Le perfezioni di Vincenzo Latronico, edito Bompiani, sembra costruito per scivolare via, come se mettesse in scena non tanto una storia quanto la difficoltà stessa di lasciare una traccia.
Anna e Tom vivono a Berlino e lavorano nel mondo digitale, tra progetti freelance, coworking e relazioni internazionali. Hanno lasciato l’Italia inseguendo un’idea di vita più ampia, e quella scelta prende forma anche nei dettagli più concreti, nel loro appartamento luminoso e curato, nelle abitudini, nei luoghi che frequentano. Si muovono tra ambienti culturali, discussioni politiche, viaggi, cambi di città, costruendo un’esistenza che appare subito riconoscibile, quasi familiare, perché coincide con un immaginario condiviso e ormai consolidato.
Il romanzo segue questa quotidianità senza forzature e senza veri snodi, lasciando che le giornate si somiglino fino a confondersi, mentre il lavoro creativo perde progressivamente slancio, le relazioni restano in superficie e anche l’impegno politico si svuota, così che nulla crolla ma nulla si trasforma, e proprio in questa immobilità si concentra il senso più profondo del racconto.
Latronico mantiene una distanza costante dai personaggi, evitando di entrare nella loro interiorità e lasciando poco spazio a un’intimità narrativa, così che più che vivere le loro esperienze le osserviamo dall’esterno, come se fossero parte di un modello replicabile. Anna e Tom finiscono per apparire meno come individui e più come esempi, incarnando un modo di stare al mondo costruito attraverso immagini condivise e desideri imitati.
La scrittura segue questa scelta con coerenza, mantenendo un tono controllato e privo di enfasi. Da un lato emerge con chiarezza il vuoto contemporaneo di vite perfettamente organizzate ma mai davvero interrogate, dove la perfezione resta una forma più che un’esperienza e tutto appare coerente, riconoscibile, funzionante, ma attraversato da una mancanza difficile da nominare. Dall’altro lato, questa stessa distanza impedisce al romanzo di lasciare un segno profondo, perché l’assenza di attrito e di interiorità rende difficile stabilire un legame con ciò che si legge, così che la storia si attraversa più di quanto si viva, e una volta terminata resta poco, non per mancanza di materia ma perché quella materia non si trasforma in memoria.
È qui che si apre un paradosso difficile da ignorare, perché un libro che prova a raccontare il vuoto finisce per sfiorarlo anche come esperienza di lettura, e se da un lato si percepisce con chiarezza il progetto, dall’altro, nel mio caso, è mancato quel punto di contatto capace di rendere la lettura davvero significativa. Per quanto mi riguarda ho faticato a entrare nel testo e, di conseguenza, anche a portarlo fino in fondo, senza riuscire davvero ad apprezzarlo.
Alla fine, quello che resta non è tanto la storia quanto la domanda che il romanzo lascia sospesa, perché se una vita può essere costruita in modo impeccabile, coerente, perfettamente allineato a un modello riconosciuto, perché quella perfezione non basta a farsi ricordare?
Titolo: Le perfezioni
Autore: Vincenzo Latronico
Prezzo copertina: € 12,00
Editore: Bompiani
Collana: Tascabili narrativa
Data di Pubblicazione: 2 luglio 2025
EAN: 9788830152656
ISBN: 883015265X
Pagine: 144
Katia Ciarrocchi
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