Emmanuel Carrère – V13

Sono le 21:20 del 13 novembre 2015 quando Parigi viene colpita da una serie di attentati coordinati che prendono di mira luoghi della quotidianità. Lo Stade de France, alcuni bar e ristoranti dell’XI arrondissement e il Bataclan, dove centinaia di persone stanno assistendo a un concerto. Alla fine della notte il bilancio è devastante: 130 morti, centinaia di feriti e una ferita collettiva destinata a segnare profondamente la società francese. È un evento che scuote l’Europa intera e che, negli anni successivi, diventa oggetto di analisi politiche, riflessioni sociali e ricostruzioni giornalistiche.
Emmanuel Carrère sceglie però un’altra strada. In V13, titolo che riprende l’abbreviazione francese di Vendredi 13, venerdì 13, non racconta gli attentati, o almeno non li racconta nel modo in cui ci si potrebbe aspettare. Il suo interesse non è rivolto alla cronaca di quella notte né alla ricostruzione dell’azione terroristica, perché il punto di partenza è il grande processo che si è svolto a Parigi tra il 2021 e il 2022, uno dei più importanti della storia giudiziaria francese, chiamato ad accertare le responsabilità degli imputati.
Il processo, tuttavia, non rappresenta soltanto un momento giuridico, ma diventa il luogo in cui una comunità prova a confrontarsi con un trauma che continua a essere presente anche a distanza di anni. Le testimonianze dei sopravvissuti, dei familiari delle vittime, dei soccorritori e degli stessi imputati costruiscono progressivamente un racconto corale che restituisce la complessità di una tragedia attraverso le esperienze individuali di chi ne è stato coinvolto.
Chi ha organizzato gli attentati e come sono stati preparati sono questioni importanti, ma Carrère sembra interessato soprattutto alle conseguenze che quella notte continua a produrre nelle vite delle persone e al rapporto tra memoria individuale e collettiva. Da questa prospettiva emerge anche un interrogativo più esteso, quello sul ruolo della giustizia di fronte a una tragedia che nessuna sentenza potrà mai realmente riparare.
Il risultato è un libro che finisce per parlare molto meno dei terroristi di quanto il tema farebbe immaginare. Le loro parole sono presenti, così come sono presenti i tentativi di ricostruire percorsi di radicalizzazione e responsabilità individuali, ma non diventano mai il centro della narrazione. Al contrario, ciò che emerge con maggiore forza è la voce delle vittime, non soltanto di coloro che hanno perso qualcuno, ma anche di chi è sopravvissuto portandosi addosso conseguenze invisibili che continuano a manifestarsi negli anni.
Dal punto di vista letterario, V13 conserva la struttura della cronaca giudiziaria da cui nasce, attraverso una successione di testimonianze, osservazioni e momenti processuali che Carrère organizza senza trasformarli in una trama romanzesca. La forza narrativa deriva proprio dal modo in cui le singole voci vengono accostate, lasciando emergere differenze, contraddizioni e prospettive che nessun racconto unitario potrebbe contenere. Questa costruzione può rendere alcuni passaggi più impegnativi, soprattutto per la quantità di persone e vicende coinvolte, ma permette di conservare la pluralità di esperienze che costituisce la materia stessa del libro.
La scrittura si distingue per una sobrietà coerente con ciò che viene raccontato. Carrère evita la spettacolarizzazione e lascia che siano le parole ascoltate nell’aula del tribunale a produrre il loro effetto, intervenendo con osservazioni personali che accompagnano il racconto senza sovrapporsi alle testimonianze. La sua presenza rimane riconoscibile, ma non pretende di orientare ogni giudizio, affidando al lettore la possibilità di confrontarsi con quanto emerge dal processo.
Ciò che resta una volta terminata la lettura non è tanto una maggiore comprensione del terrorismo quanto la consapevolezza che conoscere le circostanze di un crimine, ricostruirne le responsabilità e ascoltare le ragioni di chi vi ha partecipato non significa necessariamente riuscire a comprenderlo. Carrère lascia aperta questa distanza tra ciò che la giustizia può accertare e ciò che continua a sfuggire alla comprensione umana, senza pretendere di risolverla attraverso la scrittura.

Titolo: V13. Cronaca giudiziaria
Autore: Emmanuel Carrère
Prezzo copertina: € 22,00
Editore: Adelphi
Collana: La collana dei casi
Traduttore: Bergamasco F.
Data di Pubblicazione: 14 marzo 2023
EAN: 9788845937576
ISBN: 8845937577
Pagine: 267

Citazioni tratte da: V13 di Emmanuel Carrère

Secondo un aforisma crudele, abbiamo sempre coraggio a sufficienza per le sofferenze altrui. È vero, e tuttavia anche tra le nostre file, quelle degli osservatori che dopotutto si limitano ad ascoltare e trascrivere, stiamo sempre peggio. Dormiamo sempre peggio. Abbiamo incubi, diventiamo irritabili. E una volta tornati a casa, sempre più spesso scoppiamo a piangere di punto in bianco (eppure, Dio sa se ho la lacrima facile).

E sarà indennizzata non soltanto in base al dolore o al danno materiale causati dalla vostra perdita, ma anche alle sofferenze che voi, il morto, avete patito e non siete più qui per descrivere. A questo punto esito un po’ perché il discorso diventa estremamente tecnico, ma i tecnicismi sono l’unica alternativa alle parole a vanvera, e quindi buttiamoci.

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

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