Corre la vita di Mario Agnoli si apre con una sezione intitolata L’ombra del tempo, che introduce subito una dimensione lontana dalla semplice successione degli eventi. Il passato riaffiora nel presente, il ricordo altera la percezione di ciò che è stato e il paesaggio partecipa alle inquietudini dell’io. In Un tempo strano, il tempo sembra acquistare persino una consistenza fisica, diventando «Un tempo strano che avanza, sottile» (p. 31). Un movimento quasi impercettibile, ma capace di trasformare ciò che incontra.
La natura è uno dei linguaggi attraverso cui questa percezione prende forma e raramente rimane semplice elemento del paesaggio. In Primavera la vita riappare «tra verdi germogli» (p. 40), mentre già nella poesia successiva, Tardo autunno (p. 41), il mutamento stagionale conduce verso una condizione opposta. Più che costruire corrispondenze rigide, Agnoli sembra interessato a ciò che sta cambiando, a quei momenti nei quali una condizione non è più ciò che era senza essere ancora diventata altro.
Questa relazione fra paesaggio e interiorità trova uno degli esiti più efficaci in Angoscia, dove il dolore prende la forma di «una lama di ghiaccio in attesa del sole» (p. 69). L’immagine non si limita a dichiarare uno stato d’animo, ma gli attribuisce consistenza e temperatura, facendo convivere nell’attesa del sole immobilità e possibilità di trasformazione. È uno dei momenti nei quali emerge con maggiore chiarezza una caratteristica della scrittura di Agnoli che attraverserà l’intera raccolta: il pensiero acquista forza soprattutto quando riesce a diventare immagine.
Nei Frammenti poetici la discontinuità della scrittura riflette quella della memoria, che restituisce il passato solo per frammenti, mentre il pensiero si confronta con ciò che non riesce a comprendere. Nel successivo Diario poetico la ricerca assume una dimensione più spirituale, ma il dubbio rimane parte dell’interrogazione e impedisce ogni approdo a una certezza definitiva.
Nell’ultima parte della raccolta il problema diventa ancora più radicale e investe direttamente l’identità. In Un pulviscolo d’illusioni Agnoli scrive: «Sei un pulviscolo d’illusioni convertite all’effimero» (p. 173).
Il “pulviscolo” restituisce l’immagine di qualcosa che esiste senza possedere una forma stabile, esposto continuamente alla dispersione. La precarietà non riguarda più soltanto ciò che circonda l’individuo, ma il suo stesso modo di percepirsi.
Poche pagine dopo, in Il ritorno del guerriero, la domanda diventa esplicita: «Chi sei! Un’ombra, un sogno» (p. 176).
Il ritorno evocato dal titolo non riconduce a ciò che si era, perché il tempo ha trasformato anche chi ritorna. Gli «strati di memoria» suggeriscono un passato che permane senza poter essere recuperato.
In Un tempo nuovo questa condizione trova una delle immagini più efficaci della raccolta: «Le frequenze della mia vita / non hanno sede, sembrano stazioni / di treni senza meta» (p. 184).
I «treni senza meta» restituiscono la vita come un attraversamento privo di una direzione certa, ma il “tempo nuovo” evocato dalla poesia impedisce di leggere ogni mutamento soltanto come perdita. Rimane uno spazio per ciò che può ancora accadere, senza che questo diventi una risposta definitiva.
Non a caso l’ultima poesia si intitola Perché e afferma che «non esiste ritorno alcuno / dove calano le ombre del monte» (p. 186). L’irreversibilità viene riconosciuta, ma la domanda rimane aperta.
Questa tensione dà coerenza alla raccolta, ma ne mostra anche i limiti. Il ricorrere dello stesso repertorio simbolico costruisce un linguaggio riconoscibile, senza però produrre sempre nuovi significati. Alcuni componimenti finiscono così per ribadire intuizioni già espresse con maggiore efficacia e una selezione più severa avrebbe reso il libro più concentrato e incisivo.
Il limite emerge anche quando la riflessione filosofica prende il sopravvento sull’immagine. Espressioni come «nelle ulteriori selezioni d’indole relativa» (L’ultima fiaba, p. 177) mostrano una scrittura che talvolta si irrigidisce, ricordando che l’astrazione non coincide necessariamente con la profondità. Agnoli è più convincente quando lascia che sia l’immagine a generare il pensiero, come accade con la «lama di ghiaccio», il «pulviscolo» o le «stazioni / di treni senza meta».
La vita corre e nessuna memoria può arrestarne il movimento. Nelle pagine migliori Agnoli affida alla poesia ciò che il tempo sottrae. La parola non ferma ciò che scompare, ma impedisce che scompaia senza lasciare un segno.
Titolo: Corre la vita
Autore: Mario Agnoli
Prezzo copertina: € 16,00
Editore: Giraldi Editore
Collana: Poesia
A cura di: M. Zampolini Agnoli
Data di Pubblicazione: 13 luglio 2026
EAN: 9791256370962
ISBN: 1256370967
Pagine: 191
Katia Ciarrocchi
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