Leggere Branchie oggi significa entrare in contatto con un Niccolò Ammaniti molto diverso da quello che molti lettori hanno conosciuto attraverso romanzi come Io non ho paura, Come Dio comanda o Anna. È un incontro che può risultare spiazzante, soprattutto se ci si avvicina a questo libro aspettandosi la stessa capacità di costruire personaggi e vicende emotivamente coinvolgenti che caratterizzerà la sua produzione successiva.
Nel mio caso è stata una lettura faticosa, non tanto per la brevità del romanzo o per la complessità della trama, quanto per una sensazione costante di disorientamento che mi ha accompagnata dall’inizio alla fine. Ho avuto spesso l’impressione di trovarmi davanti a una narrazione che procede per accumulo di immagini, situazioni estreme e deviazioni imprevedibili, senza riuscire a trovare un equilibrio che mi permettesse di entrare davvero in sintonia con la storia o con il suo protagonista.
Marco Donati è un giovane malato terminale che vive una condizione di profonda fragilità fisica ed esistenziale. La sua vita viene sconvolta da un viaggio che lo porterà lontano dall’Italia e sempre più dentro una dimensione surreale, popolata da personaggi eccentrici, eventi improbabili e situazioni che sfiorano continuamente l’assurdo. È una trama che sulla carta potrebbe sembrare il racconto di una ricerca di sé, ma che Ammaniti trasforma in qualcosa di molto più caotico e imprevedibile, scegliendo deliberatamente di allontanarsi dal realismo.
Ed è probabilmente proprio qui che si trova il principale motivo di divisione tra chi ama questo romanzo e chi, come me, fatica a lasciarsi coinvolgere. Branchie è un libro che sembra rifiutare ogni forma di ordine: è sregolato, eccessivo, provocatorio e a tratti persino compiaciuto nella sua volontà di spingersi oltre il limite. In alcuni momenti ho avuto la sensazione che la storia fosse meno interessata a costruire un percorso narrativo coerente e più concentrata sul desiderio di sorprendere o semplicemente destabilizzare il lettore.
Eppure, una volta chiuso il libro, mi sono ritrovata a riflettere su quanto già si intraveda l’autore che Ammaniti diventerà negli anni successivi. Sotto l’apparente disordine emergono infatti alcuni temi che attraverseranno gran parte della sua opera. C’è il corpo, innanzitutto, vissuto come luogo di sofferenza, di trasformazione e paura. C’è la malattia che modifica il rapporto con il mondo. Ci sono personaggi marginali, incapaci di trovare una collocazione stabile nella realtà che li circonda, e c’è soprattutto questa tensione continua verso la fuga, verso la possibilità di reinventarsi quando la vita sembra aver già deciso il proprio destino.
Forse Branchie non è il libro che consiglierei a chi vuole scoprire Ammaniti per la prima volta, è però un romanzo interessante per chi desidera osservare da vicino il laboratorio creativo di uno scrittore che negli anni successivi saprà trasformare quella stessa energia caotica in opere molto più compiute; e in questo senso, pur non avendomi conquistata, resta una lettura che aiuta a capire da dove è partito uno degli autori più importanti della narrativa italiana contemporanea.
Titolo: Branchie
Autore: Niccolò Ammaniti
Prezzo copertina: € 14,00
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Stile libero big
Data di Pubblicazione: 16 giugno 2015
EAN: 9788806228040
ISBN: 8806228048
Katia Ciarrocchi
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