Intervista a Paolo Grugni


A cura di Lucia Cucciolotti

UN VIAGGIO NEL MONDO DI PAOLO GRUGNI
Ciao Paolo grazie per il tempo e la disponibilità che concedi ai lettori di Liberolibro. Raccontaci come nasce Paolo Grugni scrittore
Nasce nel 2002 dopo anni in cui pensavo di dover e voler scrivere un romanzo, ma non credevo di essere in grado. Poi mi sono chiuso in casa un anno e ho realizzato “Let it be”. Ma tutto è scaturito dall’urgenza di raccontare la società italiana e i suoi gravi, probabilmente incurabili, mali.

Nella tua veste di portavoce dei mali incurabili della società, oltre la denuncia degli stessi, quali rimedi possibili suggerisci?
Non ci sono rimedi per i mali del mondo, inutile illudersi. Posso però dire come mi ci oppongo io: scrivendo e denunciando. Ma anche leggendo quelli che come me lo fanno.

Quindi Let it be è il tuo primo lavoro e molto apprezzato dal pubblico visto le ripetute ristampe: nel 2004 la prima uscita con Mondadori, nel 2007 con Alacran e nel 2008 con Jackson Libri. La più recente che ancora scotta del caldo sole di luglio 2009 nella versione giallo Mondadori. Interessanti le copertine, 4 come i 4 cantanti dei Beatles. Raccontaci qualcosa in più di questa tua prima creatura!
Nonostante l’aspetto da giallo tradizionale, è molto altro. E’ un romanzo su come le parole ingannano, nella vita come nell’intreccio di un thriller. Non a caso, il protagonista è un semiologo.

Passiamo a Mondoserpente, ventimila copie vendute. Il secondo lavoro: quali difficoltà e invece quali vantaggi si incontrano nel lavorare ad un secondo libro dopo la buona riuscita del primogenito?
Il vantaggio è quello di aver creato una base di lettori che ti seguono. La difficoltà è venuta dal fatto che non ho voluto ripetermi. Con “mondoserpente” ho creato un libro spiazzante, il che è di solito poco gradito sia agli editori che ai lettori, ma la cosa non è stata e non sarà mai una mia preoccupazione. Come dimostrano i romanzi successivi.

Perché hai scelto questo particolare titolo, Mondoserpente? Cosa riassume?
Si capisce dalla copertina. Il circolo chiuso nel quale noi ci dibattiamo inutilmente. La ciclicità, la serialità, l’illusione di poter evadere da un mondo preordinato.

Leggendo Aiutami, il terzo romanzo, entriamo e sentiamo in prima persona tutto il tuo amore per gli animali e la graffiante denuncia alle violenze che l’uomo perpetua nei loro confronti. In che modo vivi giorno per giorno -come dimostra la continua opera di sensibilizzazione attraverso i canali mediatici– il tuo tempo in Aiuto agli animali?
Ogni giorno lo vivo con sofferenza, mi basta pensare che ogni giorno solo in Italia vengono ammazzati due milioni di animali, che considero, uno per uno, dei miei amici. Ma non mollo mai, ogni giorno faccio qualcosa per loro o muovo gli altri a fare qualcosa per loro.

Raccontaci il tuo amore per gli animali
Nasce da un’empatia da sin da piccolo ha avuto con loro. Empatia che non ho ancora trovato con gli esseri umani. E uno dei motivi è che gli umani sono la vera causa di tutte le loro sofferenze. A cominciare dal fatto che la gente dice di amarli mentre mangia un panino al prosciutto. E senza sentirsi tutto il ridicolo di questa affermazione.

Anche se è una goccia nel mare ma comunque un primo importante passo, quanto conta la presa di coscienza del lettore alla richiesta di Aiuto da parte degli animali?
E’ fondamentale. Il romanzo è stato scritto per coloro che sentono di amare gli animali ma non fanno nulla per loro. Dev’essere un stimolo ad agire.

Raccontaci qualche episodio particolare e quanti amici a 4 zampe condividono il tuo stesso tetto!
Con me vive una coniglietta ariete di nome Ciccina. La sera, quando sto per andare a letto, le dico se andiamo a nanna. Lei mi guarda, poi parte e va sul letto ad aspettarmi. Più particolare di così!

All’interno della tua produzione qual è il libro a cui tieni di più
Da un punto di vista affettivo, “Let it be”. Sotto l’aspetto letterario, “mondoserpente”. Per l’impegno a difesa dei diritti dagli animali, vado orgoglioso di “Aiutami”.

Attualmente  a cosa stai lavorando?
Al mio quinto romanzo, “Il chirurgo rosso”, ambientato a cavallo tra il 1976 e il 1977. E’ la storia di un covo di terroristi neri nella rossa Emilia, ma allo stesso tempo ricostruisce uno dei periodi più bui della storia d’Italia. Credo uscirà verso la fine del 2011.

I tuoi progetti per il futuro?
A febbraio uscirà invece il mio quarto romanzo, “Italian Sharia” (Perdisa). Un storia ispirata all’omicidio della ragazzina pachistana Hina, uccisa perché non ritenuta una buona musulmana. Per cui un romanzo in difesa dei diritti delle donne e delle violenze che subiscono in nome della religione. Al tempo stesso è però uno spaccato di come viene vissuto e gestito il problema dell’immigrazione in Italia sia da parte dei singoli che da parte delle autorità.

Nel  Mondo di Paolo Grugni quale significato riveste la letteratura?
Cito una frase di Budd Schulberg, Oscar nel 1955 per la sceneggiatura di “Fronte del porto”: “Uno scrittore è un testimone che deve saper denunciare i guasti del potere”. Riassume perfettamente il mio pensiero.

Grazie Paolo, Un Augurio speciale a Te e ai tuoi Amici a 4 zampe
E a ri-leggerci presto!

Lucia Cucciolotti

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