Alawiya Sobh – Il suo nome è passione 1


«Non so perché ho dimenticato così tante cose e perché la mia memoria, così come il mio corpo, non siano più vitali. Ora, a questa età, ho la sensazione che ciascuno di noi entri nel mondo con una memoria bianca, per uscirne nella stessa condizione, e sempre trasportato sul palmo di una mano. Ed è fortunato se questa memoria viene deposta nelle mani di uno scrittore che la conserva e la protegge affinché non scompaia, non si dissolva nel nulla e non vada incontro allo stesso destino del suo corpo e delle sue ossa. E tu, anche tu hai iniziato a dimenticare tutto?»

E’ triste ancor oggi dover affrontare l’eterna questione della condizione femminile nel mondo, ci immerge in un sottosviluppo e ignoranza incredibile.
Nonostante la civiltà e il progresso, nonostante che la donna è sposa e madre, colei che assicura e garantisce la continuità della vita, è il simbolo della fertilità, nonostante l’uomo abbia quasi conquistato lo spazio, non ha imparato ad amare e rispettare la donna e questo è profondamente infelice.
Alawiya Sobh né Il suo nome è passione (Mondadori), affronta velatamente i problemi riguardanti la donna nel mondo arabo, la “poligamia”, il “ripudio”, e, il “velo”, vissuto attraverso un gruppo di donne amiche che vivono e crescono in un villaggio per poi in età adulta ritrovarsi a Beirut, dove ognuna avrà trovato la propria strada.
Ma questo non è l’argomento principale del romanzo, perché è la passione, l’amore, l’argomento principe, che l’autrice affranta con grande maestria.
Nahla, ha bisogno di lasciare memoria della sua storia, affinché la passione che ha vissuto sulla sua pelle non sia dimenticata. Una forma fobica quella di Nahla che penetra la scrittrice che ne raccoglie memoria fin quasi all’ossessione, ossessione che con le miriadi ripetizioni che troviamo nella narrazione, portano a destabilizzare il lettore spesso annoiandolo, ma solo alla fine l’autrice svela l’arcano della necessità di ricordare ogni minimo particolare della storia di Nahla come donna. Donna che si scopre pian piano nel corpo, nelle forme: «Ogni volta che mi metto nuda per osservare la mia vagina, la vedo come fonte di maternità ma anche come sorgente di passione, di luce, di calore. Dicono che il cuore pulsa, ma non pulsa forse anche la vostra vulva? Se la pensi non solo come un luogo di fatica e sofferenza, il luogo dove si vivono la violenza e lo stress del parto, ma anche come la sorgente dell’amore, allora vedi che lì nasce la sensualità, la felicità. E’ l’alfabeto del corpo. E ogni spasimo dell’anima si fonde con i suoi spasmi. La vulva è un luogo che ti presta attenzione, che ti ascolta, che ti parla. Soffre e ti fa soffrire, sa rifiutare ma anche accogliere, si prosciuga o zampilla. A volte hai la sensazione di essere tutt’una con essa»; donna che con il passare degli anni impara ad accettarsi con tutte le sue trasformazioni e i difetti che il tempo comporta.
Nahla che rifiuta il velo, che si impone alla madre per continuare a studiare, Nahla che scrive poesie, poesie erotiche che sono vergogna di un fratello autoritario che la considera motivo di imbarazzo e per questo la picchia, Nahla che si innamora, ma che non può sposare il suo amore perché di un’altra religione e perché per lei c’è già uno sposo più anziano e più ricco. Ma con Nahla ci sono altre donne, amiche, madri, sorelle che soffrono, che godono in base a ciò che la vita offre loro.
Nahla è la sua più grande passione che maturerà nel tempo come il suo corpo e che sarà l’unico amore della sua vita, perche: ”in fondo al cuore, sa che il vero incontro avviene con un’unica persona”.

Titolo: Il suo nome è passione
Autore: Alawiya Sobh
Traduttore: Colombo V.
Editore: Mondadori
Collana: Scrittori italiani e stranieri
Prezzo: € 19.50
Data di Pubblicazione: Agosto 2011
ISBN: 8804607106
ISBN-13: 9788804607106
Pagine: 271
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

Alawiya Sobh è una scrittrice impegnata sul fronte della difesa della donna, è nata a Beirut nel 1955 e ha studiato letteratura araba e inglese all’Università Nazionale del Libano. Tra il 1980 e il 2005 ha collaborato con i principali quotidiani e riviste del suo paese, e con la radio nazionale. Spesso invitata a conferenze internazionali sul tema della donna, nel 1986 è diventata direttrice del magazine femminile arabo più letto a quei tempi, “al-Hasnaa”, e nel 1990 ha fondato “Snob”, un incrocio tra “Vogue” e “Vanity Fair” che è oggi il magazine femminile più diffuso nel mondo arabo, e che tuttora la Sobh dirige. Ha al suo attivo tre romanzi, uno dei quali (Mariam delle storie, 2002) è stato tradotto in Francia da Gallimard e in Germania da Suhrkamp.

Katia Ciarrocchi


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Un commento su “Alawiya Sobh – Il suo nome è passione

  • Bossio Giovambattista

    Come ogni volta, succede che all’inizio non riesci a sintonizzarti con la storia che stai leggendo. Poi ci entri dentro, e quasi ne fai parte. Ed è allora che scopri che vale la pena di leggerla, perchè forse imparerai qualcosa di nuovo sul mondo e su di te. E’ la storia di un gruppo di amiche arabe, nate negli anni 50, che si svolge nel Libano perennemente in guerra, tra gli anni 70 ed i nostri giorni, in cui una di loro, Nahla, poetessa, incarica una scrittrice (l’autrice) di scrivere la sua storia.
    Cosi attraverso le loro vicende personali, intime, e soprattutto attraverso la storia di Nahla e del suo amore sconfinato, e contrastato per il professore Hani, abbiamo la possibilità di seguire e in certo senso condividere, la consapevole tenerezza con cui quella donna considera il suo corpo e le sue inevitabili modificazioni attraverso gli anni. Il corpo femminile quindi protagonista della storia, che nel contempo è la storia dei tentativi della sua i valorizzazione ed del suo apprezzamento perchè esso è la sede del nostro essere, della nostra anima, e della nostra possibile felicità; perchè “il suo nome è passione”; per cui merita tutta la nostra cura ed attenzione. Forse solo dalle donne arabe ci poteva venire questo invito. E’ un discorso di donne per le donne, gli uomini restano sullo sfondo e non ci fanno, comunque una bella figura. Lo consiglierei a tutte le donne.