Paolo Malaguti – Fumana

Ho finito questo libro con una sensazione che non si è spenta subito, qualcosa di sottile e difficile da definire, una forma di angoscia che nasce dal vedere una vita che, per quanto ci provi, non riesce mai davvero a trovare un punto fermo.
Fumana di Paolo Malaguti nasce già dentro una mancanza, e questa non è solo una premessa narrativa ma una condizione che sembra accompagnarla in modo continuo. La madre muore, il padre sparisce, e quello che resta è una crescita ai margini, accanto a un nonno che le insegna a stare al mondo più per necessità che per scelta, senza strumenti emotivi che possano davvero proteggerla.
Fumana non è semplicemente diversa, è una donna che sviluppa un rapporto particolare con il dolore degli altri, una capacità di cura che la avvicina alla figura della strigossa, ma che invece di integrarla la espone ancora di più. Le persone si avvicinano a lei quando hanno bisogno, ma non la riconoscono mai davvero come parte della comunità, e questo crea una dinamica dolorosa che si ripete nel tempo, quasi senza variazioni, come se fosse una regola non scritta.
Quello che colpisce davvero è che Fumana continua a provarci, senza gesti eclatanti, ma con una tenacia silenziosa che passa soprattutto attraverso le relazioni e il bisogno di appartenere a qualcosa. Questo si vede in modo ancora più netto nel legame con la bambina che le viene affidata, perché lì si apre uno spazio più vero, fatto non solo di cura ma di attaccamento, ed è proprio per questo che quando anche quel legame le viene tolto, il colpo è più profondo.
Si ha la sensazione che ogni volta che si avvicina a una forma di stabilità, qualcosa intervenga a spezzarla, come se non fosse un caso, ma una condizione che si ripete.
La scrittura di Malaguti resta coerente, costruisce il racconto attraverso l’atmosfera e il paesaggio, lasciando che siano la nebbia, l’acqua e i silenzi a portare avanti il senso della storia. Non è una scrittura immediata, ma proprio per questo riesce a coinvolgere in modo più profondo, perché ti costringe a restare dentro quello che accade senza filtri. Anche il ritmo è lento e dilatato, ma non l’ho vissuto come un limite, perché accompagna la storia con coerenza.
Fumana non è un personaggio facile da amare o da comprendere, non si ribella apertamente, eppure continua a cercare il suo spazio, ed è questa ostinazione silenziosa a renderla così forte.
Quello che resta, alla fine, è il ritratto di una vita che si muove ai margini, dentro una comunità che accoglie solo fino a un certo punto e poi respinge ciò che non riesce a capire. Malaguti attraversa la solitudine, la libertà difficile delle scelte, il bisogno di appartenenza e la diffidenza verso ciò che è diverso, senza mai forzare una risposta. E proprio in questo stare sospeso, tra desiderio di essere riconosciuti e impossibilità di esserlo davvero, il romanzo trova la sua verità più dura.

Titolo: Fumana
Autore: Paolo Malaguti
Prezzo copertina: € 14,00
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi tascabili
Data di Pubblicazione: 16 giugno 2026
EAN: 9788806271893
ISBN: 880627189X
Pagine: 360

Citazioni tratte da: Fumana di Paolo Malaguti

Ogni tanto Fumana cercava di convincersi che la sorte era stata generosa con lei, perché aveva avuto tanto, e si sa che nella vita è fin troppo facile fare come il re che, dalla finestra del suo palazzo dorato, desidera proprio quel fico maturo che il mendicante, coi pidocchi e le pezze al culo, si sta mangiando seduto sul bordo della via. Ma non ce la faceva, perché la natura umana è fatta così. Desideriamo ciò che non abbiamo, e ciò che non abbiamo diventa l’unica ragione importante della nostra esistenza.

Strano come talvolta dei gesti minimi, come allungare una mano sotto la coperta, siano più faticosi di cinque ore di cammino nella neve alta, o di un’intera giornata a falciare il foraggio sotto il sole di luglio.

… ma talvolta ci troviamo immersi nell’autunno senza aver colto la morte dell’estate.

Le guerre sono come le piene dei fiumi. Arriva l’onda, rompe gli argini, l’acqua invade la campagna. Poi l’acqua rallenta poco per volta, gli argini vengono ricostruiti, ma il fango resta a lungo. E l’impronta della piena sui muri, fin sui mobili, resta ancora più a lungo.

La fine non è mai ordinata, e quando arriva non aspetta i tuoi comodi, che tu finisca il pensiero, che formuli la sentenza, che stringa per l’ultima volta la mano amata. Finisce e basta.

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

* Nelle citazioni riportate, non ci sono i riferimenti alle pagine, perché ho ascoltato il libro su Audible.
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