Francesca Bronzetti, una milanese dall’anima siciliana o una siciliana dall’anima milanese? Invero un riuscito e meraviglioso intreccio dei due mondi.
L’autrice del romanzo Di scirocco e scighera. Un cielo al contrario (Leucotea, 2025, pp. 246, euro 19) ha saputo comporre un’opera sospesa fra due realtà geografiche e sociali in apparenza tanto distanti. Una traversata dell’Italia navigando nella latitudine esistenziale, nelle diversità che finiscono per ricomporsi in forza dell’amore e della solidarietà civile.
Una storia di passione che si dipana in quella piccola era che va dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, passando per svariate vicende/vicissitudini storiche, dalla strage di Portella della Ginestra, una sorta di nero punto di svolta, alla ribellione contestataria del Sessantotto e dintorni. Uno spaccato degli interni, quali la famiglia, e degli eventi che compongono e ricreano il tessuto della società. Un libro composito, ricco, nutrito di una feconda nostalgia per i luoghi, che a loro volta ci formano contribuendo a tracciare il nostro essere.
Peraltro Francesca, due lauree e una straordinaria capacità di studio, fra filosofia, antropologia e altre discipline, insegnante per vocazione e innamorata della sua professione, attentissima ai giovani che le sono affidati, è una persona oltremodo piacevole. La sua umiltà è quella di chi ha una ricchezza morale formidabile.
Francesca, raccontati…
Ho visto la luce in quel di Rozzano, il Tredesin de marz (Tredici di marzo, tradizionale festa milanese, N.d.A.) da una finestra, affaccio Naviglio. A pochi mesi mi hanno portata a vivere nel Borg di formagiatt (il Borgo dei formaggiai, N.d.A.) e lì ho trascorso la mia esistenza all’ombra del campanile di San Gottardo al Corso. Le scuole superiori mi hanno vista impegnata con le lingue e durante i giorni in classe spuntavo quelli che mancavano per il ritorno all’estate di libertà a Caltagirone (Calammeri, nel romanzo, n.d.A.).
Che cosa desideri, che cosa sogni?
Per tentativi ed errori sono arrivata ad una vita in equilibrio, seppur precario. Infatti basta anche un leggero soffio di vento a far nascere la curiosità verso nuovi sogni. Quello che più desidero è scoprire cose che non sapevo di desiderare. Per provare sempre nuovo stupore, emozioni…
Una storia d’amore, ma non solo, Di scirocco e scighera è anche un affresco di costume e storia…
La storia d’amore tra Gianluigi e Maria non può essere separata dal contesto sociale; col suo dialetto, le regole del cortile e del carruggio, le vicende storiche che hanno fatto un popolo quello che è. È un po’ come un ricamo, col dritto e rovescio che, però, sono una cosa sola.
La differenza tra scighera e paisana…
Dal punto di vista meteorologico sono lo stesso fenomeno. Per me rappresentano l’espressione di due stati d’animo diversi. La scighera, nella mia realtà cittadina il nebiun, significa l’immobilità alla quale si è costretti dall’avere davanti a sé un muro che paralizza il passo. La paisana a Caltagirone è associata alla muddura (l’umidità) ed è come fluttuare dentro una nuvola che cambia aspetto e allora è tutto e il contrario di tutto e la vita reale viene trasfigurata in un mondo onirico.
Francesca Bronzetti, un cuore “diviso” fra la capitale lombarda e il centro della Sicilia. Non è un caso che l’immagine di copertina sia un fotomontaggio in cui una pianta di fichi d’India dimora in Galleria, quella dove i milanesi, turisti a parte, andavano e vanno a fare quater pass…
Mancava poco all’uscita del libro e non avevo idea di come rappresentare su una copertina due elementi così evanescenti come il vento e la nebbia. Allora l’editore mi ha chiesto di mandargli delle foto che avessero significato iconico. Gliene ho mandata una con dei fichi d’India e lui mi ha subito proposto questa immagine che ha un valore forte. Una Milano che accoglie sotto le volte di uno dei suoi luoghi più conosciuti.
La potenza e rappresentatività del dialetto con le sue incursioni nelle pagine del romanzo…
Il linguaggio è l’anima di un popolo. A volte i dialetti sono talmente caratterizzanti di un luogo da esserne lingua. C’è una bellissima poesia di Ignazio Buttitta che si intitola Lingua e dialettu nella quale si dice chiaro che un popolo diventa povero e servo quando gli si ruba la lingua ereditata dai padri; allora è perso per sempre. Per me i dialetti sono come acquerelli, capaci di colorare il mondo. Nel romanzo ho dato voce al dialetto quando a parlare era il nucleo primitivo di quel gruppo sociale.
