CineRecensione: Dampyr


Dampyr, mezzo uomo mezzo vampiro. Dampyr o Harlan Draka, generato da un Maestro della Notte (della stirpe dei supervampiri) e un’umana, morta dopo aver partorito. Un fumetto della Bonelli, una saga di successo dai molti intrecci con un affascinante eroe e, fra alleati e nemici, un non da meno cast.
Dampyr, fumetto nato nel 2000, è stato tradotto in innumerevoli Paesi del mondo e ora è divenuto un film, nelle sale dal 28 ottobre. Una pellicola di grandissima suggestione in cui si mescolano elementi del mondo fantastico – i vampiri – e un’ambientazione storica non superficiale. Nell’incipit, dopo il pauroso evento della nascita del dampyr, sottratto al padre, ci si sposta in Bosnia, nell’apocalittico scenario della guerra che sconvolse la ex Jugoslavia, fra macere e rovine.
Il dampyr, alias Harlan Draka, gira per villaggi, insieme con il suo amico  Yuri, spacciandosi proprio per tale, guaritore dalle maledizioni, dagli accidenti e dalle complicazioni derivanti dai non-morti. Spacciandosi per dampyr dunque e non sapendo di esserlo veramente, sebbene incubi specifici lo tormentino affiorando dal fondo della coscienza.
In una città devastata dalle bombe arriva Kurjak, con la sua banda di soldati impegnati nella bestiale e crudele guerra. Il luogo, si scoprirà, è infestato dai vampiri, comandati dalla mente del sinistro Maestro della Notte Gorka. Sarà un’ecatombe, cui Kurjak cercherà di porre rimedio prelevando forzatamente Harlan, pur da lui ritenuto inizialmente un ciarlatano.
Sarà una notte da tregenda… Il dampyr, il cui sangue è velenoso per i vampiri, si batterà vittoriosamente, imparando sul suo conto quel che inconsciamente era già in suo possesso. Al dampyr si uniranno Kurjak, inflessibile soldato, segnato dalla morte della moglie e del figlio di nove anni, personalità tormentata e complessa, e la vampira Tesla, non uccisa da Harlan, in possesso ancora di un’umanità profonda. Tutt’e tre andranno alla ricerca di Gorka, in un panorama urbano apocalittico.
L’adattamento cinematografico dalle strisce del fumetto – creato da Mauro Boselli e Maurizio Colombo –  ha un esito indiscutibilmente eccellente, al punto che è probabile si generi una serie (co-produzione Eagle Pictures, Sergio Bonelli Editore, col suo ramo produttivo Bonelli Entertainment, e Brandon Box). La definizione che se ne dà è quella del fantasy action. Il regista è Riccardo Chemello, alla sua opera prima (un bel debutto); gli sceneggiatori sono Mauro Boselli, Giovanni Masi, Alberto Ostini, Mauro Uzzeo.
Impressionanti gli effetti speciali e le ricostruzioni belliche (vampiro all’uomo è l’uomo stesso e in ciascuno si può celare un non-morto…). Nel cast si annoverano innumerevoli nomi di spicco, fra cui Giorgio Gregorini, già Premio Oscar per il miglior trucco e acconciatura nel film Suicide Squad.
Il dampyr è interpretato da Wade Briggs (Still Star Crossed, Please Like Me), Stuart Martin è Emil Kurjak e Frida Gustavsson è Tesla (una discreta somiglianza con Annie Lennox). Poi, al loro fianco, David Morrissey nei panni di Gorka, Sebastian Croft come Yuri (Game of Thrones) e Luke Roberts a interpretare Draka (Game of Thrones, Pirates of the Caribbean, The Batman).
Cupo, dark, a tratti macabro, come si richiede a una storia in cui si svolge l’eterna battaglia fra il Bene e il Male e in cui la Storia è una immane tragedia, con le esistenze individuali quasi nel segno di una dolorosa casualità che come foglie secche vengono strappate agli alberi e disperse dal vento, Dampyr è un film di superba qualità formale, che inchioda e avvince. A voi la scoperta del finale.

Alberto Figliolia

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