Dario (Scamarcio) è padre di un bambino disabile, che accudisce con amore insieme alla moglie, al tempo stesso ha un rapporto confidenziale con il figlio adolescente di suo fratello. Accade che Dario cerchi nel nipote quel figlio che avrebbe voluto avere, intessendo con lui complicità sportive (la passione per le moto da trial) e facendo da confidente sentimentale. Tutto questo porta problemi quotidiani, perché Dario si dimentica le dovute attenzioni per il vero figlio, litiga con il fratello e si separa dalla moglie. Tutto si ricompone in presenza di un problema più grande, quando la famiglia si mostra ancora una volta unita e ogni componente del nucleo fa un passo indietro. Tommaso Landucci debutta alla regia con una buona sceneggiatura – vincitrice del Premio Solinas – scritta con la collaborazione di Damiano Femfert. Il titolo si ispira all’omonima favola di Esopo e simboleggia il rapporto che nasce tra genitori e figli disabili. Premio Orizzonti come miglior sceneggiatura a Venezia e come miglior interpretazione per Riccardo Scamarcio. In effetti l’attore – anche produttore della pellicola – è molto bravo, la macchina da presa è costantemente puntata su di lui, che tiene in piedi l’intera struttura del film. Scamarcio dimostra una raggiunta maturità di attore, capace di interpretare ruoli comici e drammatici senza soluzione di continuità, al punto che potrebbe fare a meno di collaborare a produzioni di scarso interesse. La storia è semplice, si dipana come narrazione del quotidiano, senza spiegare niente, mostrando per immagini lo sviluppo di una situazione familiare, mettendo in primo piano i problemi del figlio disabile e la ribellione del nipote adolescente. Girato in Piemonte, tra Val di Susa, Canavese, Torino e Carmagnola. Cinema puro, senza tante sovrastrutture, dove gli attori recitano senza darlo a vedere una sceneggiatura lineare e ispirata, diretti da un regista che senza tanti virtuosismi porta in fondo il risultato di narrare uno spaccato di vita. Montaggio abbastanza rapido, definito in 110’ di pellicola (Maguolo), fotografia dai toni scuri e giallo ocra (Michelotti), colonna sonora suadente (Braga). Formato quadrato (1,33:1) abbastanza insolito nel cinema italiano contemporaneo, capace di conferire un tono di maggiore veridicità. Visto al Cinema Astra di Follonica che fa gustare in pieno le parti cinematografiche di un film in gran parte teatrale, grazie a uno schermo panoramico e a un sonoro molto efficace. Consigliato per capire meglio certe dinamiche familiari e il rapporto tra genitori e disabilità.
Regia: Tommaso Landucci. Soggetto e Sceneggiatura: Tommaso Landucci, Damiano Femfert. Fotografia: Guido Michelotti. Formato: 1,33:1. Montaggio: Andrea Maguolo. Musiche: Michele Braga. Scenografia: Antonio Di Martino. Costumi: Giulia Accornero. Scenografia: Antonella Di Martino. Produttori: Andrea Calbucci, Riccardo Scamarcio, Maurizio Piazza, Andrea Leone. Produttore Esecutivo: James Ivory. Case di Produzione: Lebowski. Lungta Film, Mosaicon Film, Rai Cinema. Trucco: Vanessa Ferrauto, Erika Truffelli. Distribuzione (Italia): Medusa Film. Lingua Originale: Italiano. Paese di Produzione: Italia, 2026. Genere: Drammatico. Durata: 110’. Interpreti: Riccardo Scamarcio (Dario), Andrea Aggio (Enrico), Tancredi Naldini (Giacomo), Fausto Russo Alesi (Roberto), Lidiya Libermann (Ginevra), Cristina Odasso (Linda), Luigi Diberti (Enzo).
