Citazioni: Emmanuel Carrère, L’avversario


Citazioni tratte da: L’avversario di Emmanuel Carrère

Un amico, un vero amico, è anche un testimone, e il suo sguardo ti permette di valutare meglio la tua vita,

Com’è fragile la vita! Soltanto ieri c’era una famiglia unita, felice, quattro persone che si volevano bene, e adesso, per un incidente alla caldaia, solo corpi carbonizzati da trasportare all’obitorio…

Che cos’avrebbe visto riaprendo gli occhi? Una camera dai muri bianchi, bende bianche avvolte intorno al suo corpo. Che cos’avrebbe ricordato? Quali immagini lo avrebbero accompagnato mentre risaliva verso la superficie? Chi sarebbe stato il primo a incrociare il suo sguardo? Probabilmente un’infermiera. Gli avrebbe sorriso? È quel che devono fare sempre in circostanze simili, perché in quei momenti l’infermiera è come una madre che accoglie il suo bambino all’uscita di un lunghissimo tunnel, e sa d’istinto – altrimenti farebbe un altro mestiere – che uscendo da quel tunnel è essenziale trovare luce, calore, un sorriso

Ho dato una svolta alla nostra corrispondenza quando gli ho domandato: «Lei crede in Dio? Intendo dire: ritiene che ciò che lei non è in grado di comprendere in questa tragedia possa essere compreso e forse perdonato da un’entità superiore?».
Risposta: «Sì, “credo di credere”. E non penso che si tratti di una fede di comodo, con il solo scopo di negare la terrificante possibilità di non ritrovarci tutti riuniti dopo la morte nell’Amore eterno, o di giustificare il fatto che io (soprav)viva in una qualche redenzione mistica.

Quell’uomo è completamente fuori di testa, gli psichiatri non avrebbero mai dovuto lasciargli affrontare il processo. Si controlla, controlla ogni cosa, è l’unico modo che ha per tener duro, ma se qualcuno lo punzecchia là dove non riesce più a controllarsi andrà in mille pezzi, così, davanti a tutti, e le assicuro che sarà spaventoso. Lì dentro credono di trovarsi davanti a un uomo, ma quello non è più un uomo, è un pezzo che ha smesso di essere un uomo. È come un buco nero, e vedrà che ci esploderà in faccia. La gente non sa cosa sia la pazzia. È terribile. È la cosa più terribile che ci sia al mondo».

Non avevo nient’altro da nascondere allora, ma nascondevo questo: la mia angoscia, la mia tristezza…

Un giorno il cane è scomparso, e il bambino – questo almeno è quanto racconta da adulto – ha immaginato che il padre lo avesse abbattuto a colpi di fucile. O perché era ammalato e il padre voleva risparmiare al figlio il dolore di assistere alla sua agonia, o perché si era macchiato di una colpa così grave da meritare l’esecuzione capitale. Restava un’ultima possibilità: che il padre fosse stato sincero e il cane fosse veramente scomparso. Ma si direbbe che il bambino non l’abbia mai presa in considerazione, tanto era consueta la pratica della bugia a fin di bene in quella famiglia dove vigeva il divieto assoluto di mentire.

La vita di un albero copre fino a sei generazioni di uomini…

ma il destino aveva voluto che si ammalasse di menzogna, e non era colpa sua.

Ma so che cosa significa passare le proprie giornate senza testimoni, sdraiati a guardare il soffitto per ore, con la paura di non esistere più.

Di norma una bugia serve a nascondere una verità, magari qualcosa di vergognoso, ma reale.

Aveva incontrato una donna. L’amava. Non aveva il coraggio di confessarle la verità, avrebbe preferito morire piuttosto che deluderla, avrebbe preferito morire piuttosto che continuare a mentirle. Corinne posava su di lui uno sguardo intenso. Gli stringeva la mano. Le lacrime scorrevano sulle loro guance. Salivano in camera in silenzio, erano nudi, facevano l’amore piangendo, e quel pianto condiviso aveva il sapore della liberazione. Ormai poteva morire, non aveva più importanza, niente aveva più importanza, aveva ottenuto il perdono, la salvezza.

In modo poco lusinghiero per l’amico, dava per scontata la distribuzione dei ruoli: lui era il bravo ragazzo con poca esperienza e lei la sirena che, per pura cattiveria, per affermare il proprio potere e distruggere una famiglia che invidiava, l’aveva catturato nella sua rete. Ecco cosa succede a chi non se la spassa a vent’anni: si ritrova in piena crisi adolescenziale alle soglie dei quaranta!

il silenzio è il peggior nemico delle coppie, mentre una crisi superata insieme può rivelarsi il loro migliore alleato.

Non sempre si può essere all’altezza, non sempre si fa ciò che si vuole, ed è meglio capire e aiutare piuttosto che giudicare e condannare. Difendeva, contro i grandi princìpi, l’uomo nudo e soggetto all’errore, quello che pur volendo fare il bene non può impedirsi di fare il male, come dice san Paolo.

Sì, avrebbe dovuto essere calda e piacevole quella vita familiare. Loro credevano che fosse calda e piacevole. Ma lui sapeva che era marcia dentro e che niente, né un attimo, né un gesto, neppure il loro sonno, poteva sfuggire a quel marciume. Gli era cresciuto dentro e a poco a poco aveva divorato tutto dall’interno, senza che da fuori si vedesse niente, e ormai non restava nient’altro, solo quel marciume che presto avrebbe fatto scoppiare il guscio uscendo alla luce del sole. Si sarebbero ritrovati nudi, indifesi, esposti al freddo e all’orrore, e quella sarebbe stata l’unica realtà.

“Il tempo è il senso della vita”

Una dolorosa lucidità è preferibile a una pace illusoria.

Titolo: L’ avversario
Autore: Emmanuel Carrère
Prezzo copertina: € 17.00
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Traduttore: Vicari Fabris E.
Data di Pubblicazione: maggio 2013
EAN: 9788845927867
ISBN: 8845927865
Pagine: 169

 

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