Milano e Calammeri sono ben esplicitate…
Milano è la mia quotidianità. Ė il campo base dal quale hanno origine e partono gli impegni e i progetti. Ė la città, all’apparenza fredda e chiusa come la sua gente. Ma non è così. I milanesi sono come le case di ringhiera che erano la vecchia Milano. Bisogna aprire il portone per trovarsi nei cortili, coi ballatoi e le ringhiere che pulsano del calore e della vita di persone, pieni di botteghe di artigiani coi loro rumori e il loro fischiettio. Certo, oggi non è più proprio così. Lo sappiamo, le botteghe non esistono più, ora ci sono i loft, cantine e i solai trasformati anche loro in speculazione edilizia. E anche il vicinato è stato sostituito dagli affitti brevi o dagli studenti universitari. In ogni caso la casa di ringhiera rimane un bel modo di vivere e Milan l’è semper un gran Milan.
Calammeri è già nel nome un luogo mitologico. Caltagirone ha come radice qal’at che significa castello, fortezza. A questa radice così potente ho legato meri, che significa miele. Caltagirone per i calatini è un luogo vero, diventa Calammeri, dove realtà e finzione sfumano l’una nell’altra.
Primo Maggio 1947, strage di Portella della Ginestra, un ricordo e una rievocazione che nel tuo romanzo sono qualcosa di più…
Sì, Portella della Ginestra è il nucleo primordiale del romanzo. Come fosse la sillaba om che riecheggia tutto l’universo, del grido dei diseredati del mondo. Ai miei personaggi ho dato il compito di tentare il riscatto.
E l’impegno politico che allora si esprimeva nel concetto di lotta, scontro di classe… Che cosa è rimasto di quegli ardori giovanili, di quell’ansia di cambiamento?
Scontro, lotta di classe sono concetti che dopo Gramsci hanno perso di significato. Non esiste neanche più la grammatica per esprimerli. Nel mio caso ho sempre avuto un forte senso di giustizia, probabilmente perché si respirava in casa. Ma non sono mai andata a una manifestazione, come invece faceva mio padre, in prima linea. Anche se il desiderio di cambiamento e la rabbia contro le ingiustizie, queste mi accompagnano sempre, a ogni passo.
Cosa c’è di te in Maria o viceversa?
Maria e Francesca non si possono separare. Un giorno ho iniziato a mettere nel barattolo della memoria persone conosciute, racconti di vite, luoghi, desideri e cunti che ho ascoltato in un’intera vita. Poi ho agitato ben bene. Di scirocco e scighera è lo scorrere di molte primavere condensato in un’unica storia della quale Maria e Francesca sono un’unica protagonista.
Una domanda provocatoria: Maria nel prosieguo della sua vita si è imborghesita, si è adagiata sugli allori della sicurezza socio-economica?
Maria non potrebbe farlo perché la foto di suo padre è sempre sul comò e la sua mente non potrebbe essere ingabbiata. La stabilità borghese non era un obiettivo di Maria che, anzi, ha lottato contro i suoi stessi sentimenti per Gianluigi. Ma la pianta dell’amore cresce anche tra le fessure delle pietre. Ė un sentimento irrefrenabile…
Come il fratello della sua cara amica Monica, lotterà per la giustizia nelle aule di tribunale, lei lo farà con le idee nelle aule di scuola e con le parole scritte nei racconti.
Francesca, non sei solo una narratrice, ma spazi anche per la poesia e altri cieli…
Che dire… Quando guardo il cielo è filosofia. L’antropologia aiuta a capire che i pensieri e i costumi degli scheletri di un tempo hanno costruito la società odierna. E la poesia… non si può spiegare… Ė come una tela sulla quale il pittore tratteggia, carezza o schizza il colore. Così con le emozioni. La poesia le urla sulla pagina o le sussurra… E qui, già la parola tende al pensiero filosofico. E un poeta non può non essere filosofo.
Alberto Figliolia
Titolo: Di scirocco e scighera. Un cielo al contrario
Autore: Francesca Bronzetti
Prezzo copertina: € 20,00
Editore: Leucotea
Data di Pubblicazione: 8 aprile 2025
EAN: 9791281904156
ISBN: 1281904155
Pagine: 246
