Citazioni: Amélie Nothomb, Igiene dell’assassino


Citazioni tratte da: Igiene dell’assassino di Amélie Nothomb

— Signor Tach, ha paura di morire?
— Per niente. Non credo che la morte sia un grande cambiamento. In compenso, ho paura di soffrire.
(…)
— Crede a una vita dopo la morte?
— No.
— Crede allora che la morte sia un annullamento.
— Come si può annullare quello che è già annullato?
— È una risposta terribile.

Un romanziere è una persona che pone domande e non dà risposte.

Come vuole che uno scrittore sia pudico? È il mestiere più impudico del mondo: attraverso lo stile, le idee, la storia, le ricerche, gli scrittori parlano sempre di sé stessi, e con le parole. Anche i pittori e i musicisti parlano di sé stessi, ma con un linguaggio molto meno crudo del nostro. No, giovanotto, gli scrittori sono osceni; se non lo fossero, sarebbero ragionieri, conducenti di tram, centralinisti, sarebbero rispettabili.

Sono sempre stato un po’ troppo pappamolla e gentile.
— Gentile, lei?
— Orribilmente. Non conosco nessuno gentile come me. Questa gentilezza è orribile perché non è mai per gentilezza che sono gentile, è per indolenza e soprattutto per paura dell’esasperazione. Mi esaspero facilmente e vivo molto male queste esasperazioni, allora le evito come la peste.

«La malafede di un individuo si misura dalla sua maniera di dosare un alexander».

Amo i giovani perché sono tutto quello che io non sono. A questo titolo, meritano tenerezza e ammirazione.

La razza umana è così fatta che esseri sani di mente sarebbero pronti a sacrificare la loro giovinezza, il loro corpo, i loro amori, i loro amici, la loro felicità e molte altre cose ancora sull’altare di un fantasma chiamato eternità.

Sono i lettori-rana. Costituiscono la stragrande maggioranza dei lettori umani, e tuttavia ne ho scoperto l’esistenza molto tardi. Sono così ingenuo. Pensavo che tutti leggessero come me; io leggo come mangio: questo non significa solo che ne ho bisogno. Significa soprattutto che entra nelle mie componenti e che le modifica. Non si è gli stessi che si mangi sanguinaccio o caviale; allo stesso modo non si è gli stessi se si è appena letto Kant (Dio ne scampi) o Queneau. In realtà, quando dico “si”, dovrei dire “io e qualche altro”, perché la maggior parte della gente emerge da Proust o da Simenon in uno stato identico, senza aver perduto una briciola di ciò che erano e senza aver acquisito una briciola in più. Hanno letto, ecco tutto: nel migliore dei casi, sanno “di che cosa parla”. Non pensi che esagero. Quante volte ho domandato a persone intelligenti: «Questo libro vi ha cambiato?» E mi hanno guardato, gli occhi sgranati, con l’aria di dire: «Perché avrebbe dovuto cambiarmi?»

Crede dunque che siano i libri “a messaggio” a poter cambiare un individuo? Invece sono quelli che lo cambiano di meno. No, i libri che segnano e che trasformano sono gli altri, i libri di desiderio, di piacere, i libri di genio e soprattutto i libri di bellezza. Guardi, prendiamo un grande libro di bellezza: Viaggio al termine della notte. Come non essere un altro dopo averlo letto? Ebbene, la maggioranza dei lettori superano quel tour de force senza difficoltà. Dopo ti dicono: «Ah sì, Céline è formidabile» e poi tornano ai fatti loro. È evidente, Céline è un caso estremo, ma potrei citarne altri. Non si è mai gli stessi dopo aver letto un libro, anche se è modesto come un Léo Malet: ti cambia, Léo Malet. Non si guardano più come prima le ragazze con l’impermeabile, quando si è letto Léo Malet. È molto importante! Modificare lo sguardo: è questa, la nostra opera più grande.
— Non crede che, coscientemente o meno, tutti abbiano modificato lo sguardo, dopo aver finito un libro?
— Oh no! Solo la crema dei lettori ne è capace. Gli altri continuano a vedere le cose con la loro piattezza originaria. Non solo, stiamo parlando di lettori, che è già una razza molto rara. La maggior parte della gente non legge. A questo proposito, c’è una citazione eccellente, di un intellettuale di cui ho dimenticato il nome: «In fondo, la gente non legge; o, se legge, non comprende; o, se comprende, dimentica». Ecco mirabilmente riassunta la situazione, non trova?

Le donne sono vittime particolarmente perniciose perché sono prima di tutto vittime di se stesse, delle altre donne. Se vuole conoscere la feccia dei sentimenti umani, osservi i sentimenti che nutrono le donne per le altre donne: rabbrividirebbe d’orrore davanti a tanta ipocrisia, gelosia, cattiveria, bassezza. Non vedrà mai due donne battersi sanamente a suon di pugni, né scambiarsi una bella scarica di insulti: dalle loro parti, è il trionfo dei colpi bassi, delle frasette immonde che fanno più male di un diretto alla mascella. Lei dirà che non è una novità, che l’universo femminile è così dai tempi di Adamo ed Eva. Io dico che la posizione della donna non è mai stata peggiore – per colpa loro, intendiamoci, ma cosa cambia? – La condizione femminile è diventata il teatro delle forme di malafede più nauseanti.

Allora, torniamo ai nostri coglioni. È l’organo più importante dello scrittore. Senza coglioni, uno scrittore mette la sua penna al servizio della malafede. Per farle un esempio, prendiamo uno scrittore che abbia una buona penna, forniamogli di che scrivere. Se ha dei bei coglioni, ne verrà fuori Morte a credito. Senza coglioni, ne verrà fuori La nausea.

