Adriano Marenco – Fine capitale mai

In Fine capitale mai (Nulla Die Edizioni), Adriano Marenco immagina una società nella quale la ricchezza permette di prolungare la vita fino a rendere la morte un limite apparentemente negoziabile. Nelle Case Alte, centenari privilegiati dedicano ogni risorsa alla propria sopravvivenza, mentre nei territori della Neve e della Sabbia un’umanità impoverita viene sfruttata e trattata come una specie inferiore. Da questa separazione nasce una distopia grottesca nella quale la difesa del privilegio finisce per compromettere le possibilità di futuro.
Una morte nelle Case Alte apre il romanzo secondo i meccanismi del giallo, invitando a interpretare dettagli e seguire tracce, ma l’indagine perde progressivamente centralità mentre emerge il funzionamento della società. Ho trovato efficace questo spostamento verso la dimensione politica, anche se lo sviluppo investigativo risulta spesso troppo rapido rispetto alle aspettative iniziali. Le piste vengono in gran parte riprese e ricondotte al disegno complessivo, ma le loro conclusioni hanno soprattutto un valore simbolico, mentre resta in secondo piano quel percorso di scoperta e verifica che costituisce una delle principali attrattive del giallo.
La divisione fra Neve, Sabbia e Case Alte sostiene invece con forza la costruzione del libro, perché la posizione sociale determina quali corpi meritino di essere curati e quali possano essere sacrificati. Particolarmente inquietante è il lavoro degli entomologi che studiano gli Striscianti, esseri umani osservati e classificati come esemplari di una specie inferiore. Attraverso questo sguardo, la disumanizzazione assume l’apparenza di un’indagine scientifica, trasformando una gerarchia imposta dal potere in una differenza apparentemente naturale.
La guerra fra Neve e Sabbia è uno dei passaggi più convincenti del romanzo, perché mostra come gli abitanti di due territori accomunati dalla miseria possano essere spinti a combattersi dalla promessa di migliorare la propria condizione, mentre chi governa dalle Case Alte rimane al riparo. La speranza diventa uno strumento di dominio, alimentando un conflitto fra gli esclusi che protegge proprio chi li mantiene nella povertà.
La scrittura procede attraverso capitoli brevi, dialoghi serrati e rapidi cambi di registro, con una forte componente teatrale che emerge soprattutto nelle voci dei personaggi. Nei passaggi migliori, il grottesco avvicina il riso al disgusto, mostrando quanto il comportamento dei privilegiati sia ridicolo anche nelle sue conseguenze più violente. Altrove, però, alcune battute si prolungano oltre la propria efficacia e le spiegazioni ribadiscono ciò che le immagini avevano già comunicato, indebolendo proprio quella forza satirica che il romanzo riesce a esprimere quando si affida alle situazioni.
Il Bardo rappresenta bene questa ambivalenza, la sua denuncia del potere scivola spesso nel complottismo, rendendolo una voce della quale non ci si può fidare del tutto. È una scelta interessante, perché suggerisce come opporsi al potere non significhi necessariamente comprenderlo e impedisce di identificare automaticamente il dissenso con la lucidità. Quando però le sue tirate si prolungano, il gioco verbale finisce per prevalere sulla complessità del personaggio, rallentando il racconto.
La brevità del romanzo rende evidente lo squilibrio fra la ricchezza delle intuizioni e lo spazio dedicato al loro sviluppo. I personaggi rimangono spesso figure emblematiche, una scelta coerente con la natura allegorica della satira, ma non sempre sufficiente a dare consistenza alle vicende che li coinvolgono. La costruzione del mondo narrativo risulta così più convincente dell’intreccio, che procede rapidamente da una situazione all’altra senza lasciare sempre il tempo di coglierne tutte le implicazioni.
Marenco dà il meglio quando lascia parlare il mondo che ha costruito, mostrando come il desiderio di durare possa consumare le condizioni stesse della vita. È soprattutto nella capacità di rendere visibili le contraddizioni del potere, senza rinunciare all’ironia e alla deformazione grottesca, che il romanzo trova la propria forza e supera i limiti della sua costruzione narrativa. La gramigna nei giardini delle Case Alte rimane, per me, l’immagine più nitida di questa contraddizione, il risultato concreto di una longevità che non ha saputo diventare futuro.

Titolo: Fine capitale mai
Autore: Adriano Marenco
Prezzo copertina: € 17,00
Editore: Nulla Die
Collana: IlPunto
Data di Pubblicazione: 24 luglio 2025
EAN: 9788869156717
ISBN: 8869156710
Pagine: 140

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

Share

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.