Recensione: Marie Ndiaye – La strega

La strega di Marie NDiaye (Prehistorica Editore, traduzione di Antonella Conti) è un romanzo originariamente pubblicato in Francia nel 1996 e recentemente riscoperto in Italia. L’autrice, una delle voci più raffinate ed enigmatiche della letteratura contemporanea francese, mescola qui realismo magico e critica sociale, creando un racconto sospeso fra inquietudine e quotidianità.
La protagonista e voce narrante, Lucie, vive in una cittadina di provincia con il marito Pierrot e le gemelle dodicenni, Maud e Lise. Apparentemente, la sua è una vita normale, ordinaria, ma Lucie appartiene a una stirpe di streghe: il potere magico scorre nel sangue delle donne della sua famiglia. Il problema è che Lucie ha poteri deboli, frammentari, e si sente costantemente inadeguata.
Le gemelle, invece, sono diverse, durante il loro rito d’iniziazione, legato all’ingresso nella pubertà, versano lacrime di sangue, segno di una magia potente e misteriosa, da lì in poi, il divario fra madre e figlie cresce. Maud e Lise mostrano capacità inquietanti e durante un viaggio in treno si trasformano in corvi e poi tornano bambine, come se nulla fosse. Si allontanano sempre più dalla madre, sia fisicamente che emotivamente, fino ad abbandonarla letteralmente in forma di corvi. È un gesto che sembra sancire una separazione irreversibile.
Attorno a loro ruotano altri personaggi segnati dal perturbante, la madre di Lucie, più potente e spietata, capace persino di trasformare l’ex marito in una lumaca; una vicina invadente, il marito Pierrot, inaffidabile e traditore, una zia la cui gravidanza viene interrotta misteriosamente, con il sospetto dell’intervento magico delle gemelle.
La narrazione non è mai spettacolo, ma un’incrinatura del reale, un’inquietudine che serpeggia sotto la superficie della vita borghese e conformista.
Nel romanzo la magia non va intesa come semplice gioco di incantesimi, è piuttosto un simbolo, un modo per raccontare la diversità e il potere che attraversano le donne di questa famiglia di streghe. Una discendenza femminile “altra”, capace di mettere in discussione i ruoli sociali tradizionali, ma senza trasformarsi necessariamente in una forza positiva o liberatrice.
Le lacrime di sangue versate dalle gemelle richiamano l’arrivo della pubertà e il passaggio all’età adulta: un momento che lega il corpo al potere, la fragilità alla trasformazione. È una forza che nasce nel dolore e lo attraversa.
La loro metamorfosi in corvi, a sua volta, si presta a più letture: da una parte è il segno della loro libertà, del desiderio di volare via; dall’altra rappresenta il distacco doloroso dalla madre, rimasta a terra, incapace di seguirle e imprigionata nella propria passività.
E poi c’è il padre, ridotto a lumaca dalla madre di Lucie: un’immagine volutamente grottesca che ridicolizza una certa maschilità borghese, ferma, inerte, svuotata di peso simbolico. Con queste trovate surreali NDiaye non cerca lo spettacolo, ma mette a nudo i rapporti di potere nascosti sotto la superficie del quotidiano.
Devo ammettere, Lucie è difficile da amare, non è una madre guerriera né una donna ribelle, è accomodante, remissiva, spesso subisce invece di vivere. Questa passività è frustrante forse avrei voluto un personaggio “forte” …, ma mi rendo conto che è anche la chiave psicologica del romanzo, Lucie rappresenta la fragilità femminile interiorizzata, il peso di una genealogia che non ha scelto e che non riesce a padroneggiare.
Sono convinta che NDiaye non cerca consolazione o immedesimazione, ma ci mette di fronte a una protagonista scomoda, che suscita pietà, irritazione, talvolta fastidio, credo sia una scelta narrativa precisa, Lucie è la rappresentazione di chi vive più che agisce, di chi subisce il proprio destino invece di plasmarlo. E il romanzo diventa anche una riflessione sulla condizione femminile e sulla trasmissione del potere e della fragilità di madre in figlia.
Lo stile di NDiaye è immenso, frasi ampie, fredde, eleganti, un tono quasi distaccato, privo di sentimentalismi. Il fantastico non è mai rumoroso, ma insinuante, la quotidianità e l’orrore convivono con naturalezza, la magia non sciocca, ma corrode lentamente.
La strega non è un libro “caloroso”, è un testo che può affascinare o lasciare distanti, ma ho trovato estremamente interessanti le implicazioni simboliche e psicologiche del romanzo: la maternità come perdita, la magia come alterità, il fantastico come critica sociale.
È un libro breve ma stratificato, che richiede di essere letto anche nei suoi silenzi e nelle sue ambiguità. Non consola, ma inquieta e fa riflettere.

Titolo: La strega
Autore: Marie Ndiaye
Prezzo copertina: € 18,00
Editore: Prehistorica Editore
Collana: Ombre lunghe
Traduttore: Conti A.
Data di Pubblicazione: 14 marzo 2025
EAN: 9788831234375
ISBN: 8831234374
Pagine: 200

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

Share

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.