesso figlio e la donna che aveva amato. Aveva preso e mantenuto il potere nel sangue, perseguitando oppositori e omosessuali, imponendo un clima plumbeo e conformista. Aveva chiuso i libici in campo di concentramento, gasato gli abissini, bombardato gli spagnoli. Si era dimostrato uomo narcisista e cattivo. La guerra non è un impazzimento; è lo sbocco naturale del fascismo. E aver mandato i soldati italiani a morire senza equipaggiamento in Russia, nel deserto, in Albania è stato un altro crimine, contro il suo stesso popolo. E ancora devono arrivare gli orrori della guerra civile. E del neofascismo delle bombe sui treni, nelle banche, in piazza”. Su questo assunto, difficilmente confutabile, senza furore ideologico ma con il giusto pacchetto di ideali e razionalità, nel segno della obiettività storica, dialogheranno Moni Ovadia, uomo di teatro e attivista dei diritti civili, e Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore di estrema versatilità e dai molteplici interessi.
L’appuntamento è per lunedì 24 ottobre, ore 20,30, in Corso di Porta Romana 63 (Milano), e rientra nel ciclo Follow the Monday, i lunedì per pensare e dialogare. Il ciclo è davvero ricco e succoso: Daniel Pennac, Federico Rampini, Vito Mancuso, Michela Murgia e tante altre brillantissime menti nei più vari ambiti culturali. Una sorta di “antico simposio”.
Per tornare a Il Duce delinquente Cazzullo racconterà e Ovadia leggerà testi di Mussolini e delle sue vittime. Musiche dal vivo di Giovanna Famulari, artista di chiarissima fama e polivalenza.
Per il programma completo di questi incontri del lunedì (oltre che per la stagione teatrale completa) consultare il sito www.teatrocarcano.com (e-mail info@teatrocarcano.com)

Alberto Figliolia

 

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