La maestà delle montagne, così vicine al cielo. Roccia, ghiaccio, distese prative, boschi: materia e, al tempo stesso, spirito. Tangibilità e simbolo, afflato.
L’Engadina è un luogo privilegiato per bellezza. Scrigno di meraviglie naturali senza pari, crocevia culturale non a caso scelto, come la Bregaglia tutta e la Valchiavenna, da artisti, scrittori, intellettuali, vedi Alberto Giacometti, Friedrich Nietzsche, Willy Varlin, Rainer Maria Rilke e Giovanni Segantini, l’apolide di genio (anche il Filosofo, che amava Sils-Maria, il fascinoso villaggio dove soggiornò sovente, finì senza nazionalità).
Tante opere del pittore nativo di Arco (allora sotto l’impero asburgico), che aveva infine scelto, dopo la formazione milanese e il soggiorno nella felix Brianza, l’Engadina quale patria d’elezione, sono conservate nell’omonimo museo di St. Moritz, ma ve ne sono anche, di preziosissime, alla GAM di Milano.
Una magnifica mostra è stata di recente dedicata al formidabile pittore dalla città di Bassano del Grappa. In tale esposizione, splendidamente allestita, si sono potute vedere innumerevoli lavori, mai passati prima per l’Italia.
Ben venga, a celebrare la potenza ispirativa di Segantini, le sue ineffabili suggestioni, la mostra che ha ideato la fotografa milanese Margherita Lazzati, peraltro legatissima alla terra engadinese, suo buen retiro nonché fonte di superbe immagini, che con delicatezza sanno esaltare quello speciale genius loci, la bucolicità senza retorica, l’ossimoro del vento con il sole, le nevi e i fiori, i pascoli, la Natura che pare spegnersi e accendersi con altrettanto rinnovato stupore, il sentimento dei giorni.
L’idea, geniale, è stata quella di accostare a famose scene segantiniane l’analogo fotografico (in grandi dimensioni e secondo un libero gioco interpretativo), costellando di immagini un percorso all’aperto, nel bosco. Una sorta di tableaux vivants da gustare passo dopo passo, in un’atmosfera immersiva, lenta, calma e colma, profonda.
10 cartoline dall’Engadina sulle orme di Segantini è il riuscitissimo esito (mediatrice, nell’organizzazione, la Waldgalerie de La Punt Chamues (CH), con la curatela della Galleria l’Affiche di Milano. Info tel. +41 818542477 e +39 0286450124, sito Internet www.affiche.it). Così, per esempio, la Vacca bruna all’abbeveratoio del 1892 si specchia nello scatto ricostruito con pazienza, ma senza artificio, dalla fotografa.
La mostra, inaugurata a giugno, sarà sempre aperta sino a ottobre, coprendo per intero la stagione estiva e giungendo sino a quel momento di dolce trapasso che è l’autunno, maturità dell’anno, parafrasando in libertà un celebre cantautore.
Scrive Cecilia Bianchini: “Margherita Lazzati, come sempre, ha scritto, ha dipinto, ha raccontato, ha creato ritmi con la sua piccola Leica: al centro della sua attenzione, più che una ricerca estetica o un’urgenza tecnica, è sempre il senso di una realtà, quotidiana e assoluta, alla quale si avvicina con timidezza, stupore, determinazione, ma anche con una lucidità quasi chirurgica.”
E con un senso di massimo rispetto aggiungiamo. Una reinterpretazione personale e, nel contempo, altamente filologica. Sensibilità + sensibilità insieme. Un viaggio in empatia che travalica le barriere del tempo e degli strumenti usati: là pennello e colori, qui e ora lente fotografica.
Brune Alpine, Quattro stagioni, Hoflanden Samedan, San Peter (spettacolare e commovente la chiesa che, sul poggio, si staglia fra prati e rocce, il cielo a incombere e l’immaginazione di altri orizzonti), Ritratti in falegnameria, Torre Maloja, Composit (un sorprendente mosaico nelle cui tessere perdersi…), Ritorno al pollaio, Via Segantini, Val Fex (dagli accenti quasi metafisici, ricordando anche il Longoni). Non, ribadiamo, una mera operazione di ricopiatura, non una mimesi, bensì un itinerario sulle tracce dell’immenso e sventurato pittore, che su quelle amate montagne, precisamente sullo Schafberg, sopra Pontresina, morì a poco più di quarantuno anni per un attacco di peritonite, privando l’umanità di chissà quanti e quali altri capolavori.
Non è affatto infrequente che ad accompagnare i visitatori nel sentiero di scoperta delle 10 cartoline, generoso tributo d’amore verso l’Engadina e Segantini, sia la stessa Margherita Lazzati: con la sua umiltà e forza, il dinamismo psicologico e culturale che da sempre la contraddistingue, l’originalità delle intuizioni.
Chi ha la ventura di passare per l’Engadina se ne innamora perdutamente, è inevitabile. Similmente si è catturati dalle fotografie di Margherita Lazzati. Un binomio perfetto, semplice, affascinante.
Alberto Figliolia