Ebbene, i coglioni sono la capacità di resistenza di un individuo alla malafede ambientale. Scientifico, eh?
(…)
Come dire che quasi nessuno ha quel genere di coglioni. Quanto al numero di persone che hanno una buona penna e insieme quel tipo di coglioni, è infinitesimale. Per questo ci sono così pochi scrittori al mondo. Anche perché ci vogliono altre qualità.
— Quali?
— Ci vuole un cazzo.
— Dopo i coglioni, il cazzo: logico. Definizione del cazzo?
— Il cazzo è la capacità di creazione. Rare sono le persone capaci di creare davvero. La maggior parte si accontenta di copiare i predecessori con talento variabile, predecessori che sono molto spesso a loro volta copiatori. Può succedere che una buona penna sia dotata di cazzo ma non di coglioni: Victor Hugo, per esempio.
— E lei?
— Forse ho la faccia da eunuco, ma ho un gran cazzo.
— E Céline?
— Ah, Céline ha tutto: penna di genio, grossi coglioni, grosso cazzo, e il resto.
— Il resto? Che ci manca? Un ano?
— Assolutamente no! Spetta al lettore avere un ano per farsi fottere, non allo scrittore. No. Quello che ci manca, sono le labbra.
— Non oso chiederle di che labbra si tratti.
— Ma lei è ripugnante, parola mia! Sto parlando delle labbra che servono a chiudere la bocca, chiaro? Individuo immondo!
— Bene. Definizione delle labbra?
— Le labbra hanno due ruoli. In primo luogo, fanno della parola un atto sensuale. Ha già pensato che cosa sarebbe la parola senza le labbra? Sarebbe qualcosa di orribilmente freddo, di un’aridità senza sfumature, come i discorsi di un ufficiale giudiziario. Ma il secondo ruolo è ancora più importante: le labbra servono a chiudere la bocca su quanto non deve essere detto. Anche la mano ha le sue labbra, che impediscono di scrivere ciò che non si deve. È assolutamente indispensabile. Scrittori pieni di talento, di coglioni e di cazzo hanno guastato la loro opera per aver detto cose che non dovevano dire.

Lo sapeva bene che è inutile urlare le parole: le parole urlano da sole. Basta ascoltarle dentro di sé.

scrivere non è cercare di comunicare. Lei mi chiede perché scrivere, e le rispondo molto sinteticamente e molto esclusivamente questo: per godere. In altre parole, se non c’è godimento, è imperativo lasciar perdere. Si dà il caso che scrivere mi faccia godere. Cioè, mi faceva godere da morire. Non mi chieda perché, non ne ho idea. D’altronde, tutte le teorie che hanno voluto spiegare il godimento erano una più debole dell’altra. Un giorno un uomo molto serio mi ha detto che facendo l’amore si gode perché si crea la vita. Si rende conto? Come se si potesse provare godimento nel creare una cosa triste e brutta come la vita! E poi questo presupporrebbe che, prendendo la pillola, la donna smetta di godere perché non crea più la vita. Ma quel tipo ci credeva, alla sua teoria! Insomma, non mi chieda di spiegarle questo godimento della scrittura: è un fatto, e basta.

La mano è il luogo in cui risiede il godimento di scrivere. Non è il solo: la scrittura fa godere anche il ventre, il sesso, la fronte e le mascelle. Ma il godimento più specifico si situa nella mano che scrive. È difficile da spiegare: quando crea ciò che ha bisogno di creare, la mano trasale di piacere, diventa un organo geniale. Quante volte ho provato, scrivendo, la strana impressione che fosse la mia mano a comandare, che scivolasse da sola senza chiedere al cervello il suo parere! Oh, so bene che nessun anatomista potrà ammettere una cosa del genere; però è quello che si sente, molto spesso. La mano prova allora una voluttà analoga probabilmente a quella del cavallo che si imbizzarrisce, del prigioniero che evade. D’altronde, un’altra constatazione si impone. Non è inquietante che si utilizzi sempre lo stesso strumento, per la scrittura e la masturbazione: la mano?

La scrittura comincia là dove si ferma la parola, ed è un grande mistero il passaggio dall’indicibile al dicibile. La parola e lo scritto si danno il cambio e non combaciano mai.

gli esseri troppo felici o troppo infelici sono incapaci di assenze tanto lunghe.

Che cos’è il testo, se non una gigantesca cartilagine verbale?

Dimenticare qualcuno: ha pensato che cosa significa? L’oblio è un oceano gigantesco sul quale naviga un solo naviglio, che è la memoria. Per la maggioranza degli uomini, quel naviglio si riduce a una miserabile bagnarola che fa acqua alla minima occasione, e il cui capitano, personaggio senza scrupoli, pensa solo a fare economia. Sa in che cosa consiste questa parola ignobile? A sacrificare quotidianamente, tra i membri dell’equipaggio, quelli che sono giudicati superflui. E sa quali sono giudicati superflui? Gli stronzi, i noiosi, gli stupidi? Neanche per idea: quelli che si buttano di sotto sono gli inutili – quelli di cui ci si è già serviti. Ci hanno già dato il meglio di loro stessi: e allora, che altro potrebbero ancora darci? Su, senza pietà, facciamo pulizia, e hop! Scaraventiamoli giù dal parapetto, e che l’oceano li inghiottisca, implacabile.

C’è voluto che fossi sul punto di crepare perché capissi l’orrore non della morte, che noi tutti ignoriamo, ma dell’istante della morte. È un brutto momento da passare.

Titolo: Igiene dell’assassino
Autore: Amélie Nothomb
Prezzo copertina: € 13.00
Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Edizione: 4
A cura di: B. Bruno
Data di Pubblicazione: gennaio 2008
EAN: 9788888700588
ISBN: 8888700587
Pagine: 155

 

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