Daniela Stallo – Mezzanotte meno un quarto

Mezzanotte meno un quarto di Daniela Stallo, edito da Coda di Volpe, è un romanzo breve, ma la sua misura non restituisce davvero il peso di ciò che racconta. In poco più di cento pagine costruisce un racconto che parte da un’esperienza profondamente personale per aprirsi a questioni più ampie che riguardano il rapporto tra corpo, istituzioni, diritti e percezione sociale della maternità e della sua interruzione.
La protagonista è una donna adulta, una direttrice di banca, con una vita apparentemente definita e ordinata. Basta però un dettaglio minimo, una cicatrice sfiorata quasi distrattamente, per far riaffiorare un’esperienza che il corpo ha custodito nel tempo in modo più tenace della memoria cosciente. È una scelta narrativa molto efficace, perché Stallo lavora subito su un’idea precisa: il trauma non è qualcosa che si archivia davvero. Può sedimentare, cambiare forma o tacere per anni, ma non necessariamente scomparire. Alcune esperienze smettono di abitare il pensiero in modo costante, ma restano inscritte altrove, in una memoria fisica che non sempre decide di restare silenziosa.
Il romanzo si muove dentro il ricordo di un’interruzione di gravidanza e del percorso ospedaliero che l’accompagna, ma la cosa interessante è che Stallo evita di confinare tutto in una dimensione esclusivamente privata o intimista.
Quello che prende forma non è solo il racconto di un dolore individuale, ma qualcosa di più ampio, perchè Stallo mostra con grande lucidità quanto possa essere profonda la distanza tra un diritto formalmente riconosciuto e l’esperienza concreta di chi quel diritto dovrebbe poterlo vivere. Lo fa senza trasformare il romanzo in una tesi, lasciando che siano le situazioni a parlare, le attese, la burocrazia e certi atteggiamenti, quella sensazione costante che il dolore debba comunque adattarsi ai tempi di una macchina che continua a procedere. Ed è proprio qui che “Mezzanotte meno un quarto” apre una riflessione ancora molto attuale, avere un diritto non significa sempre sentirsi davvero tutelate.
Il romanzo restituisce bene anche il senso di solitudine che attraversa un’esperienza del genere. Non solo quella emotiva, che sarebbe quasi inevitabile, ma quella più sottile che nasce quando, nel momento in cui ci si aspetterebbe accoglienza e tutela, ci si scontra invece con distanza, rigidità e una gestione inevitabilmente impersonale del dolore. Ed è proprio questa dimensione, così ben raccontata, a rendere ancora più amara l’esperienza della protagonista.
E poi, il corpo femminile come luogo politico è espresso con maestria, la Stallo lo racconta senza mai spostarsi sul piano teorico, il corpo non è solo il luogo del trauma, ma lo spazio su cui continuano a gravare giudizi, aspettative e dinamiche di potere, è da qui che la storia supera la dimensione individuale.
Daniela Stallo dimostra una notevole capacità di tenere insieme intensità e controllo, qualità che attraversa l’intero romanzo. La sua scrittura resta sempre precisa e misurata, senza mai cedere all’enfasi, nemmeno quando attraversa i momenti più dolorosi. Non cerca la commozione facile e proprio per questo riesce a colpire con maggiore forza, lasciando che sia il peso stesso delle situazioni a parlare.
Mezzanotte meno un quarto è romanzo breve ma denso, scritto con misura e intelligenza, che riesce a lasciare nel lettore riflessioni destinate ad accompagnarlo anche dopo l’ultima pagina. Una lettura che consiglio.

Titolo: Mezzanotte meno un quarto
Autrice: Daniela Stallo
Prezzo copertina: € 15,00
Editore: ‎ Coda di volpe
Collana: Amaranto
Pubblicazione: 29/01/2026
Pagine: 120
Prezzo: 15,00 Euro
ISBN: 9791282028066
Distributore: Libro Co. Italia

Citazioni tratte da: Mezzanotte meno un quarto di Daniela Stallo

Credo che, dopo certe vicende, le cose non siano più uguali. Non è di sicuro un pensiero originale, eppure mi va di ripetere che esiste un limite, una cortina che tirata giù o su, come si crede meglio, spalanchi un altro divenire, sia una svolta.  Come l’evento diventi esso stesso il limite che divide un prima dal dopo, e Il dopo non necessariamente deve essere peggiore, doloroso, solo diverso. È la cortina, l’abbassamento e l’innalzamento del muro, della diga, il fatto importante. (pag 54/55)

I progetti si modificano e le storie decidono da sole quanto chiudersi. (pag 107)

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

Share

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.