Malviventi, mal-viventi, mal di vivere.
I malviventi di Francesco De Carlo, pubblicato da Rizzoli nel 2026, è arrivato tra le mie mani grazie a mio figlio, che me lo ha regalato dopo essere andato ad assistere a uno spettacolo dell’autore. Conoscevo De Carlo soprattutto come comico e stand up comedian e proprio questa provenienza, così distante almeno in apparenza dalla narrativa, ha accompagnato le prime pagine con una certa curiosità, perché volevo capire che cosa sarebbe accaduto alla sua comicità una volta affidata non al tempo immediato della battuta, ma allo spazio più ampio di un romanzo.
La risposta è arrivata attraverso una storia che si lascia leggere con una facilità quasi disarmante e che, pagina dopo pagina, porta molto più lontano di quanto il suo tono iniziale lasci immaginare. I malviventi attraversa il crime, il grottesco e la commedia senza appartenere completamente a nessuno di questi territori, trovando proprio nella contaminazione tra registri diversi la sua voce più riconoscibile.
Il centro di tutto è Vito, quarantenne del Portuense che il quartiere ha sempre considerato lo scemo, un uomo goffo, ingenuo e incapace di riconoscere fino in fondo la crudeltà di chi gli sta intorno. Vito è stato deriso, umiliato e usato così a lungo che persino il bullismo sembra essere diventato per lui una forma possibile di relazione, tanto da continuare a considerare quasi un amico Sgarro, uno degli uomini che maggiormente lo tormentano. Un’operazione agli occhi e soprattutto l’incontro con Carolina finiranno però per cambiare la sua vita.
La trasformazione di Vito comincia proprio dalla vista e la scelta non sembra casuale. Per anni ha guardato il mondo attraverso lenti spesse, mentre gli altri hanno visto in lui soltanto lo scemo del quartiere, fino a far coincidere quella definizione con la sua intera persona. L’operazione agli occhi modifica il suo aspetto, ma incrina anche un’identità che sembrava stabilita una volta per tutte. Vito comincia a vedere meglio nello stesso momento in cui gli altri sono costretti a guardarlo diversamente, e da quel momento diventa sempre più difficile capire quanto dell’uomo conosciuto fino ad allora appartenesse davvero a lui e quanto, invece, al ruolo che gli era stato assegnato.
Poi arriva Carolina, apparentemente lontanissima da Vito, figlia di un uomo ricco e potente, è cresciuta in un ambiente in cui non manca nulla, almeno secondo i parametri con cui siamo abituati a misurare una vita riuscita. Eppure, Carolina vive male quanto Vito, anche se il suo disagio è più facile da nascondere. La morte del fratello grava ancora su di lei e sulla sua famiglia, mostrando quanto il privilegio possa proteggere dalle difficoltà materiali, ma non dal dolore né dall’infelicità.
Proprio qui il titolo rivela la sua ambiguità più interessante, poiché i malviventi sono certamente coloro che infrangono la legge, ma sono anche, letteralmente, i mal-viventi, quelli che vivono male, e procedendo nella storia diventa sempre più difficile stabilire chi possa davvero considerarsi estraneo a questa definizione. Il mal di vivere attraversa il romanzo senza assumere sempre la forma della sofferenza evidente, perché talvolta si nasconde dietro il denaro, altre volte dietro la violenza o una reputazione rispettabile, mentre in Vito prende la forma paradossale di un uomo che sembra quasi non possedere gli strumenti per riconoscere pienamente la propria infelicità.
Vito, trascinato dagli eventi e dal desiderio di proteggere Carolina, arriva a oltrepassare un limite che impedisce di considerarlo ancora soltanto una vittima. L’amore può spiegare ciò che lo spinge ad agire, ma non può trasformarsi in un’assoluzione morale, perché amare qualcuno non rende giusto tutto ciò che siamo disposti a fare per lui. De Carlo riesce però a creare un cortocircuito difficile da ignorare, sappiamo che Vito è colpevole e continuiamo a parteggiare per lui, perché l’uomo che arriva a uccidere non cancella quello ingenuo, goffo e innamorato che abbiamo conosciuto. Condanniamo ciò che ha fatto senza riuscire a condannare interamente chi lo ha fatto, e proprio in questa distanza tra l’azione e la persona il confine tra vittima e colpevole perde quella nettezza che vorremmo attribuirgli.
Ho sorriso più volte proprio quando non avrei dovuto, perché De Carlo sa trovare il comico dentro il dramma senza rendere meno serio ciò che sta raccontando. Alcune situazioni mi sono sembrate eccessive e non sempre è facile capire se l’improbabilità appartenga al grottesco cercato da De Carlo o se la trama abbia semplicemente forzato troppo la mano. A tenerla insieme sono soprattutto i personaggi, così ben caratterizzati da rendere credibile anche ciò che accade quando la storia lo è un po’ meno. Vito e Carolina rimangono al centro, ma Sgarro, Benedetto, il sacerdote del quartiere, la giornalista e l’ispettrice hanno ciascuno una presenza precisa, mentre persino il fratello morto di Carolina continua a esistere nel vuoto lasciato nella sua famiglia. Nessuno sembra essere stato inserito soltanto per far avanzare la vicenda e, attraverso di loro, anche il Portuense prende forma come un luogo vissuto, nel quale le persone finiscono per appartenersi persino quando si fanno del male.
Ho divorato I malviventi e mi è piaciuto mentre lo leggevo, ma lasciarlo sedimentare per qualche giorno me lo ha fatto apprezzare ancora di più, quando la corsa della trama ha lasciato spazio a ciò che il romanzo aveva messo in movimento. Il finale aperto, lascia Vito in un punto della sua storia dal quale vorrei vederlo ripartire. Spero che De Carlo abbia intenzione di scrivere un seguito, perché io non sono ancora pronta a lasciare andare questo improbabile malvivente.
Tra il malvivente e il mal-vivente rimane lo spazio incerto di una persona, e forse comprendere qualcuno significa anche rinunciare all’illusione che una sola parola possa contenerlo interamente. Una lettura che consiglio, senza troppe esitazioni.
Titolo: I malviventi
Autore: Francesco De Carlo
Prezzo copertina: € 18,50
Editore: Rizzoli
Data di Pubblicazione: 19 maggio 2026
EAN: 9788817199636
ISBN: 881719963X
Pagine: 336
Citazioni tratte da: I malviventi di Francesco De Carlo
Non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo. (pag 61)
Perchè in questa selva di belve feroci, anche un pollo deve farsi volpe. E da preda diventare predatore. (pag 74)
Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro
